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venerdì 25 novembre 2011

Allegria

Resta una malinconia agghiacciante per quanto intimamente è corrotto, corroso col suo veleno senza antidoto di sorta.
Si è perso il piacere di sperare, il piacere di riconoscersi, di essere.
Essere non è infinito. Non è neanche particpio e gerundio, è evidente. E' oscenità soprattutto. Lo è diventato, da sempre.
Essere è un cumulo di rimpianti.
Una volta andò a teatro un signore che rimpianse di non aver continuato lungo un sentiero artistico, perché anche lui aveva il fuoco del palcoscenico.
La rabbia monta per un risentimento e una rivalsa che dovrebbero restare adorazione per un estraneo, gentile negli occhi, avviliti dalle negazioni di chi poteva e non ha fatto. Niente!
Tutti vogliono sposare ciò che è già affermato.
La paura è il vuoto, il presentimento di dover restare soli.
Non aggrappatevi a chi è già solo, sarebbe la rovina.
Soli si è poveri. Alcuni sono poveri anche quando sono circondati da coorti di soldati.
"Fai schifo! Sei brutto! Sei brutto e con la testa piena di novità che fanno venire la malaria!"
C'è un senso diffuso di contagio.
I pensieri sono malati come il corpo.
Biosogna purficarsi nel Purgatorio prima di presentarsi a Dio.
L'America è stata già scoperta. Anche il Jazz è un'arte antica degli umili. I salottini sono una riproduzione di ciò che non ha valore.
Sarebbe incoraggiante vedere l'ombra di  una speranza in chi ha mani belle e pulite, tanto da poter donare senza rischi di contagio.
Avidi, avari e malati cronici stiano lontano dalla mensa di chi si nutre di preghiera.
La luce bianca della luna illuminava le notti Attiche, adesso il fuoco dei trafficanti balugina nell'oscurità malata.
C'è da essere allegri quando ci sono tutti i motivi per essere tristi. Allegri non vuol dire ridere per un basso bisogno di attenzione.
Ridere è sempre una condizione di un animo che ha bisogno di conforto.
Se dovessi fare una riflessione di qualche importanza direi di avere dei ricordi di notevole suggestione.
E l'allegria passa attraverso la sofferenza.

mercoledì 23 novembre 2011

Chocabeck


Ad un tratto ti accorgi di essere niente. Ad un tratto ti accorgi di essere molto, di essere tanto. Poi di nuovo niente. Sprofondi, deliri, non parli, non senti. Ma ascolti. Non stai bene, è un dato di fatto. Ti trascuri quando dovresti curarti. Accusi il mondo che non merita il tuo sguardo e il tuo cuore. La malattia mentale porta al delirio e all'infarto.
"Ho saputo che Monti farà il governo di tecnici" recuperi un lume di memoria.
"E' già da tempo!" risponde chi non ti conosce. "E' già all'opera con tutti i suoi ministri!"
"Già!" Ti spaventi: "I professori!". Che paura! La borsa di Milano, quel ricordo di una speranza.
Fai un giro alle Poste, per trovare la gentilezza di qualcuno che ti cede il posto nella lunga fila. "No, non vado!" rinunci al piacere di uno sguardo gentile. Preferisci il Grande Fratello! Non sai perché sudi dalla fronte. No, sudi dalle mani. Sudi dalle spalle! "Basta che mi sento disidratare! Devo trovare una fonte di Potassio! K è il suo simbolo: Kalium. Non è "Po": Poste! Che dramma quando tutto si confonde, c'è persino la pubblicità che sembra interessante: si ascoltano canzoni alla Coop. Bisogna cambiare direzione. Nelle case è tutta solitudine, alla Coop no, alle Poste neanche! 
"Cerco qualcuno che mi voglia bene!" urli per la disperazione. Zuchero canta Vedo Nero. "E' carina!". "Sì, Chocabeck". E' vero rimanda all'infanzia e alla ingenuità: alla casa, alla nonna, Diamante, Zio Peppe, alla chiesa, alle campane delle quattro: "L'aunìa!". L'agonia. La campana delle sette: "L'Ave Maria!". Tutto rimanda a Cristo.
Si ha bisogno di Lui, quando tutto in giro gira. Bisogna abbracciare la croce. 
"Il Chocabeck!" colpo di campana. Il "Chocabeck!" colpo di tosse. Il "Chocabeck" la mia vita che passa. Il "Chocabeck" sa di cioccolato e di guantini di lana, colorati. "Il Chocabeck!" è la vita, quella che non c'è più! 
Non ho mai visto il Grande Fratello! Ti fa impensierire l'affermazione. "Non è possibile! Non ci credo!" Ti senti sprofondare, poi subito risalire. Non stai bene, devi curarti. Non è un bene trascurarsi.
"Il Chocabeck" è un sogno che non ha fine. Il "Chocabeck" è il bambino di sempre. Il "Chocabeck!" la melodia, il canto. "Il Chocabeck" è la fine dei sogni. "Il Chocabeck è la fine. Il Chocabeck è l'inizio. 
Colpo di grancassa: "Il Chocabeck!"

martedì 22 novembre 2011

I limiti della Fede

A parlare seriamente si finisce per dire banalità. Allora, si gioca, fingendo spontaneità. Altre volte si tace, fingendo profondità di sguardo, oppure per un dolore.
"Chi tace per dolore non finge nessuno sguardo, neanche superficiale!" è la voce della malvagità che guarda tutto con il desiderio ardente di vendicarsi.
La vendetta è la caratteristica di chi è vivo al giorno d'oggi. Vivo per modo di dire, perché è già morto un animo tanto ottenebrato da carenze affettive.
Ci sono animi gentili, sembrano così nel volto angelicato, nelle mani angelicate, nelle ali dipinte dietro la schiena. E' sempre una gentilezza. Ci sono altri che si disegnano cose oscene dietro la schiena, frasi oscene dietro la schiena, sguardo spento dietro la schiena di chi sta davanti in coda alle solite Poste. Le Poste sono fonte di ispirazione per poeti di strada e per Pavese, che parlava di vecchi e vecchioni, di tampe e osterie fumose delle Langhe e di Torino.
C'è molto da dire su Monti, Casini, Rutelli, Fini e Bersani. Se non sbaglio Bersani non è d'accordo che la crisi la sovvenzioni chi ha di più: "Non sono d'accordo che una parte paghi per tutti!". Casini è d'accordo. Lupi no, non è d'accordo neanche lui! Il Pdl non è d'accordo.
Senza Berlusconi sulla ribalta non è vero che non c'è chi faccia ridere. E' un umorismo diverso, che non fa ridere: fa piangere, come dicevano già Pirandello e Brecht!
Di Pietro vuole le elezioni. La Lega tace. E da una parte è meglio! E' meglio che altri tacciano, che tacciano certi giornalisti, che taccia certa canzone, che taccia certa propaganda del mercato rionale.
Parli il Signore una volta anche a questo mondo! Scenda in mezzo a noi! Ci porti il rigore dell'ubbidienza alla Verità. Lo ha fatto tempo fa, a Isacco, a David, a Mosè! Lo faccia anche per questa gente che rischia grosso a giocare coi soldi e con le vite degli altri! Si rischia a giocare a dadi.
"Bisogna imparare a giocare!"
Questa voce è risaputo di chi sia!
Bisogna imparare a pregare e a tacere, oppure a tacere e ad amare il prossimo. Oppure che si parli ma si ami infinitamente l'umanità. Non si ami se stessi perché non porta da nessuna parte quest'amore.
L'amore è scambio e piacere di un incontro inaspettato. E' ancora più bello l'incontro da tempo atteso, e finalmente si è concretizzato! Dentro un mare di occhi azzurri, ma anche neri sono belli lo stesso! Certi occhi parlano dentro un viso scuro! Parlano anche i capelli biondi coi riflessi del sole. I capelli neri non parlano. Tacciono, come tacciono i cuori di chi è ferito.
Non finge. Chi finge non ha quegli occhi.
Sono immagini, scorci di vita che passano tra le mani di un mendicante. Passano anche tra le mani di chi non vede e non vuole sentire. I limiti dell'anima rendono storpi i corpi.
E non c'è nessuna fede che possa salvarli!

sabato 19 novembre 2011

La crisi economica: la tregua: Cicerozzi, Monti e Tre Monti

Adesso tutto è cheto. Sabato e domenica le borse sono chiuse. Si sta a casa, in famiglia, nipotini e figli sono l'orgoglio dei ministri.
Il Ministero dell'Economia me lo sono tenuto per me. Bisogna fare sacrifici.
Sentivo per radio un discorso di Casini, che diceva più o meno così: "C'è chi è con Monti, però questo no... Un altro è con Monti, però non vuole quest'altra cosa... Noi siamo con Monti, invece," alzando il tono, urlando nel microfono, "Senza se e senza ma!" Applauso della platea e apprezzamento per l'orignalità dell'espressione.
"Senza se e senza ma," mi sembra di vedere qualcuno scuotere il capo, stupito da quelle parole nuove.
Anche Rutelli è intervenuto: "Ci sono frange della sinistra che sono tristi, come se vivvessero il vuoto dell'assenza di Berlusconi!"
Ha concluso Fini, ma non ricordo niente di propormpente, frasi del tipo: "Per davvero, appoggio assoluto," molto simile al "male assoluto", affermazione che aveva usato quando era andato in visita a Gerusalemme, se non sbaglio, per rinunciare al male, definendo in quel modo "Il fascismo" e i suoi clamorosi orrori. Un bel passo avanti!
Adesso tutto è silenzioso: nelle case: partite e Domenica in, nessuna crisi, nessun pensiero verso l'inganno non tanto remoto della politica. Si è confortati dalla presenza dei professori ministri e dai ministri professori. Ci sono anche banchieri e comandanti di corpi speciali delle forze armate.
Ma tutti sono fiduciosi e rassegnati:"senza se e senza ma!" gesto di assenso con il capo. Qualcuno con la testa, ogni altra allusione è fuori luogo; cose del tipo: "Uh, uh, ah, ah!"
"Bisogna fare sacrifici" si mormora da più parti. C'è chi lo dice a se stesso, dondolandosi sulla sedia a dondolo, con un bel plaid a quadri sulle gambe, guardando i nipotini che giocano per terra, davanti alla televisione accesa, in cui scorrono le immagini di qualche campo di calcio, insieme alle urla di Malgioglio e di Giletti nell'Arena.
Monti fa scandalo solo col nome, perché suscita un umorismo puerile: "Mari e Monti" sorride con la faccia da ebete un inquilino, mentre esce dall'ascensore. "Monti e Tremonti" dice qualcun altro, anzi lo scrive sui giornali. Il fattorino di un carro funebre indica qualcosa lontano: "Tre Monti!" ride e di colpo si impensierisce. E non per il pensiero dei morti, a cui ha fatto l'abitudine. Per i quali non sa né ridere e né piangere.
Oggi e domani riposo. Lunedì riaprira la borsa e si comincerà a farneticare. "La Francia è messa male! Noi abbiamo le risorse per superare la crisi!" si incoraggiano molti, immaginando di superare la crisi perché in Francia stanno male. Berlusconi diceva le loro stesse cose, si avviliscono, e nessuno gli ha creduto! "Altri tempi" si mormora per incanto. "Povero Berlusconi quanto manca alla sinistra" ripensa alle parole avvelenate di Rutelli, che fa il sagace dal pulpito de l'Api, che non è né il toro Api della mitologia egizia e neanche un fornitore di miele.
"Quando passerà questa crisi!" c'è chi ha voglia di darsi alla pazza gioia! "Voglio mangiarmi tutti i cicerozzi quest'anno, " diceva una novella vedova molti anni fa, al funerale di suo marito, piangendo sul suo corpo bianco e cadaverico steso immobile sul letto, rimpiangendo il suo stile di vita sempre contenuto e a modo: "Voglio fare la capobanda! Cosa che non ho fatto mai!" scoppiava a piangere, con l'affanno per la perdita asfissinate del suo amato marito: "Giovane o vecchio per me sei sempre giovane!" continuava a rimpiangere altre cose di sé, ripromettendosi di fare cose mai fatte: "Solcare mari e scalare Monti!" pianto dirotto, bagnando il vestito lucido del congiunto, ancora lì con lei, ancora per poco.
I cicerozzi sono dei dolci pasquali che si fanno, forse si facevano, nelle case del Sud a Natale: un impasto cremoso di passato di ceci e castagne, imbevuto di vino cotto, chiuso in una sfoglia di pasta all'uovo increspata dalla frittura.

sabato 12 novembre 2011

La crisi economica - terza parte: razzismo e fuoristrada!

Di che esulta la gente comune? dell'idea di liberazione! Sembra di assistere alla fine di un dittatore, che grazie a Dio non è morto come è stato per Gheddafi. Ha capito di doversi dimettere. Questa è la bellezza di stare in una Repubblica democratica, si giunge alla fine senza spargimenti di sangue.
Ma la gente comune, questa massa di anime selvagge, che imprecano contro i neri e contro i gialli, contro i rumeni e contro i romani, contro i comunisti e contro Merckel e Sarkozy, non sa che le condizioni in cui hanno ridotto l'Italia quei politici che lei stessa ha votato  richiedono uno sforzo di qualche centinaio di euro per provare a risollevarla alla meglio. La gente comune, con quel bagaglio di idee rivoluzionarie, del non voler pagare le tasse per nessuna ragione al mondo, adesso dovrà fare il grande sacrificio di dover contribuire a un risanamento. 
Berlusconi è caduto perché aveva fatto il liberista per far contenta la gente comune con una politica rivoluzionaria: del maggior benessere senza pagare tasse: via l'Ici, via la tassa di successione, via la bolletta del gas e del telefono, via il canone rai e sottoscrizione obbligatoria di abbonamenti a Premuim! Questa è l'italia che ci circonda, che ci ha circondato e ci circonda. 
La pietà va per i morti di Genova e di Vernazza, il pensiero corre a quelle sciagure. Un altro pensiero è rivolto a chi non arriva a fine mese, quelle famiglie con gravi difficoltà, che non hanno i soldi per mandare i figli a scuola, perché hanno perso il lavoro e la prospettiva di ritrovarlo.
La Lega va all'opposizione, come se si potesse ancora parlare di politica in Italia. 
Monti ha solo il compito di fare quadrare i conti, di farli i conti, le entrate e le uscite, e trovare il modo per far fronte a questa catastrofe che ci ha investito. Non è stata creata dai mercati, no! Ma dal liberismo sfrenato, per accontentare chi non voleva pagare le tasse! Il popolo del Nord che non ha da pagare niente! perché non vuole pagare niente! Il Sud paga e ha pagato, in ogni senso, perché ha il senso di rispetto per tutte le genti anche delle genti del Nord Italia. Mio padre mi parla di quanto bene ha condiviso con emigranti del Veneto e Bergamaschi, nei vent'anni di lavoro che hanno fatto insieme in Germania: "Brava gente i bergamaschi!". Questo ricorda mio padre di quegli amici emigranti, di cui conserva ancora tutto il fascino del bene. Tagliava loro i capelli, gratis! Ma i figli di quegli amici, bergamaschi e veneti, che hanno saloni di taglio nelle città delle origini in cui sono tornati non tagliano neanche una ciocca se prima non ricevono almeno cinquanta euro. E non contenti hanno anche diritto con quella cifra di parlare male del Sud e della sua gente, perché i padri emigranti in Germania si sono presi i benefici da quelli del Sud senza ricordare il fascino di un bene che non hanno mai avuto per nessuno. L'unico fascino era ed è per i soldi, che non hanno per giunta, come dicono loro stessi.
L'Italia unita è un sacrificio per tutti, anche per quelli del Sud, dover sentire il peso di una diversità che è offensiva. Stare insieme a chi crede di pagare di più di altri, subire l'onta del razzismo di una politica che è stata sempre nordista, da Cavour a Bossi. Tollerare l'onta di un razzismo ignorante di chi ha in odio finanche il nome di Sud. Ma lasciamo stare, perché non stiamo parlando di intelligenza negata. Stiamo parlando dell'Italia. Quell'Italia tradita dalla gente comune, che adesso esulta perché il dittatore è caduto. Quell'Italia che esulta perché starà all'opposizione contro il governo dell'Italia una e unita. Quell'Italia che piange la fame e impreca contro il Sud! Dovrebbe ringraziare quella gente e la sua pazienza di perdonarla da tanto tempo. 
Adesso bisogna fare l'Italia, ecco perché non è una questione politica, come chi parla di elezioni e di governo illegittimo. Non è tempo di elezioni, considerando anche che chi parla in questo senso se andasse alle urne perderebbe sonoramente il confronto.
Alle elezioni popolari si andrà certamente con il piacere di tutti quando gli animi degli italiani saranno più sereni per avere scongiurato il fallimento creato da chi non vuole pagare niente. L'unico piacere che si permette di pagare sono escort e fuoristrada. A luci spente, di sera, prima di far ritorno a casa e prendere in braccio i figli, con le sue mani sporche.

martedì 8 novembre 2011

La crisi economica - seconda parte: lezione di retorica: Alé!

Le parole hanno il pregio di essere soffio. Si respira a pronunciarle. Se poi sono dolci arrivano al cuore e lo confortano. Le parole vengono da lontano, dai sogni; poiché la realtà ha perso senso.
Ve l'ho detto che ci sono banche dappertutto? Certo che ve l'ho detto. Mi sono accorto di loro in questi giorni di pioggia. A che cosa pensate che servano? A tenere il posto prenotato per un'operazione postale? Sono banche! Non sono la Posta! Non danno niente in omaggio!
Prenotate l'asilo per i vostri figli recandovi, immagino,  presso le sedi preposte del Municipio
Internet è una sciagura per Brunetta. Si parla solo di lui. A volte si parla anche di Marrazzo che prepara il suo ritorno. Con le lenti a contatto è davvero poderoso il giornalista. Lontano dalla Rai si è rovinato con cattive compagnie. E' la politica che che corrompe gli animi più delicati. Non è importante se sono in pace oppure no a casa loro.
Si è corrotti negli atteggiamenti. Adesso si spia nell'animo degli altri per cercare di trovare lo stesso deserto.
C'è chi spera che Berlusconi sia finito.
"Abbiamo perso credibilità all'estero!"
"Ma Clinton e Strauss Kahn erano puliti?"
"Bisogna cambiare! Lo spread è un abisso!"
"Sono le banche, cazzo, che speculano! Volete capirlo o no? Sono un'infinità in ogni angolo delle nostre strade!"
"Bisogna cambiare!" si ribadisce. "Abbiamo perso credibilità!"
"Voglio vedere chi mi tradirà!" ringhia la Voce del padrone, risentito con quelle quattro sgualdrinelle che nei tempi migliori si mettevano in fila senza batter ciglio nella saletta anteposta alla stanza dei record, in cui amplesso equivale a resistenza e record, stando a certe voci indiscrete ma non proprio.
"Barabba o Gesù!"risuona il grido di chi vede un parallelo di ingiustizia.
"Capra! Capra! Capra! Capra!" cambia ritornello il critico Sgarbi.
E va bene! Da Madrid scuotono il capo, da Parigi scuotono il capo, da Venezia scuotono il capo, da Palazzo Grazioli tira un'aria di rivalsa!
"Non mi dimetto!"
Nei salottini televisivi si scuotono le gambe, le mani e il ca...po.
Qualche ministro si lancia nelle offese, accusando le opposizioni che stanno parate di fronte: Casini, Fini e Rutelli.
"Fascista! Fascista! Fascista! Fascista!" Sgarbi si scaglia contro Bindi, che ha lasciato lo studio prima di incrociare lo sguardo di quell'infuriato.
"Pubblicità!" sorride il bravo conduttore.
Vedremo stasera le notizie a Ballarò. Ride anche Santoro di questo nome, forse dell'atmosfera che si respira in studio.
Berlusconi non si dimetterà.
"Vedremo chi la vince e chi la perde!"
E' la voce di chi? Di Ferrara. di Sallusti o di Bel Pietro?
E Bechis che avanza. Anche Sechi avrebbe qualcosa da dire. Chi lo sa, magari saranno tutti stasera a Ballarò: "Alé!"
Santoro scuote il capo, Di pietro picga il collo, Vauro non dice niente, Travaglio scuote il capo. Sgarbi risparmia il fiato contro i fascisti per scagliarsi impetuosamente contro la sua bestia nera: "Capra! Capra! Capra!".

lunedì 7 novembre 2011

La Crisi Economica - prima parte.

Se avessimo davvero tutto quel valore che ci sappiamo attribuire nei momenti di malinconiche confessioni manderemmo a dire a tutti che siamo grigiore inconfessato.
E’ la paura di restare soli che ci fa dire falsità.
Si può essere compatiti onorevolmente più che compatire falsamente.
Se avessimo un grado di umanità da regalare faremmo felici i miseri e i bisognosi di quel poco di bene che ci è consentito. Ma stiamo attaccati a chi crediamo ci dia l’occasione di ottenere quanto non siamo in grado di dare. Tutti insieme con le nostre ipocrisie siamo meno che mendicanti, quelli di una volta, con la tristezza nel cuore e la vergogna sulla faccia.
Se avessimo tutta quella virtù che ci attribuiamo quando siamo davanti a chi ci guarda diremmo di fare silenzio perche ci sono un bimbo e un malato che dormono nello stesso letto. Si fanno compagnia.
Fateci caso: i bambini, pur con qualche consapevolezza in più rispetto a ieri, non distinguono tra bello e brutto, vecchio e giovane, alto e basso: ma ridono o piangono per come sentono il bene o la sua mancanza in chi li prende in braccio. Piangono per un bacino sulla guancia rubato da un assassino dei loro sogni. E corrono dalla mamma o dal papino, quando sanno che possono restituire loro la bellezza dei desideri infranti.
E’ tutto un “non si può” in certe famiglie. I bambini rinunciano a ricevere quella carezza desiderata. La trovano nel sorriso di chi costruisce per loro sogni fatati.
C’è tanto clamore per la crisi economica. I mendicanti non se ne sono accorti. Per strada c’è lo stesso freddo di quel tempo annunciato di benessere.
Bisogna fare sacrifici in momenti come questi. Che tragedia! Rinunciare a un benessere costruito con una ricchezza di carta. 
“Ridatemi le mie cure, i miei gioielli, la mia macchina da corsa! Se no fuggo in Thailandia!” grida chi si sente derubato da uno Stato che non gli rende la felicità.
“Ridatemi i miei servi, la mia corte di cucinieri, i miei vestiti sfarzosi, i miei cani da caccia!” si rattrista chi sogna queste cose che non ha mai avuto. “Se no me ne vado in America! Lì c’è un’occasione per tutti!”
“Non è più così neanche per loro!” una voce risuona come se sapesse quanto agli altri è tenuto nascosto.
Le trasmissioni televisive di “approfondimento” mettono in mostra esperti di economia, che parlano in collegamento da Madrid e da Parigi, a volte da Catania e da Venenzia. Non sanno dire niente sulla crisi: “Non si conoscono le cause e il tempo. Ma Berlusconi deve lasciare, per il bene dell’Italia!”
“E’ una questione di credibilità!” gli fanno coro “da studio”.
“Siete dei criminali!” si risentono quei ministri che hanno accettato quel confronto. Sbavano, con gli occhi furenti, gridano, offendono: “Voi siete la peggiore razza di criminali che abbia mai potuto comparire in questa nostra bella Italia! Voi siete i suoi assassini!”
Scuotono la testa gli inviati da Madrid, si accavallano mugugni da Parigi e da Venezia.
“Mi lasci parlare? Io non ti ho interrotto!” inizia il ritornello di chi vuole apparire moderato e far apparire violento chi gli urla in faccia la sua verità: “Mi lasci parlare? Io non ti ho interrotto!” continuano, così, per tutto il tempo.
“Abbassate i microfoni in studio?!” fa cenno il conduttore, soddisfatto della situazione, fingendo una certa indecisione nei gesti: “Abbassate i microfoni! A casa non vi capiscono!” segue il copione scritto dai soliti autori.
“Pubblicità!” dice con decisione il conduttore, alla fine, per entrare a pieno tiolo a far parte dello show.
I biscotti del Mulino Bianco, dentifrici, adesivi per dentiere, farmaci per bruciori di stomaco. Sigla. Lo show riprende.
L’urlo inquieto di Sgarbi è la ripresa: “Taci! Taci! Taci! Taci!”.
Gli esperti in collegamento scuotono il capo, anche i ministri e l’opposizione scuotono il capo. IL conduttore scuote la testa.
“Taci! Taci! Taci! Taci! Taci!” continua l’urlo spaventoso del critico che prosegue, girandosi con sdegno contro il primo che emette un sussurro.
Il conduttore scuote il capo. Gli esperti continuano a scuotere il capo e a girare sulle poltroncine girevoli! I ministri scuotono il capo. L’opposizione scuote la testa, qualcuno si alza e abbandona lo studio.
“Taci! Taci! Taci! Taci!”
Il conduttore annuncia, sfiduciato, ma contento per quell’opportunità di passare più volte  nei giorni successivi su Blob: “Pubblicità!”.
Sgarbi urla da fare spavento, alzandosi in piedi, andando verso il conduttore, puntando la faccia contro l’obiettivo della telecamera: “Taci! Taci! Taci! Taci! Taci! Taci!”

martedì 1 novembre 2011

La poesia non cura dai mali così come un impiegato di banca non accende mutui per un suo piacere

Chi scrive per essere artefice di se stesso fa di professione il notaio. Mentre chi scrive per gli altri si occupa di pubblicità. Il giornalista informa. Il poeta, anche se non ce ne sono più, guarisce nel ricordo di amori sbagliati. Le ragazze scrivono per custodire segreti. I ragazzi non scrivono niente, tanto non si guadagna.
Ci sono banche dappertutto, agenzie ovunque, nelle città. In una stessa strada, anche stretta, non necessariamente centrale, ce ne sono con le sigle più assurde: rimandano a sedi di città: Parma, per esempio, Lecco, Lodi, ma anche Carate. Sono poste una dietro l'altra. Sono visibili, anche se sfuggono allo sguardo distratto, assorto in visioni intime o intime meditazioni.
A che cosa servono tutte queste banche? Siamo sommersi. E' una realtà a cui non si fa caso. "Offriranno un servizio!" E' la risposta più semplice che si possa dare. Poi a pensarci seriamente, dando una tregua alle meditazioni, sembra che non offrano servizi come accade ad uno sportello dell'anagrafe. Non si occupano neanche di bambini, compito che svolgono gli asili nido, numerosi quasi quanto quelle agenzie. Si occupano di crediti: ci si orienta minimamente a partire dalle definizioni: istituti di credito. "Danno soldi!"Una voce sale dalle profondità più oscure, che sfuggono normalmente alle sollecitazioni dei sensi. Il volto dei passanti si illumina di una luce che riverbera in sé, come accade per certe lampade al silicio che emanano luce nera nei centri di benessere. "Ma poi li rivogliono indietro!," il raggio di luce si attenua, si fa più freddo, nonostante sul volto non si noti la differenza. "Li rivogliono indietro, con un peso insostenibile di interessi!" il cuore raggela, mentre la voce con tutte le sue onde ritorna nelle profondità silenziose dell'animo sconfortato.
Se ci fossero molti negozi di frutta si saprebbe di certo che sono lì per vendere. Danno frutta in cambio di soldi. Le banche invece danno soldi in cambio di più soldi. Nel caso della frutta ci sarebbe uno scambio, per le banche c'è solo un prelievo di soldi continuo.
"Ma nessuno ti obbliga!" qualcuno grida dai piani di sopra. "Non è proprio vero!" rispondono di sotto, gli stessi impiegati che hanno spento sul volto l'ultimo raggio di luce nera. Anche loro hanno mutui da pagare, hanno figli che chiedono, parenti e amici che lamentano povertà. Andrebbero aiutati tutti, ma da soli quegli impiegati non ce la fanno. "Bisogna accendere un mutuo!" si scaldano, per cercare un calore dall'ipotesi di incendio. Tutti intorno piangono.
C'è chi continua a scrivere poesie, nonostante non sia neanche poeta. Non lo sa, però. E nessuno glie lo dice.  Si infervora di ispirazione e di luce crepuscolare, dedicando versi alle donne: "Sei ancora l'anelito di questo mio cuor/ trafitto da una lacrima cristallina/ arcana origine di una alterità in frantumi. // Io che amai solo la bellezza effimera di una sera/ quando la luce si posò sulla tua primavera/ alla finestra carica di tenerezza: // Va' lontano ancor/ non seguirà il mio pianto/ adesso che una luce questo mio cor m'infiamma!".
Luce e fiamme sono ancora la faccia di una contemporaneità che allude all'amore perduto irrimediabilmente e rimanda a una finesta carica di tenerezza. Per i parenti dell'impiegato di banca la tenerezza è la finestra di fronte, quell'agenzia dove si affatica per cercare di portare a casa i soldi per sfamare tutti.
"Non bisogna essere buoni!" urla la moglie dell'impiegato. "Poi c'è chi se n'approfitta!"
"Ma sono anche figli tuoi oltre che miei!" replica con una smorfia di stupore per quella cattiveria che non aveva mai scorto prima nel volto della donna.
"Non mi riferivo ai nostri figli!"
Si accascia sul divano, l'impiegato, colto da desolante smarrimento. Medita sulle banche e su sua moglie, sui parenti, sui figli. Non sa più neanche di chi fidarsi. Si fidava di sé, un tempo, dei suoi sentimenti. Alle donne non ha mai declamato poesie. Forse una volta gli è successo, molto tempo prima, quando aveva terent'anni di meno. Adesso sa che i poeti devono curare i loro mali. Le sue afflizioni, invece, non trovano neanche il piacere della fantasia. Estratti conto e ingiunzioni, queste sono le sue ispirazioni e riferimenti.
Ma un poeta è anche amico del tempo, e a lui non sfuggono le stagioni che addolciscono i mali e li stemperano, altre volte li aggravano e li ingigantiscono: "Nella tua stanza calda tu sognavi orizzonti marini/ gennaio è sempre l'alba del primo raggio di sole. // Non so partir di marte come di venere/ è la morte della rima che mi fa dire addio estate/ un'altra primavera è alle porte!".
Sono parole incoraggianti quelle del poeta, anche se non arrivano al povero impiegato di banca, che medita seriamente il suicidio.