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domenica 14 ottobre 2012

E' bella Milano

Certi stati d'animo disturbati sono esiti di compromessi, altri di frustrazioni e di rimpianti. La pace è quiete universale, dopo il caos.
Domenica senza auto a Milano: bigliardini e campi da volley in c,so Buenos Aires: vigili davanti a giovani rapper che radunano ragazzini dinieganti. Sedute sulle panchine di piazza Argentina famiglie fanno il tifo per i loro ragazzi che giocano a bigliardino, p
iù in là sciami di tennisti!
La volontà popolare si esprime pienamente in regime di democrazia!
La gioia si rinnova nella festa di chi ritorna finalmente a casa! Controllori multano nelle periferie chiuse quanti salgono senza biglietto per raggiungere la metropolitana, dove c'è l'ombra di un'edicola! Troppo tardi. Paga anche chi svuota le tasche bucate, pensando alla rivolta, che resta stimolo impotente contro il fascino popolare del regime democratico.
C'è chi entra in chiesa per pregare. Sono famiglie che chiedono grazie e perdono. Dall'aspetto si direbbe che sono di area latino-americana. Sono vestiti a festa. Chissà i figli quanti guai combineranno da qualche parte? Resta la domenica, giorno di riposo, religiosamente espresso. Anche se c'è chi lavora! Per questo nel suo cuore si allontana da ogni fede.

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giovedì 19 gennaio 2012

Da Platone a Seneca, citando le opere d'ingegno da Raffaello e Carracci fino a Michele Placido

L'Italia e la Grecia non sono "espressione geografica" e neanche "Olimpo". Sono la culla della civiltà, dove il valore e la bellezza sono opera d'ingegno: Cesare e Platone. Se consideriamo anche la Spagna e il Portogallo la storia del pensiero si fa voce di stoici e di santi: Seneca e Sant'Antonio. Abbiamo escluso, per questioni quantitative, di numeri, Omero e Esiodo, Euripide, Sofocle e Aristofane,quindi Boezio, San Tommaso, Leonardo, Raffaello, Beato Angelico, Carracci, San Francesco, Maria Goretti, Fermi, Maiorana, Golgi, Foscolo, Verri, Pirandello e Michele Placido! 
Si rischia l'esodo delle menti più brillanti. Alcuni non si sentono a rischio. Forti delle loro virtù!

Attilio Zadro commenta con questo trasporto l'opera di Platone, le Leggi.

Platone non cerca molto le belle parole e lui stesso lo dice, anche se le sue parole sono spesso molto belle.
Platone non cerca nemmeno gli dei, in quest'opera, - (le Leggi) - e le cose divine, anche se ne parla molto.
Bisognerebbe inventare, egli dice, se non si fossero inventate l'identità fra giustizia e felicità, fra felicità e virtù, perché egli cerca lo stato della virtù qui in terra, e lo stato della virtù è quello dove hanno potere gli "onesti" e gli "onesti" oltre al resto prima di tutto sono "intelligenti" e quindi fra la virtù primeggia l'intelligenza, e poi sapienti e finalmente anche ricchi.

Notate come Zadro nomini la virtù e non le virtù. Sulla ricchezza chiude in modo perfetto, contemporaneo, proprio delle virtù delle genti che sono oggi. Poi riprende, però, saggiamente:

Sarebbe meglio, egli dice, che non ci fosse ricchezza e povertà: allora gli "onesti", pochi lo stesso, ma sempre "intelligenti", sarebbero i filosofi.
Comunque, in un caso o nell'altro, nello stato di Platone, che Platone voleva realizzare, ci sono almeno due tipi di leggi, quelle per i liberi e quelli per gli schiavi.
E' una delle opere greche in cui si parla di più degli schiavi e le sue pagine risuonano sinistramente delle vergate, delle parole di morte per questi uomini e queste donne.

Si riferisce a quegli uomini e a quelle donne di allora. Non c'è rischio per i contemporanei!

Per questa ragione le leggi di Platone sono un'opera molto importante per comprendere molte cose della bellezza, la giustizia e la "bontà" della civiltà greca.

Notate ancora l'umiltà di Zadro che scrive con la lettera minuscola il titolo dell'opera, mentre oggi anche chi mette lo zerbino davanti alla porta di casa fa aggiungere le iniziali del nome con una grandezza dei caratteri che possono essere letti comodamente anche da chi è abbandonato sulla morbidezza del divanetto di fronte al televisore nell'angolo più buio del salotto della comoda dimora ubicata a due isolati di distanza, guardando un filmetto o dormendo con grande sforzo muscolare e serenità d'animo. 

martedì 3 gennaio 2012

Evoluzioni e rivoluzioni, e... voluzioni, forse, e ri... voluzioni...meglio!!!!

Suggestionati dall'impressione delle proprie follie rifiutano lo sguardo a chi gli offre la vita in cambio di nulla.
I rivoluzionari sono la fine della speranza, perché esercitano solo ispirazioni momentanee per poi ritrovarsi con Berlusconi a valutare proposte.
Le rivoluzioni sono quelle che si fanno tra amici, una sera, quando l'aria è calma e nessuno si aspetta che si torni a predicare l'uguaglianza e la libertà per le strade.
La libertà è su internet dove uno si fa gli amici che vuole, tanto non parlano e non chiedono niente. Al massimo della loro nostalgia condividono un piacere con il pollice in su!
Poi ci sono anonimi che hanno problemi di punteggiatura e di insonnia. Non hanno la possibilità di perdere la faccia.
Anche le pillole sono in polvere come i pensieri.
Bisogna condividere la vita, la pietà vera, il dolore per chi è solo e reclama un aiuto, il piacere per chi è solo e sta bene così a ripensare al piacere e a dargli forma. A ripensare al male, e sconfiggerlo con i propositi e le azioni che seguiranno dopo le meditazioni.
Non è di moda riscoprire la bellezza delle parole, è di moda l'offesa o la risata scritta male: "Ha ha ha ha!" E' il contrario il verso, contraria è l'emissione del respiro. Su un vetro l'effetto dell'errore si vede.
I rivoluzionari facevano le rivoluzioni o cantavano canzoni, adesso dormono sogni sereni e criticano chi va a cantare per il Papa o a San Remo! Vorrebbero essere loro in quel posto per cantarne quattro a tutti! Sono più simpatici quando dormono, perché le rivoluzioni adesso le fanno le ballerine che chiedono i danni a chi le ha trattate come prostitute. Veramente le ballerine hanno sempre fatto parte delle dotazioni delle corti, da Salomè a  Bianca e alla Bella Otero.
Miraggio di quale elevazione della mente è sperare di non rimetterci troppo in tasse l'anno venturo, quando riaprono la festa dell'Unità e in piazza San Pietro si prova prima della sacra rappresentazione in presenza del Papa.
Si ringrazieranno con inni e danze gli Dei dell'Olimpo dei Maya se si scamperà alla tragedia e alla fine. Dovremo la vita a indovini che hanno fatto le rivoluzioni con riti sacrificali a Dei avidi di sangue e di vendetta. La rivoluzione copernicana è stata vera rivoluzione culturale, Galileo ha dovuto abiurare e chiedere il sacro perdono. La verità, nonostante la costrizione, è rimasta come patrimonio di un mondo antico che le rivoluzioni le ha sempre fatte coi forconi e con le falci. Zotici e incolti hanno reclamato per la libertà come bene comune imprescindibile. Oggi,  la libertà è la voglia di abbandonare la casa del Grande fratello. La cultura è presunta, perché non è una prerogativa neanche per leggere visto che si scrive come si parla.
"Povera e nuda vai filosofia"! si potrebbe dire citando Petrarca, a memoria. Oppure se si scrive in internet solo una parola del verso scorre tutto un elenco di autori che ricorrono anche in quelle citazioni colte che appaiono nelle tante "vetrine" còlte o còlte di fb.
Le rivoluzioni sono rimpianto di un mondo contadino che ha perduto il ricordo della falce e dei forconi. Ora nelle campagne si sfoglia internet e ci si mette in posa nudi in un bagno rustico, davanti allo specchio di vetro riscaldato ad arte,  pronti per commentare con gli amici di facebook.
  

lunedì 2 gennaio 2012

Ci sono cose che si dicono anche quando si dovrebbe tacere o restare a guardare affascinati il riflesso del sole al tramonto

Le cose che non si possono dire sono quelle che vanno dette!
Le cose che non si possono dire sono così perché qualcuno vuole rendere complici altri di colpe sue o di sue vergogne.
Le cose che non si possono dire sono pesanti da sopportare. Le cose che non si possono dire sono losche e cogenti ma anche stupide e oziose
Le cose che non si possono dire sono offensive. Si dicono alle spalle.
Non tutto quanto si dice alle spalle non si può dire. A volte si può dire anche in faccia. La stupidità è sempre da rimproverare così come la vigliaccheria, la presunta furbizia.
I furbi che ho conosciuto erano prevedibili perfino nelle intenzioni. Assecondarli era il piacere estremo di chi si divertiva a far credere loro di non aver capito.
Gli animi perversi sono proprio dei mercanti. I saltimbanchi  ridono per contenere il pianto che li soffoca.
E' passato Natale, i propositi non sono più buoni. Non sono neanche cattivi. Sono solo propositi purificati dell'atmosfera della festa.
E' passata anche l'euforia del nuovo anno e tutte le promesse sono rimaste alle spalle, come tutte le cose che non si possono dire.
Le cose che non si possono dire vanno dette alla prima occasione favorevole per affermare la verità. Le cose che non si possono dire devono essere trattenute dentro e farsene una malattia, oppure vanno gridate perché diventino atto di smarrimento e resa per chi ha il cuore indurito dalla sua presunzione di restare impunemente in ombra.
Le cose che non si possono dire offendono chi le dice, o gli rendono merito!.
Le cose che non si possono dire sono delirio senza l'ombra della pietà!
Le cose che non si possono dire sono desolazione infinita per chi non ha il tempo di mantenere salda la sottomissione al silenzio.
Le cose che non si possono dire sono passatempo per casalinghe e chiunque  si trovi schiacciato di sabato a mezzogiorno in una coda interminabile dentro un corridoio ristretto davanti alla cassa del supermercato.
Le cose che non si possono dire vengono dette da chi si deve liberare dell'angoscia di un silenzio che l'opprime. L'angoscia delle cose che non si possono dire si alleggerisce con la trasgressione della confidenza, che diventa allarme e dubbio che si venga incolpati.Comunque sopportabile fino a che non si è indicati e accusati. Ma anche dopo,  tutto si perde in accuse, dinieghi e interpretazioni che non conducono a nessuna verifica efficace.
Le cose che non si possono dire cambiano il senso dell'amicizia, in cui ciò che sembrava essere vero diventa falso e viceversa; mentre la sorpresa inattesa di un gesto sublime da parte di chi non è stato propriamente nell'ambito degli interessi sentimentali all'improvviso appare in tutta la sua bellezza. E viene voglia di lodarlo con tutto il mondo, di avvicinarlo con gentilezza o di stargli addosso, come fanno i cani coi padroni. Poi ad un tratto, in un tempo inaspettato,  qualcosa che non si può dire interviene a cambiare bellezza e sguardo e tutto ritorna nella dimensione losca della cattiva impressione.
Le cose che non si possono dire restano al di là di ogni certezza. Le cose che non si possono dire sono macchia e candore che si confondono quando intorno c'è confusione e malessere.
Le cose che non si possono dire non sono vere, anche quando c'è il tentativo e il piacere dell'offesa. Le cose cose che non si possono dire le dicono solo coloro che non hanno felicità da cercare e trovare in sé.
Le cose che non si possono dire non offendono quando si guardano alla luce della propria purezza!

Lettere d'Amore


Seconda lettera d'Amore

Non si ama con le parole. Neanche coi fatti si ama. Parole e fatti negano l'amore.
Ragione e volontà rendono unicità all'essere.
Il cuore è un organo che si dibatte, inutilmente.
Di sangue si tingono le pagine di un thriller, mentre il cuore palpita, i sensi fremono per un piacere ossessivo e cinico che indebolisce il limite dei buoni sentimenti.
L'amore è percezione della distanza: un cielo stellato, il disco lunare, il tramonto del sole sono congiunzioni che danno senso alla solitudine.
Un corpo che brama un altro corpo nega la solitudine e crea scompiglio nei sensi mortificati da tanta violenza.
La voce si distorce ed esplode, reclamando la pace violata. Le mani si contorcono, il collo si inarca, la mente si rivolta contro "Vai via! Animale, va' via!" resiste alla tentazione del pianto che implorando consola.
Non è la pietà che rende liberi.
L'Amore rende liberi.
L'amore indebolisce. L'amore stupra.
"Ho bisogno di un buon bagno ammoniacale!"
Piante e batteri fotosintetici hanno il privilegio di non aver bisogno di cibo.
Uomini e animali sono alla ricerca di chi renda loro sazietà.
Bisogna tendere alla mancanza di necessità.
L'amore innalza.
La ricerca di ogni altro bene materiale fa sprofondare verso la vergogna.
Bisogna vincere il vincolo della comunità e sperimentare la completa assenza di bisogni corporali.
L'Uno non è mai uno. L'Amore è più di ogni altro amore.
C'è ovunque un'atmosfera desolante.
"Non piangere, non ce n'é bisogno!"


Terza lettera d'Amore

Attese e paure sono contro l'Amore. La volontà di accogliere è bisogno dell'anima di chi è semplice. Ogni altro dubbio è scusa, sospetto e abitudine.
Bisogna volgere lo sguardo alla vita senza pregiudizio.
Ecco il lamento dei poveri di spirito: "Ma non tutti abbiamo il senso del dovere! Molti abusano della benevolenza!"
Bisogna tacere e cercare il contatto intimo con il divino, ascoltare il suo suggerimento, anelare il tocco degli angeli.
Gli angeli sono al fianco dei miseri: "Sì, anche degli ubriachi e dei violenti".
L'ubriachezza dei pensieri crea il dissidio dell'anima. Genera cattiva volontà, fatica dell'attesa, ansia e fastidio per ler vite altrui. Quelle vite che reclamano diritti, sentimenti di benevolenza, di bene rivolto a sé.
E' la morte dell'anima che nega l'Amore.
L'affermazione del divino è l'Amore stesso.


Lettera d'Amore, 4, 1.1

Ci sono occhi giusti, capaci di essere distanti e prossimi. Altri occhi sono buoni, perché sanno perdonare. Il perdono è una speranza, non un'ipocrisia. L'ipocrisia è in chi crede di dover porre le distanze o anche di cercare una vicinanza senza  pregio: l'una e l'altra.
Il piacere di dirsi "Ti amo" non è privilegio di chi ritiene di essere in età per poterlo dichiarare. Ho visto forme di umanità che meriterebbero la scomunica se non fosse perché l'animo umano è reso alto dalla tolleranza e dalla carità; ricordando i pensieri di Paolo, il damasceno, che abbandona l'audacia e l'arroganza di Saul.
Non è un problema di religione, è un fatto umano parlare d'Amore. Anche se l'Amore porta alla croce.
Ho visto uomini e donne crocifisse da amori sbagliati. E accettando l'Amore hanno goduto di una grazia che li ha resi felici per sempre. Quale altro pensiero vale più del ricordo, di una bellezza che abbiamo donato, che ci è stata donata? Vale più il rimpianto della felicità di un attimo che non è stato furto, assassinio, dolore? Vale certo di più l'Amore di chi non ha mai avuto dubbi del cuore. 
Se qualcuno sta male non è causa di chi non gli ha concesso uno sguardo una sera che il cielo era scuro e coperto di cumuli neri! Se qualcuno ritiene di dover imprecare contro qualcuno, contro il mondo, contro una speranza maggiore del mondo, non lo faccia! Sussurri dolci parole che gli siano di comnpagnia duratura. Non so se l'eternità pertenga alle cose dell'uomo. Il cuore ha bisogno di sussurri, perché l'urlo è la mente che lo reclama! Si reclama per un torto, ma nel cuore si prega e si tace.
Non c'è speranza dove un latrato di cani si fa invadente e minaccioso. La rabbia si vince con cure efficaci. Prendete appuntamento da un neurologo, almeno avete tentato un rimedio.
Il rimedio migliore è dentro gli occhi di una madre, della madre di tutti, di chi guarda il mondo con l'affanno e l'amore di madre. E anche i figli facciano la loro parte in questa pace di un mondo ancestrale, che va ricercata.
"Ti amo" lo dice chi vuole, purché sia vero quel piacere; che non sia neanche piacere; nemmeno sia dolore e sacrificio. "Ti amo" lo dice in silenzio chi tace.
Non c'è un'età per dire "Ti amo" ed amare in silenzio, con gli occhi felici. Se gli occhi sono distratti, non vale cercare un contatto. Non si cerca neanche il silenzio se gli occhi sono distratti.
Chi ama non ama se è riamato tanto non cambia la condizione. Chi ama ama tutto, anche il rifiuto di chi ama con gli occhi felici di un bene che custodisce nel cuore.
"L'arte è" sempre "tutta pressoché inutile".
Anche l'amore è inutile se è un'arte di essere o non essere.
Quanto sono indecisi certi popoli sull'"essere o non essere?".
Un altro giorno brilla alle spalle della notte che è scesa., di qua, da questa plaga di mare e montagne.
Si aspetta sempre qualcuno da amare per sempre, anche se il tempo sembra non lo permetta. Ma non è padrone il tempo, in questo cose. In queste cose vincono i sussurri e i baci dati ai piedi di una statua di cera, che dall'alto benedice la vita di chi è e chi non è.
Intanto i dubbi sull'essere e il non essere restano intatti nel cuore di chi non vuol capire, fingendo una croce da sorreggere.