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giovedì 29 dicembre 2011

Thomas Mann: In memoria di Lessing

C'è chi pone domande sul perché si scrive. Chi cerca definizioni ad attività dell'anima come poeta, scrittore, artista. Chi ritiene di dover prendere le distanze dal pensiero e dai sentimenti, che sono sempre l'unico interesse dell'essere vivo. La politica è un problema da sempre, da quando si era al mondo come servi e schiavi  e anche adesso che si è democraticamente liberi. I sindacati non vanno attaccati quando ci alziamo la mattina con qualche rigurgito di risentimento. I sindacati sono momento sublime della storia dell'umanità prima che intervenisse la volontà di rendere interessante il Grande fratello. 
Anche la Germania ha avuto momenti di "bassa considerazione". 
Gli illuministi ritornano dopo essere stati rivoluzionari e fanatici della propaganda a favore della tortura. La patria si fonda sempre sul pensiero di pochi: Herder come Sgarbi, Grillo o Santoro. 
C'è chi spera. Chi prega che non paghi troppe tasse con questo governo provvisorio. C'è perfino chi vuole migrare in Australia o alle Galapagos convinto di mutare e specializzare arti atti al volo.
C'è chi va a letto presto perché domani la sua fabbrica è ancora aperta: "Menomale, coi tempi che corrono!"
Eppure i tempi hanno sempre messo in crisi le coscienze, anche di quegli animi più ispirati: "Illuminati!"
Si ritorna a Dio prima che ci ritorni qualcun altro: magari un "avversario, ma non nemico." La riscoperta di Dio è sempre una novità nella società di tutti i tempi: da San Francesco a Giorgio Bocca, da Saul a Costantino.


Che cos'è dunque, infine, se non è un poeta, o se è più che un poeta? E' ciò che il mondo civile moderno chiama, senza mitologia e sentimentalismo, uno scrittore. Per la prima volta in Germania egli incarna il tipo europeo del grande scrittore, il quale, maestro della parola libera e brillante, reale e surreale, personalità circonfusa d'arte e d'intelligenza, si fa educatore e formatore della propria nazione. E' un artista, sì. Ma nessuna distinzione tra artista e non artista - una distinzione che egli mantiene, tra le categorie del suo tempo, sino al limite della doppiezza e dell'ambiguità - ha mai impedito che l'uomo, in lui, s'impegnasse in azioni umanitarie. Egli ha amato la luce: perciò lo si chiama a ragione illuminista. Egli ha pungolato la stupidità, ha perseguitato la menzogna, ha flagellato il servilismo e la pigrizia spirituale, e ha difeso, con la più austera reverenza, la libertà del pensiero. Ha personalmente ammirato la "gloriosa schiavitù di Federico II, ma ha rifiutato il suo Stato autoritario e ha parlato di "libertà tedesca" in tempi in cui "dappertutto se ne aveva una considerazione molto bassa". Egli ha creduto all'umanità e alla sua futura età virile; lo si chiami pure "volgare ottimismo", se si vuole e si può. Niente, oggigiorno, è più stanco e senile di questa definizione della filosofia romantica, di cui si macchiò il pur rivoluzionario Wagner. Oggi non esiste che un volgare pessimismo, almeno in politica, il quale è il fattore determinante della nostra epoca.

E' bello leggere quante corone la Germania della fine del Settecento accumulò sulla sua bara, la bara di un uomo che non era stato nient'altro che un libero scrittore: ricordare le pubbliche adunanze che s'impegnarono solennemente, in quell'occasione, a conservare la sua eredità spirituale. Una tale adunanza costituisce oggi la più nobile Germania, quella spiritualmente alacre e volenterosa. Di essa fa parte chiunque auspica che un giorno si possano pronunciare sulla sua tomba le parole che Herder rivolse all'immaturamente scomparso: sempre, anche nell'errore, egli aveva cercato di divenire un uomo integro, completo, uno spirito capace di progredire e migliorare.


martedì 27 dicembre 2011

Ritorno alla normalità

E' scorretto aspettare dall'alto che qualcuno ci venga a consolare dal basso offrendoci la sua amicizia. E' facile illudersi di essere giusti quando con le orecchie tappate e gli occhi bendati si sta sopra i monti lontani da un'umanità che si muove nella sua sopportazione perfetta. 
La poesia è morta da quando i commentatori sportivi hanno fatto breccia nel cuore di chi ascoltava canzoni alla radio. Adesso le canzoni si scaricano dai siti che conosce anche Maroni, nella sua veste pubblica di musicista e cantante. La politica è in mano agli amici: c'è da fare un sacco di cose adesso che sul palco c'è posto.
L'invidia resta inganno e malvagità! 
Una volta un uomo che si credeva giusto scoppiò a piangere di fronte alla mamma che non riusciva a darsi pace per aver fatto crescere nella sua casa un essere tanto malvagio: "Che cosa t'ho fatto? Dimmi! Che cosa t'ho fatto di tanto grave?"
"Non mi hai fatto niente, neanche quando ho avuto bisogno!"
C'è chi è stata costretta a fare la serva per avere l'occasione di far sentire la sua voce pulendo la chitarra di un mendicante. 
Nei matrimoni una volta si cantava insieme, stando seduti,  e le chitarre erano a portata di mano: nessuno era costretto a fare i mestieri per mostrarsi nel suo doloroso bisogno represso. Si cantava sull'aia, perché era un piacere collettivo. La politica non era praticata neanche da chi era stato eletto in Comune o in Provincia.
La vita era movimento. Le teorizzazioni vennero dopo con gli Scolastici. Le genti seppellivano i morti nel loro giardino perché non si perdesse la traccia dell'identità. 
Adesso le identità sono false e anonime, quando devono compiere il delittuoso assassinio degli amici. 
L'amicizia non si conta da quante volte si è assistito all'agonia di chi ha creduto di mostrare una qualità. L'amicizia è fiducia e distanza. L'amico sorride quando tutto va bene all'amico. Non cerca il compenso per sé, che immagina sia stato sudato. Il sudore è il compenso, niente di più di questo dà felicità! La felicità è piacere di non essere! 
Sulle sedie le serve cantano la rabbia di non essere ascoltate. Le prostitute hanno cantato quando erano serve. Adesso hanno abdicato a favore delle puttane che non sono ancora sulla strada. Le prostitute sono contente quando una macchina coi fari accesi si avvicina: accade tutto di nascosto, in cui si rischia di persona.
Anche domani sarà mattino, con le abitudini che riprendono alla luce del giorno. Nel petto restano le paure e il  rimpianto di non essere state amiche delle cameriere quando quelle le hanno trattate da amiche, e avvisate.
La verità è dolorosa.
L'invidia resta inganno e malvagità!


domenica 25 dicembre 2011

Notte di Natale a Milano

Una volta la notte aveva un fascino particolare per me che non riuscivo a dormire. Adesso riesco ad addormentarmi e non mi pongo il problema del fascino.
C'è una strana aria di leggerezza questa notte a Milano. E' stato un Natale difficile per i commercianti, così mi è stato riferito. Non so se piangere o rimanere indifferente. L'indifferenza si addice alle cose. Un cuore s'affanna se viene sollecitato da immagini che non sono gradite ai sensi. Sono di altra natura le sollecitazioni della bellezza: sublimano l'esistenza, non si fermano a contemplare i particolari.
Berlusconi come avrà festeggiato il Natale? Con chi? Sarà rimasto da solo in preghiera a contemplare il volto di Cristo? Avrà pianto per i mali dell'umanità? Avrà provato il dolore nella carne per i senza tetto? Per i lebbrosi dell'India? Per chi ha perso il lavoro? Avrà avuto una piccola gioia nell'apprendere che Ruby aspetta un figlio, leggendo la notizia dai giornali dei giorni scorsi? Avrà regalato un piccolo orologio a un amico che l'ha invitato a casa sua? Avrà guardato indietro nella sua vita per correggere gli errori commessi, come tutti gli animi sottomessi a Dio?
E Monti come avrà vissuto il Natale? E' stato sotto lo stesso cielo di Milano. Avrà fatto penitenza anche lui?
Avrà mangiato il panettone con la famiglia? Avrà regalato qualche sorriso in più?
E tutti gli altri come avranno vissuto questa giornata?
Chi avrà fatto qualcosa per il suo vicino? Chi sarà stato più degno coi gesti e non con le parole dell'atmosfera di letizia e di speranza della festa? In che cosa si è più uomini di altri di cui spesso si ride, forse si sorride? Il sorriso è il vero pregio di un uomo?
Le risposte sono degne di animi imbarbariti dai loro pregiudizi.
Lo spirito tace, avendo in mente le immagini del dolore e della gioia, sapendo riconoscere i propri limiti e le mancanze. Ogni altro gesto è ostentazione.
C'è un'attività dell'uomo che è interiore: si chiama cuore, sensibilità, umanità, amore.
La vita è sempre un equilibrio tra cuore e anima. L'anima è la mente presso la Grecia antica.
Il fallimento di Atene e quello annunciato di Roma sono rovina dell'anima del mondo. Berlino e Parigi non sono il cuore dell'umanità: sono il suo imbarbarimento.
Non è ricco chi custodisce beni, lo sa bene Creso di Sardi, ma chi ha reso ricco il suo popolo anche dopo la sua morte.
Non sono tempi di verità, ma di schermaglie televisive. Ho visto ieri sera un comico in televisione, che faceva vomitare, ma chissà quanti animi gentili avranno riso nel guardarlo. E oggi sono andati in chiesa per disintossicarsi. Tutti coloro che hanno riso per le vicende burrascose di Berlusconi anelano a grandi ricchezze: questa condizione è scandalosa.
C'è chi ritiene che desiderare di essere più ricchi sia un pensiero illuminista, di progresso e di civiltà! Si può accettare quest'ipocrisia solo se la ricchezza è desiderata per tutti e si agisca strenuamente per realizzare questa idea di progresso! Se la ricchezza, invece, è chiesta solo per sé l'idea che l'origina è la vigliaccheria! Ma non può contemplare la vigliaccheria chi la pratica, volere la giustizia chi esclude il resto dell'umanità.
Ci sono nuvole nere e bianche, questa notte a Milano. Rimandano all'immagine dell'armonia, dove tutto è rimesso in discussione secondo linee di verifica leggere e soggettive. Dove giusti e e ingiusti si fondono e si scambiano gli auguri. C'è chi regala orologi e chi li tiene per sé, perché li colleziona, li possiede. C'è chi ride e chi soffre, in preghiera. C'è anche chi soffre ridendo. C'è chi deve andare a San Remo e chi dice che non ci andrà. C'è chi vuole andare a fare il bagno a San Remo,chi vuole annegare. Chi è già annegato, chi non annegherà mai!
Non ha nessun fascino la notte, anche se le colpe restano in chi vede negli altri le colpe del suo fallimento. Il fallimento ti appartiene come condizione di un animo che guarda sempre fuori da sé, alla ricerca di un bene che non ti appartiene, di un'idea di creazione che non ti appartiene, di un'idea di mondo che è inganno e interesse.
Sotto queste nuvole è notte per tutti. Il resto è immaginazione o, forse, speranza che arrivi la luce di un altro mattino. 

giovedì 22 dicembre 2011

Meditazioni di Natale, in tempi di crisi e di governi provvisori


A Natale c’è sempre un invito per mondi lontani. Un viaggio in Oriente.
“I Magi arrivano a gennaio!” si inquieta il parroco dall’alto dei cieli.
“Non mi riferivo a un viaggio reale,” apre a stento la bocca, la vecchietta affannata, che pensa stremata ai regali da fare, di marca: “Gogo! C’è! Me lo ha chiesto mio nipote!”
“Non dubito,” soffia tra le nubi il vento che è stato sulla terra un tempo. “Non cambiare discorso! A quale viaggio ti riferivi se non a qualcosa di reale?”
“Se non la smette di perseguitarmi il viaggio lontano lo farò ancora prima di aprire gli occhi all’alba di quel giorno!”
Il vento gela, senza che si scorga traccia della neve.
“Natale è un giorno come un altro!” dice un ragazzo all’altro mentre si tirano addosso il libri di scuola, passando nella strada stretta.
La vecchia si fa il segno della croce, sussurrando, raccomandandosi l’anima al Signore: “Abbi pietà della mia anima. Non sono stato sempre un lume di virtù, posso dirlo apertamente con Te che vieni a far visita al mio cuore. Però Ti ho desiderato più di ogni altra cosa mi sia stata data in dono. Tu eri il mio dono iniziale e finale. Il mio petto ha ansimato per Te, il mio cuore ha pulsato per Te. Tu sei testimone dei miei affanni. I sentimenti sono come fili di lana, scaldano il cuore quando sono saldi e tessuti a creare una coltre. L’amore della terra si dissolve senza l’Amore del cielo.  L’Amore è la negazione del piacere: è celebrazione  dell’eternità. Nel Tuo Amore  si conclude il viaggio! Tu sei porto sicuro per un cuore affannato!” si ferma, dubita. “Forse sono descrizioni un po’ antiche, le parole già usate. E’ solo una parvenza. In realtà sono parole vere, com’è vero il bisogno di Te! Non voglio ricordarti l’assunto di Schopenauer, perché Tu sai tutto, riguardo ai suggerimenti e didascalie sulla conoscenza e sul resto: sull’essere. Il tempo è sempre presente, sia per un’esistenza limitata che per l’ipotesi dell’eternità! Ovviamente sono dimensioni di una stessa condizione di dipendenza! Sulla terra, sai, più che il tempo contano i tempi! L’Essere è in relazione ai tempi più che al tempo. Il Tempo, come sai, è una forma pura del pensiero. Non voglio assillarti, Signore, con queste meditazioni che Tu mi hai insegnato, perché Tu le hai create. Spero di non essermi inventato niente! Perché io credo in Te!” guarda con rabbia i due ragazzini che adesso si insultano e si lanciano contro parolacce. “Frena la mia ira, Signore. Riconosco in queste parole degne di Re David la mia stessa necessità! Scusami se miro a tanto, se mi sento mossa da sentimenti che non si addicono a una semplice personcina come me; che per soddisfare i desideri dei suoi tre nipotini è costretta a girare a piedi tutta Milano, per cercare il negozio giuto! Dio, mi manca l’aria!” si stringe le mani alla gola, guardando quei due ragazzini che sembrano usciti dalla scuola, forse non ci sono neanche andati: “tanto il risultato è lo stesso” pensa tra sé.  “Dammi la forza Signore, fammi crescere nella Tua grazia! Crescere è un modo di rappresentare la vita che si sviluppa. Sono vecchia ma non ancora morta!“ si ferma, con un gesto inquieto, trattiene qualcosa: la rabbia, per una suggestione tutta interiore. Sembra quasi che abbia voluto anticipare un presunto sussurro del parroco, che tace. “Sono stanca Signore, troppo affaticati ho i piedI” dubita, mugugna, trattiene il fiato con un gesto di grande decisione. “L’anno prossimo non posso giurare di essere in grado di fare lo stesso sforzo! L’ho fatto quest’anno, Tu lo sai, per una promessa! Poi, la crisi, i nipotini che piangono, i genitori senza possibilità! Ma l’anno prossimo spero che cambi tutto. Non so se riuscirei a resistere ancora a un’altra crisi, a un’altra manovra economica, ad altri sforzi. Pagano sempre gli stessi! Lo so che anche questa considerazione è conformistica, ma io non ce la faccio sul serio!” alleggerisce il respiro. Guarda nella stradina adesso che i ragazzi non ci sono più. Sospira, guarda sul cellulare per vedere se il suo amico l’ha chiamata. “Non lo ha fatto! Lo farà l’anno prossimo, come ci siamo promessi.”
Dalla finestra giunge il canto antico: “Tu scendi dalla stelle o Re del cielo!”

mercoledì 21 dicembre 2011

Natale: sopra la terra dei padri le cose restano immutate nel tempo, nonostante continuino i cambiamenti inaccettabili, se solo si potesse compiere una scelta.


Guardando la finestra da una casetta di montagna si vede subito che non siamo atti a prendere il treno al volo.
Si potrebbe ammirare la bellezza dei prati abbagliati dalla luce riflessa delle cime dei monti abbagliati dalla luce riflessa delle nubi rischiarate dall’azzurro di Dio!
Tutte le cose a Natale sono di Dio. Anche a Pasqua ogni cosa è di Dio. Ma a Pasqua la montagna non è la stessa d’inverno. Tutti i giorni le cose sono di Dio. Ma le cose non sono le stesse ogni giorno.
“Io non credo a tutta questa favola!” dice con saccenteria chi ha frequentato la scuola senza profitto. “Come si può credere a tutta questa montatura pubblicitaria?”
“Tu non devi credere” replica irritato la voce del parroco dall’alto dei cieli. “Tu devi crescere e pentirti, allora, non ora. Ora devi credere che tu sia più importante di tutte le cose. La scuola crea saccenti, il mondo di Dio darà motivo a tutti per essere amati. Non ora. Non risparmierà amore e umiliazioni.  Impara a leggere e a scrivere, prima, poi potremo sentirci.”
Il ragazzo non risponde, non trova le parole. Ma sa di avere ragione.
I vecchi sanno di avere speranze, facendo lo sforzo di dimenticare le delusioni. Sono impensieriti per il dolore che potrebbe venire ai figli dei figli. “Loro non lo sanno! Lo so io, però!” sbuffa la vecchietta stanca, che ha percorso a piedi tutta Milano per risparmiare qualche euro pur di accontentare tutti e tre i suoi nipotini. Ha temuto finanche di poter morire. “Ma almeno sarei morta contenta!” pensa e gioisce tra sé, sibilando, spalancando la bocca e le mani, che stringono il freddo serale.
C’è sempre quel vecchio compagno di strada che ha borbottato e si è disperato con lei poco prima. Ha il suo numero di cellullare, sono rimasti amici. Non spera certo nell’amore, anche perché il suo amore di una vita intera l’ha lasciata da poco da sola in questo mondo di pazzi. Gli ha dato anche il suo cellulare quel compagno di strada incontrato per casa stasera. Si sentiranno a Natale dell’anno prossimo. E’ una promessa che si sono fatti, dopo che si sono incontrati e perduti.
Nella stradina stretta il canto di Sant’Alfonso continua, adesso che l’ha ripercorsa nel senso contrario: “O bambino mio divino!”.
“Aspetto la tua venuta, Signore. Sono felice che tu sia un bambino!” si fa il segno della croce, l’anziana. 

martedì 20 dicembre 2011

Natale


I miti sono per bambini. La scuola alleva saccenti e maleducati.
Se entrate in ambiti non consueti e provate a salutare qualcuno rischiate l’insulto e l’aggressione.
L’insulto e già nell’incontro con certe figure che fanno a gara con il tempo e con il traffico riguardo a certe follie. L’aggressione scatta con il minimo contatto, dove si scambia la gentilezza per minaccia al proprio egoismo.
A Natale mi ricordo del prete del mio paese, quello di una volta, che andava in giro rigorosamente in abito talare e salterio tra le mani. Ha perso la memoria in vecchiaia. Ma in gioventù predicava in modo infuocato contro la leggerezza dei costumi che già davano meravigliosi segnali su quelli che sarebbero diventati. Adesso è un piacere ritrovarsi in pieno neozoico. Dove l’incontro è tra lemuri, fiere e scimmioni. Dove australopitechi e neanderthaliani sono miraggio dell’evoluzione.
Natale non è ostentazione di fede né tantomeno obbligo verso la chiesa o verso Cristo, che nasce per morire, messo in croce nei  luoghi più impensati. Golgota è la famiglia, il parco dei bambini, l’altalena, il tubo, i gonfiabili. Occhi e menti squilibrate seguono i passi dei loro figli e figlie e sperano che vincano su quei visi piccoli e incoscienti che si arrampicano e avanzano senza fare caso  a quegli altri che li aspettano impazienti di sferrare qualche pugno, tirare qualche calcio per il piacere dei nervi di chi li ha messi al mondo.  
Fanno razzie di cotechini e di lenticchie perché vogliono far soldi nell’anno nuovo, piccoli e grandi.
“Provvederai alla tua sussistenza per mezzo del sudore della fronte!” fa eco nel cielo carico di nubi gelide la voce del parroco che siede adesso alla corte del Padre, quando ha raggiunto le sfere celesti.
Sulle grazie sgraziate delle loro intimità mettono tessuti rossi, convinti che possa venirne un guadagno per tutti loro.
“Copritevi di stracci e donate le vostre ricchezze ai bisognosi!” soffia il suo infervorato suggerimento il parroco dall’alto dei cieli.
Nessuno l’ascolta, perché cantano in chiesa inni senza un dubbio, martirizzando l’orecchio di chi gli è seduto davanti tra i banchi.
Alcuni sembra che ringhino il loro credo più che cercare perdono e pentimenti.
Che cattiveria!
“Chi crede in me avrà in dono la vita eterna!”
I figli dei figli chiedono ai nonni regali costosi. Per certi è poca cosa, per altri, per molti, anche un euro è una richiesta eccessiva.
Ho visto una vecchietta che chiedeva l’elemosina per comprare un cagnolino di pelouche, però di marca, per il suo nipotino: “Gogo” è la marca. Me l’ha detto l’anziana: “Costa 100 Euro in Corso XXII Marzo.” E’ andata all’Upim di piazzale Loreto, l’ha pagato 60 euro. “E’ un bel risparmio per me!” mi ha detto con un respiro affaticato da fare spavento o da chiamare con ansia e apprensione il 118. “Ho tre nipotini” ha continuato, stremata, prendendo fiato, sibilando per la mancanza di respiro. “Adesso devo andare in via Fratelli Bronzetti, in un negozio a buon mercato, devo prendere Cicciobello e quella bambola,” si è fermata, avendo dimenticato il nome. “Quella… la donna di Big Jim”.
“Barbie!” ha scosso la testa un altro nonno, disperato nello sguardo.
“Sì, è lei” si è ripresa l’anziana, incoraggiata dallo sconforto di quell’altro vecchio.
Li ho visti allontanarsi parlottando, a distanza, che si è sempre più ridimensionata, fino a diventare contatto: gomito a gomito, disperazione con disperazione.
“Non mi piacciono le favole!” ha biascicato qualcuno per strada.
“Cambia genere di lettura!” gli ha suggerito chi lo accompagnava, chissà dove. Dal neurologo, probabilmente.
Le mutazioni repentine sono difficili da arginare: metà della popolazione ci rimette le penne e la vita. 
Ho visto anche chi ci ha rimesso quaderni e centesimi.
“Ma era una metafora la mia!”
“Anche i quaderni e i centesimi sono metafora! Siete poveri di immaginazione!”
In una stradina stretta, attraverso i vetri di una finestra chiusa da una tenda, un suono incerto di una radio, non certamente di un grammofono, emanava un’atmosfera natalizia: “Oh Bambino mio divino…”
Pensavo non si ricordasse più nessuno di questo vecchio canto di Sant'Alfonso, completamente soppiantato da “Jingle bells”.
E’ stata una triste emozione pensare a chi era all'ascolto di quella vecchia radio. 
Dalle nuvole non è arrivato nessuno strale e neanche un suggerimento. 
"Metto la mia anima in ascolto, Signore".
Brilla una stella. Non sospirano i cuori. C'è chi fatica a respirare.



venerdì 16 dicembre 2011

Mi piacerebbe sapere che fine ha fatto Sibilla!

Il volto di certe donne esprime incredulità e leggerezza. Altre, durezza e puntiglio. Certe sono miti, altre distratte. Alcune non hanno pudore, che non è sfacciataggine o libertà di espressione, ma è proprio mancanza di cura e rispetto di sé.
Non sono giudizi veri e propri le impressioni, ma  solo curiosità per una suggestione o per un'immagine che appare senza che si sia cercata. Arriva come il vento serale, come le nubi, come i raggi dell'aurora.
Tutti gli uomini sono bestiali, pesanti e imbarbariti, negli ultimi tempi, da programmi televisivi che li mettono in mostra come si mettevano in mostra le donne una volta. Adesso tocca agli uomini, posare su un divanetto di uno studio televisivo con una canottiera a rete, trasparente.
Niente di tutto questo merita un giudizio e neanche un fastidio.
L'idea è di non dover far parte di un circo che impressiona. L'impressione appartiene sempre alla sensazione.
Che rabbia sentirsi stretto nella rete! E che disgusto per chi guarda  dalla sala di regia! Certamente riderebbe, se avesse il senso degli altri! Probabilmente, invece, gode perché ha l'illusione del comando e di sé! E che pena per chi assiste dalla sala di casa, che aspetta il momento per vedere quell'uomo fasciato, dentro quelle trasparenze, che si atteggia! Magari avrà anche i piedi sporchi! I fianchi, più giù, quei muscoli sporchi che tanto fanno immaginare chi sogna grandi bellezze! Che non è forma e spirito, pensiero. No, è solo desiderio basso di chi gode di uno spettacolo che atterrisce.
Le donne si spogliano direttamente. Sono gli uomini che ansimano, in un'atmosfera ovattata e sensuale. Le donne si spogliano e si insultano, in televisione. Sempre in televisione accade tutto questo.
Le persone reali imitano soltanto quanto accade in televisione. Anche la realtà è diventata squallida come la televisione.
Certe realtà sono diverse, ci si illude da qualche parte. Magari dove si suona o si fanno saggi ginnici. Sembra la realtà rappresentata in una canzone di Franco Battiato. E' interessante quell'uomo: dipinge, fa musica, pratica discorsi di religione, di filosofia. Chissà quante altre cose potrebbe fare in televisione. Peccato che non la ami troppo. Va solo da Fazio, con quella sua ironia che lo fa tossire a scatti, come un balbettio labiale. Fa cinema, più di tutto, Battiato!
Ah, povera Sibilla, quella interprete straordinaria di San Remo, che si sgolava urlando "Uru belev sammea" quel refrain impronunciabile di un testo che era pura ispirazione del maestro Battiato! Oppio, era il titolo! Era originaria dello Zimbabwe Sibilla, si chiamava in realtà Sybil Mostert. L'uso dell'imperfetto non allude alla sua scomparsa, ma al tempo in cui il ricordo di lei conduce. Chissà che fine avrà fatto?
Quanti rimpianti custodisce chi ha anima delicata e pura per sapersi riconoscere errori e sbagli da espiare. Chi ha anima perversa e nera, o ancora meglio chi l'anima non ce l'ha, e neanche se ne rammarica, custodisce solo la forma dell'inquietudine. Anche se sorride, per posare in una foto che svelerà l'intimità maligna del suo volto.
Ci sono errori che non si pagano con la morte. Altri che non si espiano nel corso della vita.
L'omicidio non è errore: è scelta di chi non è mai nato! Nascere e morire attengono alle facoltà dell'anima, che è immortale!
L'omicida non impugna la pistola, ma sputa fiele dalla bocca e sbuffa cerchi di fumo dagli occhi. Il corpo è madido di zolfo, che ha rotto i suoi legami consueti.
"Non sono ispirato da immagini Horror!"
Non stiamo facendo letteratura! Ma parlando della vita!
"E della morte! Resa spaventosa con suggestioni terrificanti!"
Le suggestioni sono in televisione.
"La televisione è la realtà che si conforma!"
Meglio tacere quando il paradosso si estremizza.
"Uru belev Sammea!"
Mi piacerebbe sapere che fine ha fatto Sibilla!

martedì 13 dicembre 2011

Sdoppiamenti e tradimenti


E' domani l'ultimo giorno, se non cambia niente resta tutto come prima.
Non è rovinosa la noia. E' il pianto che rende tragica anche la felicità.
"Piango di gioia! Che c'entra la tragedia?" sorride la ragazza, che finge di essere stupida.
L'uomo annuisce, credendo di essere artefice di qualche cambiamento.
Chi guarda da lontano non ha sesso e neanche desiderio. E' il desiderio che rende difficili le relazioni.
"Ti chiedo scusa se ho pensato di arrivare fino a te!"
La donna tace, fingendo di essere offesa. Non le interessa l'amore e tutte quelle altre promesse che sono paradosso e vertigine depressiva.
"Domani chiamo mio padre e gli dico di portarmi al mare. Son troppo calde le città in questo inverno anomalo!"
Anomala è la sua infelicità, pensa l'uomo che medita di restare seriamente da solo.
"La solitudine è una condizione che fa bene ai sensi!" fa eco un rigurgito di pensiero: un tentativo di offesa.
"Non ti do più la mano!" pensa tra sé, la ragazza. "Non chiedermela più!" guarda l'uomo, di fronte, perché se si gira lo fulmina con il suo sorriso pensato per un animo sciocco. "Fa bene all'umore recitare la parte di chi non capisce. Come sono patetici coloro che credono di essere infallibili! E' divertente sapere che piangeranno alla fine della commedia!"
"Per questo prediligo le cose tragiche," dice tra sé, l'uomo. "Le cose stupide non mi fanno ridere. Mi fanno dubitare sulla mia libertà!"
Sospira chi non ha certezze. Chi ha dubbi trattiene il fiato. Sputano i bambini quando sono presi per le spalle.
"Non sopporto neanche quella tua faccia!" pensano, in modo unanime, l'uomo e la ragazza e continuano con pensieri identici, con un eco stranamente ridondante nella testa. "Se rendessi libero il tuo respiro uccideresti l'invisibile. Potrei offenderti, ma mi risparmio il peccato!" dubitano, si guardano con perplessità. "Meglio smettere con questo stato d'animo! Non vale la pena perdere la serenità con chi è stato solo un errore!"
Si cambierà quando ci sarà l'occasione propizia.
Nell'attesa, resto con lo sguardo abbassato per non farmi tentare dalle cattive compagnie.
"Lalla lalla!" canta la ragazza, tra sé, per cercare in sé una pallida idea di libertà.
L'uomo ride quando avrebbe voglia di urlare.
Tutto sembra normale a chi guarda da lontano.
Non c'è niente di nuovo in quest'atmosfera natalizia. Si rinnova la speranza di un bene che è oltre la porta di casa.
Adesso uomo e donna ridono, pensando alle proprie possibilità.

sabato 10 dicembre 2011

Precipizi e confessioni

Quando l'economia fallisce, quando fallisce il sesso, il peccato, quando fallisce il rock, il cinema; quando falliscono i desideri, quando fallisce il sé, quando fallisce il noi, il voi; quando falliscono le società, la storia, in quel momento ci si rivolge all'anima del mondo.
Quando si smarriscono le virtù, l'umanità si corrompe, quando si rischia la chiusura e la follia; quando le proprie ragioni vengono prima di quelle degli altri, quando parlo e soddisfo il senso di me stesso, quando parlano gli altri e non li ascolto, quando mi pongo davanti a chi mi deve stare di fianco; quando fa freddo e non c'è nessuno per farsi compagnia, in quel momento ci si rivolge al cielo, affinche sia generoso e provvido di bellezza!
Quando ho fame e sete di giustizia, quando ho amore tanto da farmi crocifiggere; quando non ho piacere per il male che viene a ogni uomo, quando ho dispiacere per le sofferenze che affliggono le popolazioni più povere della terra; quando ho luce nel cuore mentre tutto intorno è tenebroso allora sono al servizio di Dio e del mondo!
Quando sacrifico me stesso per il bene di tutti allora ho educato anche la parte più infima dell'umanità!
Ma non mi innalzo, perchè innalzandomi precipito!

lunedì 5 dicembre 2011

Pensieri e forme

Si è d'accordo già prima di un'ipotesi di discussione.
"Abbiamo paura per l'Italia! Bisogna obbedire a Monti!"
"Ma non è Garibaldi e neanche Crocco!" c'è chi da Sud alza la voce.
"L'Italia è finita!" fa eco il parlamento del Nord.
Non c'è niente per cui ridere! E' seria la condizione di chi si trova ad essere italiano in questo momento!
Si aprono spazi di gradimento per mondi lontanissimi, Indonesia, Paraguay, L'Arcipelago Malese. Terre che mai prima d'ora si sarebbero neanche nominate se per un fortuito caso un dito fosse caduto su un parallelo di una mappa del mondo! Adesso si elogia l'uomo asiatico, e il suo equilibrio armonico tra mondo vecchio e nuovo. L'uomo latino ha perso il suo fascino! Neanche le donne lo guardano.
"George Clooney non mi piace!"
"A me non piace Giletti!"
"Ah, quello poi!" gridano in coro, tutte, con una rabbia che fa spavento.
"Ma che cosa vi ha fatto, povero Massimo Giletti?"
"Aaahhhh!" stillano come furie, digrignando i denti, la fronte corrucciata, gli sguardi insanguinati dall'odio, come se avessero subito una molestia insopportabile.
Di Berlusconi non si può pronunciare né il finale del nome e neanche l'inizio perché c'è chi ti azzanna per un suo intimo malessere, che trova sfogo finalmente, dopo anni di ipocrisie mai sopportate!
"Sì, volevo fare la soubrette, tutto qua!"
C'è chi sbotta, senza poter dire quanto pensa a proposito di quelle soubrette. Meglio tacere in questo momento di interesse per il fascino dell'uomo asiatico.
"Ma l'Asia è grande! A quale uomo asiatico ci si riferisce?"
Anche il mondo latino era piccolo in origine ma poi è diventato riferimento per tre quarti del mondo, dall'America all'Europa.
"Io davvero non so che fare!"
"Piangi! Lo fanno i ministri, con professionalità e decoro! Ma hai visto che classe?"
Che bella immagine, però: ha commosso tutti i commentatori dei telegiornali, trovando sensibilità e sincerità nel pianto di chi ha cancellato sensibilmente il concetto di pensione! Altro che regali di Natale!
"Ma non si può fare altrimenti!" urlano, senza se e senza ma, i simpatizzanti di Casini!
Le furie trattengono il respiro, perché vorrebbero urlare in faccia a tutti che non sopportano Giletti! Del resto, di casini, di Monti e della "ministr(ess)a" che piange non glie ne frega niente! Va bene? tanto loro non sono pensionate!
"Ma aumentano l'aliquota Irpef, aumentano l'Iva!"
"Aaaaaahhhhh! Giletti è insopportabile!" trovano il loro sfogo, che non è pianto e in fondo neanche sfogo: è solo rabbia per un modo di pensarsi latino! "Vada in Indonesia, vada... Vada in Tamilnadu, in Myanmar ad esercitare il suo fascino! Ci lasci in pace la domenica nel nostro raccoglimento tra le quattro mura spoglie di casa."
"Lasciamo che lavori," borbotta la coscienza, senza neanche sapere a chi si riferisce: Forse a Monti, ma il viso non è di Monti, forse ad Alfano!
"No!" risponde un corpo estraneo, di fronte, dimenandosi, scrollandosi la capigliatura unta e melmosa.
Forse a Di Pietro.
"No!" secco.
Pisapia?
"No," con rigurgito salivare.
"Alla Sattanino?"
"Uh, no!" chiudendo gli occhi, si è trasformata in maniera impressionante.
La Gabanelli?
"Beh, già si comincia a ragionare!"
Meglio la Gruber, probabilmente!
"No, no, meglio la Gabanelli!"
Aspettiamo, dice un'altra parte della coscienza.
"Sì," aspettiamo, sfiatano le furie.
Si tira avanti, senza porsi troppi interrogativi. Ci sono priorità metastoriche, metalinguistiche, metafasiche, metaforiche che proiettano concetti e stati d'animo non altrimenti verificabili, oltreché sopportabili.
"Mah, aspettiamo" l'idea è di un futuro migliore, che premi i sacrifici, la rabbia e i dolori di tutti. A cui tutti contribuiscono e hanno contribuito.
Si tace anche il cuore prima che l'anima.
Si resta in apnea. In attesa. Sperando che i volti non si confondano. E il fascino latino torni a brillare e offuschi quelle tendenze di qualsiasi altra provenienza, dall'orientale al settentrionale.
Il meridione regge ancora e sempre.
"Però che facce!" sussurra la coscienza del parlamento nordista.
"Uh, commentare su di voi è troppo facile," scuote la testa l'alleato fidato.
Bisogna tacere e sperare. Ovviamente i buoni consigli dei nonni fanno bene come una volta.
"Uh," i nonni sono assatanati di questi tempi, meglio non seguire il loro esempio.
"Ma così si impone il fascino orientale!" borbotta, inascoltato, chi non è convinto che ci sia ancora un margine di confronto.
Nessuno si sposta dalla sua speranza. Nessuno si commuove, si lascia anche quest'azione espressiva a Monti e al suo governo.
Noi restiamo in attesa.
Ci si firma coi pensieri che prendono forme criptate: (!).((::---££$$£££çç@@@@[][][]))

sabato 3 dicembre 2011

Wish you were here

Non si vincono premi in questo momento. Il parco giochi ha chiuso. Dovete uscire o pagare il conto.
Avete preso quando vi è stato dato senza discriminarvi, adesso si discrimina. Anzi, siete voi stessi che create le condizioni per farvi discriminare. 
Discriminare ha a che fare con il giudizio e con le differenze. Il giudizio è proprio l'esito della facoltà della ragione che discerne e separa, differisce, colloca nello spazio e nel tempo ombre e dolori. 
Cani e castagne sono l'anima del mondo. I cani sono sempre uguali a se stessi, le castagne sono divenire dal fiore e dalle stagioni, secondo le condizioni di caldo e di freddo.
Voi non fate né caldo e né freddo, non odorate di fiore  e neanche di rose. Non avete bellezza di sguardo di cani, né affetto e gentilezza di cuore di cane.
Siete nemici della ragione e le differenze le create normalmente nella vostra mente priva di immaginazione, dove tutto è separazione e distacco. 
L'amore è mistero che offusca la mente; e la carne si contorce dal dolore. Come vorrei che tu fossi qui: "Wish you were here". Mi sembra che suoni così, che canti così quel desiderio anglosassone di volere qualcuno con sè! 
E' un  desiderio che sale con la musica nel cuore e nell'anima, mentre intorno si fa sera, gelo e tempesta. "Wish you were here!" Piange la terra. "Wish you were here", non ce la faccio a stare senza di te. "Wish you were here" c'è una rabbia che mi tormenta e mi assale, mi uccide e mi lascia per terra. "Wish you were here" è la fine di un incubo, che non viene colta come liberazione ma come disperazione.
Non si può cambiare canzone quando il cuore è prigioniero dell'incubo. La Felicità neanche la sente come canzone chi ha voglia di morire per un amore che non c'è più. Bisogna lasciarsi trafiggere da Dalida, "C'est fini la comedie" o meglio ancora da un tempo lontano "Lontano lontano" del suo amore Luigi Tenco che non ha retto alla banalità del vivere così tanto per vivere.
How I wish, how I wish you were here./ We're just two lost souls swimming in a fish bowl,/ year after year, / running over the same old ground. What have we found? /  The same old fears, / wish you were here.//.
Non è l'inglese che rende meno grave il desiderio di colei che chiede, consapevole della sconfitta , della negazione e dell'abbandono. 
"Wish you were here" è la consolazione di chi è già sconfitto. "Wish you were here" e la desolazione di chi è già vinto dalla solitudine e dalla frustrazione del rimpianto, che si fa rabbia, pianto e maledizione.
Vedere il cantante vecchio e coi capelli bianchi è l'immagine della fine di un'epoca di speranze e desideri.
Sul palco adesso è salito chi vuol cantare, senza sapere che cantare vuol dire: Oh, quanto vorrei che tu fossi qui con me. Quanto ti vorrei, amore mio. Quanto mi manchi amore di sempre, che avrei voluto con me sempre, a cui avrei voluto stare vicino sempre, per lasciarmi accarezzare teneramente, lasciarmi cullare dal ritmo del suo respiro, per il piacere definitivo di dormirgli sul petto. 
Poi sospira, e accetta malinconicamente quella lontananza, come un'amarezza, come una sconfitta.
Galli e amarene appartengono all'estate. I galli sono sempre uguali a se stessi, ma una volta regnavano sulle aie estive, tra i covoni di grano pronti per la trebbiatura, con il loro canto sonoro tra l'oro delle spighe e l'azzurro di sfondo del cielo pieno di promesse e sogni da realizzare, rinviando a domani le partenze.
"Wish you were here" è il dolore per quelle estati che non verranno più. I galli sono stati ingabbiati dentro "batterie" di capannoni gelidi, senza sole, illuminati solo da una luce artificiale tecnologicamente testata.
How I wish, how I wish you were here./ We're just two lost souls swimming in a fish bowl,/ year after year, / running over the same old ground. What have we found? /  The same old fears, / wish you were here//.
Non piangere, amore mio. Se parto lo faccio solo per il mio bene, è questo che so fare adesso che non ho più piacere che tu ti addormenti sul mio petto. E i miei sospiri non reggono lo sforzo del tuo respiro che si fa caldo e pesante. I don't wish you were here. Con tutto il resto della strofa resa negativa, con tutte le regole assurde di una lingua assurda di un paese assurdo che galleggia in mezzo all'Oceano, di fronte alla Francia. Di cui ci sarebbe da dire tanto, anche di quest'altro paese, adesso che si avvicinano le elezioni. Ma lasciamo perdere: Je ne voudrai pas etre rien que ce-lui que je suis. Con tutte le mie sconfitte e le mie paure che un giorno un angelo verrà a togliermi e mi conforterà con la sua luce di un sole che tornerà a brillare. E troverò un petto su cui potermi addormentare, mani da stringere, labbra da baciare, occhi pieni di bellezza e di gioia da contemplare.