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venerdì 27 dicembre 2013

Sdoppiamenti e tradimenti


E' domani l'ultimo giorno, se non cambia niente resta tutto come prima.
Non è rovinosa la noia. E' il pianto che rende tragica anche la felicità.
"Piango di gioia! Che c'entra la tragedia?" sorride la ragazza, che finge di essere stupida.
L'uomo annuisce, credendo di essere artefice di qualche cambiamento.
Chi guarda da lontano non ha sesso e neanche desiderio. E' il desiderio che rende difficili le relazioni.
"Ti chiedo scusa se ho pensato di arrivare fino a te!"
La donna tace, fingendo di essere offesa. Non le interessa l'amore e tutte quelle altre promesse che sono paradosso e vertigine depressiva.
"Domani chiamo mio padre e gli dico di portarmi al mare. Son troppo calde le città in questo inverno anomalo!"
Anomala è la sua infelicità, pensa l'uomo che medita di restare seriamente da solo.
"La solitudine è una condizione che fa bene ai sensi!" fa eco un rigurgito di pensiero: un tentativo di offesa.
"Non ti do più la mano!" pensa tra sé, la ragazza. "Non chiedermela più!" guarda l'uomo, di fronte, perché se si gira lo fulmina con il suo sorriso pensato per un animo sciocco. "Fa bene all'umore recitare la parte di chi non capisce. Come sono patetici coloro che credono di essere infallibili! E' divertente sapere che piangeranno alla fine della commedia!"
"Per questo prediligo le cose tragiche," dice tra sé, l'uomo. "Le cose stupide non mi fanno ridere. Mi fanno dubitare sulla mia libertà!"
Sospira chi non ha certezze. Chi ha dubbi trattiene il fiato. Sputano i bambini quando sono presi per le spalle.
"Non sopporto neanche quella tua faccia!" pensano, in modo unanime, l'uomo e la ragazza e continuano con pensieri identici, con un eco stranamente ridondante nella testa. "Se rendessi libero il tuo respiro uccideresti l'invisibile. Potrei offenderti, ma mi risparmio il peccato!" dubitano, si guardano con perplessità. "Meglio smettere con questo stato d'animo! Non vale la pena perdere la serenità con chi è stato solo un errore!"
Si cambierà quando ci sarà l'occasione propizia.
Nell'attesa, resto con lo sguardo abbassato per non farmi tentare dalle cattive compagnie.
"Lalla lalla!" canta la ragazza, tra sé, per cercare in sé una pallida idea di libertà.
L'uomo ride quando avrebbe voglia di urlare.
Tutto sembra normale a chi guarda da lontano.
Non c'è niente di nuovo in quest'atmosfera natalizia. Si rinnova la speranza di un bene che è oltre la porta di casa.
Adesso uomo e donna ridono, pensando alle proprie possibilità.

Le parole non servono se non sono parole d'amore.

Ma come fate a pensare di essere sempre in credito? Date per poi rinfacciare.
Ci fate una figura di merda con voi stessi, se solo vi fermaste a pensare che vostro padre e vostra madre vi guardano e ammutoliscono, oltre a farci una pessima figura con gli estranei.
Bisogna donare sempre per pensare di essere uomini agli occhi del mondo, riflesso della Bontà di Dio. Perfino Verlaine l'aveva capito, che passava per essere un maledetto. Eppure era disposto a donare senza pensare al domani.
Che cosa volete che vi venga dato in cambio per aver ricevuto da voi gli avanzi dei vostri bisogni? Sapete voi che quando date è perché avete già ricevuto dai vostri debitori più di quanto abbiate donato?
Sapete che senza i vostri presunti debitori voi siete null'altro che cenere, quando non siete fango?
Pregate! Inginocchiatevi e pregate per gli abbandonati, per i senzatetto, per i senzamore, per i senzacuore, per i violenti, per coloro che sono scacciati da chi è più violento di loro. Inginocchiatevi e levate le vostre suppliche in favore del prossimo che merita sempre più di voi.
Siete poveri tanto da reclamare contro tutti! Siete poveri di pensieri, di cuore! Fate la faccia triste quando prendete e quando date! Siete poveri senza speranza!
Poi dite: "Ah, adesso basta!".  E in quell'istante decretate la vostra bassezza.
Ma come fate a credere di essere uomini giusti quando ponete un limite alla vostra saggezza? Non è da uomini sapienti dire: "No!". E' da selvaggi esauriti! Che non è una condizione remota! I selvaggi vivevano in branchi! Dire "no" oggi è da esauriti col mito della lotta per l'affermazione del più adatto!
Fate impressione nella vostra stravagante disumanità, che realizza la gestazione piena dell'ipocrita e del vinto.
Dite basta ora, perché sapete che non avete scelta! Dite basta prima che le tenebre vi facciano delirare per un'altro viso che viene a farvi compagnia! Dite basta ora, prima di svegliarvi domattina e dover piangere per un incubo che vi aveva resi ciechi e impotenti!
Non dite niente. Le parole non servono se non sono parole d'amore. 

martedì 3 dicembre 2013

Lo scrittore

Lo sguardo rivolto all'intimità delle rappresentazioni umane, per essere parte di una moltitudine.
Il valore non è nel vago senso dei valori, ma nella sostanza dei legami tra cielo e terra, dove l'animo trova pace e ragione.
M'innamorai degli altri, elevandoli sempre dentro una dimensione di reciproco riconoscimento, che esclude interessi e egoismi.
Gli interessi sono sempre comuni e riguardano le emozioni.
Il denaro è oggetto dell'analisi e della prassi economica, quando non è mira di animi vili.
Ogni forma di razzismo uccide l'anima delle società, che si nutrono di rancori e attese rovinose, portando sciagure soprattutto nella casa di chi è causa di divisioni.
L'affermazione della diversità come separazione è una condanna per tutti gli uomini. Chi la fomenta è il vero diverso, il quale andrebbe aiutato per superare la crisi delirante delle sue debolezze prima che la sua follia prenda la forma della violenza e dell'inevitabile suicidio.
Chi è buono non è mosso da buonismo, ma da bontà. La differenza tra le due categorie consiste nel fatto che la bontà appartiene alla storia dell'umanità, fin dalle sue origini; il buonismo è solo una deriva gergale di un'umanità privata di ogni affetto e ragione (pensiero).
La parola scritta è la restituzione della vita dei protagonisti, che hanno avuto il coraggio di viverla.
Un libro è l'opera di vite notevoli, di santi o di eroi. Che commettono sbagli, rimediabili e no. Il libro ripercorre virtù ed errori di questi protagonisti.
Lo scrittore è un poeta che salmodia sui peccati suoi e degli altri, senza voler cercare l'assoluzione ad ogni costo.

sabato 30 novembre 2013

Amici: Milano, la neve e altri fotografi

Se nevica escono per documentare l'evento. Lo fanno ogni anno, ogni volta la prima volta che nevica. La prima neve è carica di suggestioni, per i loro occhi senza espressione. L'espressione la cercano nello scatto della macchina fotografica, quelle piccole, automatiche, attaccate al polso per mezzo di una cordicina, con l'obiettivo che spunta appena da un paio di cilindretti anulari.
Che pena vederli quando fotografano il mare, la spiaggia e perfino se stessi in posa sul terrazzo della casa dell'amico che ha permesso loro di abitarla nel fine settimana in cui non è potuto andarci. Foto ripetute a raffica, scattate dal battello, nel tragitto da Monterosso a Manarola.
Che pena! La ricerca ripetuta della scollatura della turista  in bermuda di cotone bianco e blu. Il piacere del fotografo che riguarda gli scatti, la sera, in piedi accanto alla finestra della casa dell'amico. Poi mette tutto su facebook. Ride, contento di immaginare la faccia degli amici accettati per posta quando vedranno i suoi fantastici scatti. Apre la bocca, ride di gusto, immaginando i commenti. Ed eccoli arrivare,uno più interessante dell'altro, in una lingua che non ammette certificati medici o attestati di partecipazione a corsi di scrittura alternativi a quella ufficiale, scolastica.
"Nevica... Così si presentava Milano stamattina..." aggiunge la scritta. Aspetta condivisioni, indici alzati, segnali di fumo.
Il fotografo riposa sul letto, ripreso in una serie di autoscatti, che non sono diversi nel risultato dalle immagini filtrate dal suo occhio di cui egli è convinto sia particolarmente dotato per cogliere dettagli e sfumature proprio dell'opera d'arte. Dettagli e sfumature senza i quali, egli crede, in assenza del suo occhio l'arte ne risentirebbe tristemente.
E' sul letto, senza maglietta. I piedi allungati. Le scarpe per terra, la porta del bagno aperta. Alle pareti poster di Vasco e di Bob Marley. Chiude gli occhi, in un'altra auto-immagine, per un'orrenda mostra di sé all'obiettivo che va avanti senza avere la sensibilità per provare rancore per un dolore che gli suscitano quelle pose la cui vista è insostenibile. Neanche il fotografo può immaginare il rancore che suscitano negli amici esposti in vetrina, in bacheca o in archivio, quelle immagini che egli, svegliandosi dal sonno finto, provvede a caricare su facebook. Certamente sarà orgoglioso di sé. Il suo occhio allenato a non cogliere niente, anche questa volta non coglie il dramma stridente che evidenziano quei dettagli.
Ride, intanto che arriva il primo segnale di dolore di un nuovo amico mai visto prima che si piega sulla tastiera del pc, contorcendosi, pigiando coi piedi sui tasti, producendo segni e simboli di una fantastica allegoria della sofferenza.
Il fotografo risponde con altre foto. E' serio, ma scrive che ride, lo fa nelle intenzioni, perché non sa scrivere: "HAhahahahahahahaha............!!!......."
Arrivano altri segni di certi amici di Milano, che "cliccano" con la mano sotto la fantastica foto del marciapiede sporco di un'immagine di neve calpestata: "Nevica... Così si presentava Milano stamattina..." 

sabato 16 novembre 2013

Creazione di linguaggi senza essere sarti o creatori

"Siamo stanchi!"
"Per causa di chi o per cosa?"
"Siamo stanchi e basta! Al limite, siamo stanchi di tutto!"
"Va bene, adesso pensiamo ad altro!"
"A cosa? Se vuoi, a chi?"
Intrecci che sono chiasma, creazione.
"Il Creatore non c'entra con la stanchezza."
"Si può creare pur non essendo creatore."
"No, non si può!"
"Si può! Il Creatore creò il cielo e la terra... Non creò abiti da sposa."
"Cosa c'entrano gli abiti da sposa? Se vuoi, chi c'entra con gli abiti da sposa?"
"Basta con il chiasma, però! Gli abiti da sposa erano un esempio di creazione! E' necessario essere sarti per crearli non certo bisogna essere il Creatore."
"Ma che discorsi!"
"Infatti! Hai cominciato tu... Possiamo anche smettere se vuoi..."
"Per me va bene..."
Silenzio e attese. Poi sbuffi.
Respiro grosso, grosso dilemma.
"Non riempire il silenzio con allitterazioni!"
"Sbuffo, allora, in maniera onomatopeica: "Ufffffffhhhhhhh!!!"
"Me ne vado e non voglio più vederti!"
"Ecco, va bene: Non farti più vedere! Vattene!"
"Non ti rispondo male perché mi fai pena!"
"Tu fai pena! Tu e quel co...ne del tuo ragazzo!"
"Che educazione: Usa i puntini sospensivi!"
"Non si usa più chiamarli puntini sospensivi, è un linguaggio superato. Si usa dire tre puntini. Allo stesso modo il punto di domanda ha soppiantato il punto esclamativo!"
"Pfffff! Soppiantato! Che schifo! Ffffhhh!"
"Ffffhhh cosa?, eh? Mi fai adirare, adesso, testa di cazzo! Ffffhhhh, cosa, eh?"
"Testa di cazzo sarà il tuo ragazzo! E il punto esclamativo non è stato soppiantato dal punto di domanda, al limite è successa questa sciagura al punto interrogativo!"
"Mi fai schifo, sai? Ti piace più di soppiantare? Resti comunque una testa di cazzo! Sul punto esclamativo, invece, mi sono confusa!"
"Non sono io testa di cazzo! Va bene? Testa di minchia! E al di là della retorica, adesso mi hai rotto..."
"Che cosa ti ho rotto, delicatina? Perché non finisci la frase?"
"Perché mi hai rotto! Crack!"
"Vuoi che vomiti? Cosa significa crack?"
"Non l'hai capito?"
Indecisione. Sguardo smarrito. Dubbio. "L'ho capito, ma è ridicolo!"
"Ridicolo è quel testa di latte del tuo ragazzo!"
"Ah, ah! Testa di latte? Ah, ah! Sai che ti dico?"
"No, che mi dici?"
"E' meglio che tu non lo sappia!"
"Perché se lo sappia che cosa mi succede?"
"Se lo sappia? Ah, ah! Ma come cazzo parli? Ma parla come mangi, va! Anzi, ah, ah, mangia come parli!"
"Pensi che sia un chiasma? Non lo è! E' una mostruosità! E sappi, che ho fatto a posta a dire sappia anziché sai!"
"Sai? Ah, ah!"
"Che cazzo ridi! Sai, sì! Perché, come si dice?"
"Dice? Ah, ah!"
Interruzione. Contrazione dei muscoli facciali. Soluzione: "Sai cosa sei?"
"No! Cosa sono?"
 "Sei la ragazza di un testa di mi...ia!"
"E tu sai cosa sei?"
"No. Cosa sarei?"
"Non saresti, sei! Sei una testa di latta!"
"Pensi di essere stata offensiva?"
"Non so, non capisco quello che dici... Più che parlare mi sembra che risuoni..."
"Ah, ah! Perché? Sarei di latta? Ah, ah! Ma la latta non suona, fa rumore! E' ridondante!"
"Non capisco... Cosa dici? Forse chi?"
"Ah, ah! Cosa sarebbe, un chiasma? Non lo è! E' una m...a!"
"Doeng, doeng, doeng... Non capisco! C'è qualcuno che parla?! O è qualcosa? Doeng... Doeng... Doeng..."
"Mah..."
"Eh..."
"Ma va..."
"Ma va... tu e il tuo ragazzo... A proposito, non l'hai ancora cambiato? Sono già un giorno e tre ore che stai con lui..."
"Doeng... Doeng... Doeng..."
"Ma vai a farti f...t...r..."
"Doeng... Doeng... Doeng..."

venerdì 15 novembre 2013

Oggi e domani: l'immagine del progresso

Siete morti nell'anima finta.
Non avete l'istinto della vita, che è semplicemente respirare, parlare, mangiare, vivere per caso, incontrarsi.
La parte più vera e umana dell'uomo è aver fame e sete, con tutti i rimandi alle Scritture e ai modi per soddisfare questi bisogni che sono comuni a tutti gli uomini.
Abbiamo il dono di saperci e sentirci uguali nei bisogni. Non c'è nessun'altra consapevolezza che unisce di più del sapere di aver bisogno. Per bisogno non si chiedono soldi. Per bisogno si rinuncia. Si chiede un bacio per bisogno, un gesto, uno sguardo, un sorriso.
Siete morti quando vi esibite su un palco, per beneficenza. Siete morti quando donate perle di bellezza, che non rendono più belli. Anche se fate apparire di non dare peso alla vostra età, in realtà siete intimamente scossi. Avere trent'anni è diverso da averne trentuno. A vent'anni si è più vecchi di chi è morto prima. Si piangono addosso il bambino e il cuore innamorato. Il vecchio sonnecchia e aspetta che ritorni sua moglie dal supermercato dove è andata a fare la spesa anche per la cena di un'altra sera da trascorrere insieme.
E' difficile trovare un riscontro in pensatori moderni. Quelli del passato sono dimenticati. Si copiano frasi da facebook: sempre meglio di niente.
Frasi d'amore che rimandano a lacrime e a promesse definitive di non farsi prendere in giro da un altro stronzo: "Perché zoccola sarà tua sorella!".
Facebook è una miniera di frasi di grande profondità: "Ma non ricordarti di me solo quando mi chiedi piaceri! Io non sono tua sorella insieme al suo ragazzo! Sono due stronzi!".
Su facebook si fa sempre riferimento al risultato dell'attività digestiva! Si cercano rimedi a disturbi intestinali.
La morte si annuncia anche con forme piacevoli. "Speriamo che certi stronzi stiano bene! Perché mi sono stancata di essere a disposizione per curare i  loro dolori! Si curino il mal di pancia con chi non prova schifo per certe loro smorfie disgustose! A me fa schifo, adesso! Sono un'altra ragazza, menomale!"
Povere ragazze, su facebook c'è sempre qualcuna che insulta più di un'altra! Su facebook c'è sempre una minaccia inaspettata che agita il cuore e la mente! Minacce è offese da chi non ci si aspetta. Da chi si considerava amica o amico! E all'ora c'è da versar lacrime o da stare alla larga. C'è da aspettare un saluto, un "mi piace" che non arriva. "Eppure ho creato un nuovo profilo con delle foto trasgressive! D'ora in poi non metterò più un cazzo," ci si scaglia contro tutti, scrivendo in bacheca frasi mirate, rivolte contro questi e quelle. "Tanto chi deve capire capisce!".
"Hahahahahahaha..... IHIHIHIHIHIH.... !!!!!!!!
Poi arriva sempre qualcuna che scrive sulla sua sua bacheca qualcosa di saggio, che è in pace con  se stessa e col suo nuovo ragazzo. Un altro da ieri!
Arrivano le notizie di politica, di Berlusconi e Alfano che litigano e fanno pace. No, litigano. No, fanno pace. Arrivano le grida di Grillo che ha ragione. No, ha torto. No, ha ragione. Ha torto. Ragione. Torto...
Arriva una nuova parola di papa Francesco, che ha sempre ragione. "Non sempre", qualcuno replica. "Sempre," un altro ribatte. Non sempre. Sempre. Non sempre. Sempre.
"Beh, si è fatto tardi!"
"Domani, a scuola! Che palle!"
"Che bello!"
"Che palle!"
"Che bello!"
Arriva di nuovo Berlusconi con le notizie e le immagini della notte, valide anche per il giorno dopo.
"Finalmente, domenica!"
"A me, non so perché, Papa Francesco piace!" c'è chi ribadisce questa verità, che lo conforta.
"Non sai perché?"
"Sì... No... E' un modo di dire... Mi piace quello che dice, come lo dice... Quello che fa, come lo fa... Non so,. mi sembra una bella persona..."
Continuano ad arrivare notizie dalla politica.
"Basta, Però!"
"Menomale che è lunedì, e si torna a scuola! E basta!!!!!!!"
"):):):):):):)=:O:):):):):):)P:):)P:)"



mercoledì 13 novembre 2013

Un uomo

Restiamo in attesa che torni il silenzio. Il vento non è gelido, neanche di mattina.
Sono gelide le speranze sopravvissute alla crisi. Sono gelide le mani che stringono la carta di giornale. Pensieri stanchi, da buttare per strada.
Restiamo in attesa che cominci la ripresa, annunciata per il 2014. E' un punto di partenza, se non fosse perché ogni anno si è annunciata la ripresa per l'anno successivo: 2010, 2011, 2012, 2013, 2014.
La crisi in realtà è passata da tempo, perché in crisi è la fede.
Non voglio più incoraggiarmi con papa Francesco. Mi piacerebbe sapere qualcosa sulle condizioni di vita di papa Benedetto!
Anche di Berlusconi mi piacerebbe sapere come sta, come vive, quali speranze nutre.  Falchi e colombe che fanno ombra dall'alto delle delle merlature di casa non sono uno spettacolo edificante da sopportare. Eppure bisogna fare la bella faccia, per il bene del Paese, per il bene degli altri. Nonostante i propri dispiaceri.
Anche l'ex delfino ricorda che va data fiducia al governo.
"Che indecenza! L'anno prossimo ci sarà la ripresa? Le agenzie di rating sono la rovina dei popoli! Intanto faccio la bella faccia. Che altro si può fare quando si è circondati da certa persone? Traditori è dir poco. E' ancora considerarli degni di una menzione, seppur a denti stretti! Che mondo, mi viene da dire... Che mondo... Mah... Mi verrebbe voglia di chiudere ogni rapporto e stare a guardare la loro fine, perché è certa... Sono uomini che non hanno futuro, al di là dei punti di vista... Mi metterei in terrazza, con sandali e occhiali da sole, giornale aperto sulle gambe e chiuderei gli occhi per ascoltare un suggerimento da chi è più in alto anche di papa Francesco... Mi dispiace, ma per me nessuno può ritenersi più buono di un altro... Siamo tutti peccatori, è una legge umana... Potrei citare sempre quel detto di Blaise Pascal: 'Ci sono solo due generi di uomini: giusti che si sentono peccatori e' soprattutto, 'peccatori che credono di essere giusti'..."
Un altro giorno è passato.
Quante parole senza senso sono state consumate, nelle scuole, negli stadi, in allenamento, durante le sedute dei parlamenti di paesi adagiati su un sial sempre più fluido.
Chissà quanto dureranno le speranze.

lunedì 28 ottobre 2013

C'era una volta...

Il mio paese non si chiama mai per nome, ma per riferimenti. 
Il nostro paese è sempre un'esclamazione, un ricordo, una gioia racchiusa nelle acconciature delle donne, un turbamento trattenuto in uno sbuffo dei nonni.
Il nostro paese è un'idea comune che appartiene allo stesso modo a tutti e a uno solo: "Il mio paese!".
La gente del mio paese è orgogliosa di essere dello stesso paese del papà di Michele Santoro, che ha fatto per tutta la vita il macchinista di treni a Salerno.
Al mio paese ricorrono sempre gli stessi nomi. Il macellaio di una volta, contò, soddisfatto, sorridendo: "Dieci Ntonio e Ntoniuccio e nu Peppe sulo!".
"Giuvanno e Francisco so' 'na possibilità luntana!"
La gente del mio paese, nel ricordo, fa festa quando si sente sola. C'è sempre qualcuno che inventa un'occasione per stare insieme. Una volta era così nella realtà, prima che si chiudesse la sala giochi e l'ultimo bar. Hanno aperto altri bar, adesso. Non sono gli stessi di allora.
I vecchi del mio paese non ci hanno mai fatto sentire poveri. Ci hanno raccontato la vita attraverso la fatica e la ricompensa che veniva dalla terra. Tutti hanno raccolto almeno una volta ciliege dagli alberi. Alberi a caso. Alberi di tutti. I proprietari dei campi facevano finta di non sapere che la sera bande di ragazzini andavano a devastare il loro raccolto. Il giorno dopo quando ci incontravano ci salutavano contenti e in cuor loro erano felici di saperci sazi di colpe e di spavento. Nessuno ci aveva accusati: l'avevamo scampata un'altra volta, ridevamo, illudendoci.  I proprietari dei campi trottavano sugli asini, con le gambe divaricate, lo sguardo stanco mentre alle loro spalle un sole rosso si spegneva a poco a poco. 
I vecchi avevano quarant'anni. A cinquanta erano già ultracentenari.
Lo zio di Michele Santoro, era altissimo: "Zio Francesco!". Aveva il piglio serio e deciso, ma il sorriso sempre sincero affiorava sulle labbra, quasi a incoraggiare il saluto o la risposta.  Sua moglie, aveva i capelli ricci, agile e disponibile. Si fermava il tempo di un saluto a casa con mia madre, quando passava di ritorno dal forno con la pagnotta di pane sotto lo scialle blu. Zio Francesco indossava un mantello nero, a ruota, con un gancio dorato da una parte all'altra del collo.
Le sere d'inverno capitava di assistere a vere e proprie sfilate di mantelli neri e d'oro, che non si mettevano in mostra ma tratteggiavano sentieri di dolcezza lungo le linee dei muri, per scomparire dietro la luce di un lampione che penzolava tra le pietre chiare e leggere dei tufi allineati negli angoli delle case.
Le donne del mio paese erano piene di misteri e di segreti, che annunciavano la primavera tutte le volte che andavano a messa. Erano piene di rosari durante le funzioni, cantavano facendo a gara. 
La politica al mio paese era sempre questione tra pochi. Anche se tutti venivano coinvolti, E tutti dicevano sì a tutti. Ma solo in prossimità delle elezioni. Solitamente parlavano di altro. La terra e il raccolto erano gli argomenti di maggior interesse.
Tra ragazzi, d'inverno, si raccontavano storie di fantasmi, di morti resuscitati, di macabre visioni. C'era chi giurava di aver visto suo zio e suo nonno che gli erano comparsi davanti, vivi e vegeti, in campagna, solitamente durante la vendemmia. Naturalmente seguiva un coro di allusioni dissacranti, di risate, di lamenti risentiti. Qualche volta tutto sconfinava nella lotta e nel parapiglia, ma solo per la rappresentazione e concludere in questo modo un'altra giornata.









giovedì 3 ottobre 2013

Anche Brunetta sa amare per un suo intimo bisogno di verità.

Non so perché Brunetta se la sia presa tanto. L'ho visto incazzato, furente è il caso di dire, contro la Boldrini. E' il caso di dire perché è questione di toni. Si sarebbe potuto dire anche incazzato, ma non è stato così. E' stato solo furente, qualcosa che somiglia a una grande espressione. Con Brunetta è sempre un fatto di espressione.
Una volta l'ho vista in un'intervista con la conduttrice Boralevi, tenersi per mano, dietro veli o specchi che creavano un corridoio all'interno di uno studio televisivo, prima di arrivare al salotto del programma, per raccontarsi al pubblico della notte. Per fare concorrenza a Marzullo, evidentemente, vista l'ora.
C'erano sorrisi gentilissimi e compiaciuti tra i due.
Si saranno detti anche qualcosa relativa alla vita dell'uno o dell'altra, ma i sorrisi e i sospiri erano talmente impressionanti che impedivano di ascoltare altri contenuti e di fare caso ad altre espressioni.
Brunetta è sicuro che il suo mondo sia giusto. Che novità è? Anche Travaglio, Santoro e Cicchitto sono sicuri che il loro modo di essere, di fare e di dire sia giusto.
Sarà certamente giusto che chiunque si senta parte dei giusti.
Anche chi legge crede di saper leggere. Crede anche di sapere scrivere. Poi c'è chi crede tante cose ma non fa niente, perché niente deve dimostrare a nessuno. Neanche di essere giusto.
Chi lo conosce lo sa.
Purtroppo e lui che non sa che chi lo conosce non parla bene di lui. Di questi tempi non si parla bene di nessuno. Si parla bene di sé, ma si fa solo per farsi credere. Nessuno crede di sé le cose che dice.


  

Vaticano, d'agosto.

Non credo che qualcuno vi salvi con un sorriso che vi sbatte in faccia. Oggi i sorrisi hanno la facies del volto di chi si difende dalla normale gentilezza dei miti, degli ultimi e dei derelitti della terra.
Per che cosa ridete? Ancor peggio perché non chiedete aiuto visto che siete in difficoltà?
Non atteggiatevi, avete il respiro che odora di erba malata. Lo sguardo è assente con o senza occhiali.
Fate i disegni utilizzando l'iPhone. Vi cambiate faccia, per non subire l'affronto dell'estraneità.
Avete anche desideri remoti di altruismo, smorzati da un destino che vi rese persone non distinte nelle forme apparenti e non apparenti.
Vorrei dividere con voi i miei sogni di aria. Ma voi gridate che vi convince solo papa Francesco! Viva papa Francesco! Menomale che c'è papa Francesco!
Voglio sapere come intimo tormento che cosa sia accaduto a papa Ratzinger! Lo voglio sapere da sempre! Lo voglio sapere ora come  lo volevo sapere prima! Perché ha dovuto abdicare al suo bisogno di essere Amore per il cuore degli uomini?
L'intelligenza di chi si genuflette a papa Francesco è conformismo mediatico.
Il mio tormento remoto continua a ripropormi la domanda: "Che cosa è accaduto a papa Benedetto?". Il respiro si placa appena un istante, poi il pensiero ritorna sul dubbio: "Che cosa è accaduto a papa Benedetto?"
Applaudite a papa Francesco, a qualche sua nuova parola. Fatelo ora che va di moda, perché domani sarete di nuovo soli con la vostra superbia, quando il gentile papa Francesco non dirà più qualche parola che vi sembrerà bella e nuova: "Vergogna!" E' questa la novità. Come nuovo vi sembra la sua vicinanza verso gli ultimi, verso i poveri, i derelitti. Addirittura verso i diversi.
Ma che papa è chi non è vicino agli ultimi e ai diversi?
Io so di persone semplicissime che non giudicano nessuno, ma non c'è anima viva che parli di loro, che li sfiori con lo sguardo.
Il potere è una minaccia per tutti.
I poveri di spirito sono coloro che si proclamano savi. Tacendo la loro inutilità.
Che fortuna essere cresciuti in tempi di ignoranza, perché di questi tempi non avrebbero mai potuto neppure respirare. Altro che inneggiare a papa Francesco!
Il tempio di Dio in Vaticano è sbarrato da spiegamenti di forze di ogni genere, carabinieri, servizi d'ordine di ogni specie, di ogni nazionalità e lingua. L'incontro con Dio è negato. Guardie giurate, oscene, insulto a ogni decenza,  controllano la lunghezza delle maniche di chi vorrebbe entrare in chiesa un giorno caldo d'agosto per l'incontro con il Signore. Non è possibile, ci sono questi signori barbuti, con gli occhiali da sole, che dicono no: "Non si può entrare!". Scandalosi nel tono e nell'espressione. Che spettacolo vergognoso! Bisogna allontanarsi o gridare allo scandalo!
Il Signore si prega nell'intimità di un animo pulito, anche se si indossa un abito lungo con una manica leggermente più corta.
"Vergogna!".
Bisogna resistere all'attacco folle e disgustoso, di chi dovrebbe essere allontanato dal Tempio di Dio, per rendergli la necessaria e naturale sacralità.
Ma se anche si riesce a guadagnare l'oscurità e la frescura della basilica, dopo che si è resistito all'insulto dei custodi davanti alla porta, la scena di chi si intromette nel dialogo tra te e il Signore si ripete. Ci sono squadre di controllori, che ti aggrediscono alle spalle coi loro farfuglii intimidatori: "Ssshhhh! Bisogna de' starse' zitti!" Siamo in chiesa!".
"Infatti, si allontani!" rispondo ad alta voce, con quelli che rimangono spaventati, con il dito sulla bocca, impensieriti se tentare oppure no un secondo attacco. "Si allontani da me! " ripeto, mentre seguo la direzione del dito sottile e candido di mia figlia che indica la volta della basilica, che rimanda alla sacralità della luce celeste.


mercoledì 24 luglio 2013

Emicranie estive: basta un moment!

Meno male che c'è quel lume perenne che mi conduce a te, non solo con l'immaginazione, ma anche coi profumi, coi suoni, con le parole, coi sogni ideali, con la dolcezza dello sguardo che è stato, con la sicurezza di sapere di essere parte di te. Tutti beni che mi hai lasciato in eredità, le uniche ricchezze che dànno valore all'esistenza. 
A noi basta qualche cipolla e un sorso d'acqua di un pozzo, che sentiamo la vita scorrere nella carne che si accontenta di piacere, non per debolezza. 
Debole è quell'essenza che non possiede limiti, pur avendo bramosia per le cose. naturalmente le sfuggono, senza lasciare impronte ereditarie.
Mia figlia ti somiglia, perché ha la tua sapienza e porta il tuo nome. Quando la guardo non vedo il mio bene unico e indissolubile, ma vedo una persona in divenire. E' confortante sapere che possiamo essere un unico pensiero, un unico amore. 
Sono i sentimenti che rendono dubbi alla bellezza, per arrivare alla perfezione di un altro sentire che realizza l'ideale umano: la vita. 
E' nato l'erede degli eredi al trono inglese.C'è stata un'attesa e una gioia generale. Ma che gioia è se qualcuno è amato da chi vuole vedere tua madre fuori dall'ospedale, che ti espone per un  dovere? E' un sacrificio, non è amore! E' un rito doloroso, non è gioia!
I figli somigliano ai padri e alle madri se questi sono capaci di dare quella gioia semplice di cui ha bisogno un bambino, di dargli quella parola quando gli serve, di dargli quello sguardo e quell'affetto che rendono ideali i suoi giorni. 
Non a tutti i figli si rende bene con queste cose: avranno ereditato desideri che li rendono sempre vuoti insoddisfatti!
Un figlio diventa grande da bambino. Un bambino riconosce la verità, che non può essere descritta con parole false, con emozioni distratte. 
Ci sono bambini che la verità la chiedono come necessità.
Mia figlia sa che dovrà diffidare di chi parla con le mani, di chi reclama silenzio dal suo posto prenotato sulla freccia rossa, verso chi piange al telefono qualche posto dopo perché il suo fidanzato l'ha lasciata per un altra. Mia figlia sa che non dovrà mentire a se stessa se qualcuno la lascerà per un altro. Mia figlia sa che è ancora piccola e dovrà crescere per affermare la sua verità. 
Conoscenza, gioia e dolore, perdono, rabbia, smarrimenti e abbandoni sono traguardi dell'anima che si prenderà cura di sé, della sua fragilità e miseria.
Papa Francesco non può salvare tutti dal mal di testa con l'imposizione delle mani. Per necessità corporali come queste basta prendere un Moment. A qualcuno non fa effetto, per sua ammissione. 
Probabilmente fa bene a consolarsi con la gioia per l'arrivo dell'erede al trono inglese, almeno si distrae con qualche passione senza senso; che cura da emicranie senza rimedi e da possessioni mai diagnosticate.

martedì 23 luglio 2013

Il Destino

La felicità è essere portatori di speranze.  In estate il governo propone nuove forme di lotte per attaccare la crisi. Instancabile.
Il trenta luglio è vicino, Si fanno previsioni. Sul tempo e sui modi che cambiano. Ci sono fibre di tessuti prodotti con nanotecnologie. Non lasciano passare neanche un atomo di idrogeno. Il baco da seta può ben poco verso l'ineffabile estinzione.
E' l'epoca di Grillo che con le tecnologie fonda un movimento impenetrabile. Ecco perché Grillo vincerà la sua lotta contro l'estinzione.
Se aveste umanità non la cerchereste in Papa Francesco. Papa Ratzinger era un uomo mitissimo e nel cuore dei giusti arrivava. 
Papa Francesco arriva al cuore di tutti, perché è il Papa dei poveri. 
Cercate dentro di voi la miseria, la troverete. Non lasciatevi rappresentare da nessuno. Chiedete pace al Signore. Vi aiuterà.
Papa Francesco ha portato con sé la borsa sull'aereo. 
Per me è un miracolo. 
Ride papa Francesco, ride spesso. Sembra che lo diverta tanta miseria intorno.
Berlusconi è rimasto in silenzio, attende. Cambia volto e avvocati. Emilio Fede potrebbe fondare un movimento nuovo. Non è scontato che non si impegni lungo questa direzione. Anche se è ardua la strada, sarà il destino a segnarla. IL Destino, è un bel titolo per un altro giornale. Hanno data voce alla Voce, hanno documentato fatti col Fatto, libertà con Libero. Hanno scandito il Giorno e la Sera. Manca il pomeriggio. La Notte c'è stata e c'è ancora.
Silvio, aspettiamo un segnale. Peccato che non sia più di moda la canottiera sulle coste della Sardegna. Bisognerà trovare qualcosa di nuovo, magari un Destino migliore in cui rimanere sereni e pieni di Amore per il prossimo e per se stessi.
Il Destino,. Non credo che avrebbe fortuna un'operazione del genere. La gente è troppo superstiziosa, ci vedrebbe subito la disfatta o il fallimento. 
Poi l'idea del destino sa troppo di popolaresco e di bassa manovalanza. Nel Destino ci sta un po' tutto: ciò che è ciò che non è; ma che sarà o potrebbe essere. 
Intanto bisognerebbe pensare a una preghiera pomeridiana, visto che manca nella cadenza serrata dei ritmi della fede vissuta a ore.
 

lunedì 22 luglio 2013

Preghiera del mattino

E almeno siate capaci di abbassarvi, una volta, umilmente. Almeno quanto ricevete bene gratuitamente, per dirla evocando le parole sante di Paolo.
Ringraziate il sole e la terra per la generosità che profondono verso di voi. Tutti i giorni.
A quanti avete bestemmiato i morti durante la giornata? L'ho sentito dire e fare da persone volgari, coricate a bordo delle loro macchine, invadendo a piacimento le corsie di strade senza futuro.
Non cantate laudi per la vostra vigliaccheria, perché  sarete sconfitti: lo sanno anche i bambini fin da quando nascono. Infatti essi piangono e sorridono. Sono doni che si sentono nel petto, perché a quell'eta c'è la pienezza dello Spirito.
Risparmiate almeno le vostre facce sfigurate da intenti subdoli. Perché si vede che non avete il dono della bellezza. Nonostante pensiate di essere piacevoli. Il vostro orgasmo non risparmierà il ripudio da parte dei vostri figli, che educati all'odio vi odiano. Perdonatevi prima che altri vi sputino addosso. Giordano Bruno assunse la croce come sostegno interiore mentre abiurò con lo sdegno i simboli mondani mentre arse sul rogo. Non era una strega, ma il destino fu decisivo.
Inginocchiatevi una volta su un letto di spine per chiedere l'assoluzione. Visioni infernali di morti nello spirito.
Soccomberanno anche i giusti. Ridete pure, tanto è l'ultimo scorcio di gioventù.
Mirabili visioni della fine del mondo vengono tenute lontane, con la speranza che accada sempre un miracolo per una salvezza non meritata.


domenica 7 luglio 2013

"Roberto Straccia" Sogni infranti - Intervista al coautore Antonio Gerardo D'Errico, a cura di Gianni Colacione | www.liberi.tv

Antonio promuove ancora l'umanità, quella che un po' il mondo ha smarrito, quella che la vita e i sogni di Roberto ci insegnano. Antonio racconta del suo incontro con Mario: un sentimento fatto di volontà e di speranze che hanno dato vita e bellezza al libro! Grazie, col pensiero e lo sguardo rivolti a Roberto.


"Roberto Straccia" Sogni infranti - Intervista al coautore Antonio Gerardo D'Errico, a cura di Gianni Colacione | www.liberi.tv

lunedì 21 gennaio 2013

Promesse d'amore, interrotte dal tempo e dalla volontà di lasciare inconclusi i risvolti

Chi potrà mai credere che un'umanità priva di forme apparenti concorra all'affermazione dell'uomo nella sua alta rappresentazione?!
Ho visto la gioia nei passi di anziane figure in processione, curve, nel tempo della misericordia di una festività di paese, battersi il petto annoiato da paure soffocanti.
Da bambini quelle genti si  guardavano con occhi atterriti, resi dolci dal gesto protettivo il quale anche se non arrivava completamente allo scopo metteva fiducia nel respiro che si placava e sentiva la forma e la presenza di quella fiducia. E quelle mani scarne, ritorte e nodose mostravano lividi che invitavano alla pietà e all'amore, all'idea di essere carne consacrata alla generazione e alla vita. E si aveva piacere del gesto che univa passato e presente, che univa il vecchio al giovane, la bellezza al declino. Le une e le altre cose portavano traccia e memoria dell'amore. Anche ora quell'amore è presente nella carne sopravvissuta all'azione del tempo che non muta forma al reale eterno. Le contingenze sono dinieghi di chi tace le differenze tra l'essere e l'essere stato.

Se non c'è scambio non c'è vita né morte. L'assenza è volontaria e incolpevole. Quando l'eco dell'amore si è smarrito nel dubbio e nell'errore di esistenze dissennate non ci sono colpevoli. Ci sono consuetudini e adattamenti all'assenza.
"Non dirmi che mi ami! Non mi importa del tuo richiamo egoistico! L'amore è  smarrimento eterno!" disse l'amata perdendo l'incanto di un amore consumato tra le lenzuola di un letto mai sazio. E sputò su quella sporcizia dell'anima, che rese tersa di lacrime e di propositi nuovi.
Un bambino pianse sul petto gelido della mamma, stringendole la mano che l'abbandonò: "Quando morirò anch'io" sorrise, provando la gioia dell'eterna promessa, "ci incontreremo! Staremo insieme su una nuvola! Io porterò con me i miei album da disegno e i pastelli colorati. Tu ti farai trovare a scrivere le tue cose computer, così non perderai l'abitudine al pensiero.
Sorrise, lasciando la mano alla madre che trovò la discesa. Nel suo volto scorse il piacere di quella promessa nonostante il dolore per quel distacco temporaneo e passeggero.


domenica 20 gennaio 2013

#Io sto con Marco, Amnistia, Giustizia, Libertà


Un paese che si spaventa perché Berlusconi è tornato, mentre ride e gioisce quando immagina che il peggio sia passato.
Un paese così è virtuale, vive di attese e di fantasie che gli offrono la soluzione vantaggiosa per essere sereni. Attese e soluzioni che vengono accettate perché si immagina siano scherzo o miraggio di un bene che illusoriamente dovrà pur arrivare.
Nel mito platonico della caverna  gli occupanti di quell’antro roccioso volgevano le spalle all'ingresso e con gli occhi fissi verso l'interno vedevano riflessa sulla parete l'ombra di quanti all'esterno passavano. In quell'ombra riconoscevano la verità. A quelle ombre riconducevano il loro pensiero, i loro timori, ma anche le loro sicurezze, i loro piaceri e desideri, seppur esigui. Non avevano neppure il dubbio che fossero alienati rispetto alla condizione di realtà.
La psicanalisi fortunatamente non aveva ancora coniato  quel neologismo. Ma sempre fortunatamente non era neanche intervenuta nella vita sociale di quegli uomini l’idea di un’investigazione scientifica di quel tipo.
Rimanevano costretti in quell'unico spazio che la loro mente accettava come vero e reale, con le spalle alla luce, sicuri di essere al riparo da sinistre sciagure che là fuori  li avrebbero colpiti se solo avessero provato a voltare la testa o  avessero pensato di avventurarsi per sentieri scoscesi e impervi che realizzavano un cammino impossibile in un rovinoso mondo esteriore.
Meglio restarsene seduti all'interno, dove il conforto di quella realtà conosciuta era evidente fosse causa e fine del reale. Era certamente per loro reale. Certamente perché non ammetteva neppure il riflesso di un dubbio.
Una bambina, in un altro mondo, molto lontano dall’aria scura del mito endolitico di  Platone,  si lamentava col papà perché diceva che era limitato il suo giudizio sulla bontà del latte; anzi, il suo giudizio era condizionato dalla sua età.
Nella realtà più prossima al tempo attuale ci sono persone che non hanno maturato neppure la necessità di un linguaggio, quindi vivono senza parole. Vivono fisicamente: molto spesso si esprimono espellendo la voce a scatti, ridendo, se magari un comico spiega loro la Costituzione. Altri trattengono il respiro per la commozione della poesia contenuta in quegli articoli. Altri fisici ridono per le barzellette di Berlusconi, e si commuovono per la poesia delle parole di Silvio. Bondi in un impulso irrefrenabile di generosa e spontanea ispirazione, ha scritto persino un volume di breve frasi meravigliose rivolte alla Bontà di Silvio, alla sua generosità, alla sua umanità.
Tutte queste vite hanno attraversato e superato le tappe evolutive di caratteri evolutivi più idonei della specie. Sono vite di gente sopravvissuta all’azione fine della selezione naturale. Sono persone scelte. Persone scelte da una selezione fine e spontanea. E questa gente è e si sente spontanea. Così com’è.
Eppure questa gente fine non convince fino in fondo. Non supera l’esame della ragione, di chi prova a dare forma a una ragione, che rifiuta i loro show. C’è chi avverte che dietro i comici che commuovono, dietro i politici che ridono e fanno ridere c’è quel sentimento pirandelliano “del contrario”. Quel sentimento che riporta nella mente dello scrittore agrigentino, cresciuto nel Caos della villa familiare posta sulla spalla della collina, tra gli ulivi e i templi, l’immagine della lumaca che posta sul fuoco “sfrigola” e si ritira, come se ridesse mentre muore e si consuma.

Ci sono persone che si sentono avvilite dentro questo mondo fatto di cose così scandalose.
Si avverte lo scandalo. Interviene la “noia” e la “nausea”, valori spontanei che si davano come essere appartenuti a persone e epoche passate. Da poco passate.
Invece questi valori spontanei, insieme al mito della caverna, sono tornati dentro angoli di vite annoiate, che hanno scoperto l’immagine nella connettività della rete. Hanno creato pagine personali e bacheche, a cui affidare le lacrime dei resti di chi in passato è stato anche capace di commuoversi intimamente per l’incontro e la visione in un angolo di strada di un corpo ferito, abbandonato: lasciato in abbandono da chi avrebbe dovuto pensare di sollevarlo.
Ci sono i ricordi di chi in passato ha sentito doveroso comprendere l’affanno di popoli in fuga da guerre di liberazione, e oltre a commuoversi per tutto quel dolore si è anche adoperato per dare accoglienza e asilo a donne e bambini, martiri di un’umanità per nulla commossa. Ci sono le lacrime di chi ha sentito un tremore nell’anima quando una nave pesante di profughi affamati e infreddoliti ha ceduto alla furia del mare, lasciando definitivamente morire quelle vite incolpevoli.
Queste persone ricche di un’umanità sepolta, manifesta appena per un orgoglio mirante alla promozione di sé, sono i figli di generazioni passate che hanno fatto la guerra, e la pace conseguente, per dare loro un insegnamento di vita e un futuro. Illudendosi. Non avrebbero mai immaginato che i figli potessero sviluppare solo facoltà tanto inutili e basse, facendo il tifo su questioni di politica, di una politica civile, su questioni di libertà, di liberalità, di valore umano, di calore umano, di valori sovrumani che invitano tutti gli uomini a riconoscersi  come il risultato di una volontà primigenia, metafisca, spirituale o naturale: Dio o Gaia: Padre Eterno o Madre terra. Non avrebbero mai pensato che i figli potessero tifare pro o contro Berlusconi, che potessero piangere immaginando Fazio che esclude Anna Oxa o Albano dal festival di san Remo, che sperassero in una sconfitta di Renzi alle primarie del Pd.
I loro padri e le loro madri hanno sperato di lasciare loro un’eredità civile e umana dove lo scopo ultimo era la saggezza di una vita spesa per migliorare le condizioni di vita di tutti.
Peccato che i figli sprecano la loro vita  all’ombra di sciagurati che li fanno ridere o piangere tanto per divertirli, senza volere che maturino cattivi pensieri. “E’ già triste così la vita, almeno un po’ di sano umorismo” ripetono tra loro, pensando di essere capaci di cogliere il nesso culturale, politico e artistico di uno show televisivo, magari di Berlusconi. Forse di Bersani. Renzi non si nomina. Lo nomina solo D’Alema, che lo apprezza adesso che ha perso le primarie.
I padri e le madri non hanno dato valore a un uomo se cercava di comprarli con i soldi o che tentava di conquistarli facendoli ridere. Sono stati in mezzo alla gente senza aver vergogna o paura di salutare chi gli rivolgeva un saluto. Adesso è un’abitudine insultarsi.
I padri e le madri erano quegli animi pieni di spirito umano che hanno avuto pietà per fatti che meritavano un sentimento così delicato. Hanno provato pietà per chi varcava il cancello di una galera per aver commesso un errore. E la stessa pietà l’hanno avuta per chi andava oltre le sbarre senza nessuna colpa, senza aver commesso nessun errore. E’ stato l’errore dello Stato, troppe volte, a non aver saputo proteggere quella persona dalla gogna e dal supplizio di una legge che l’ha ucciso nell’anima e nel corpo.
Fatti gravi come questi, nella politica in Italia, hanno solo toccato l’animo umano di Marco Pannella che è arrivato a mettere a rischio la sua vita per dare voce a chi è stato reso invisibile dentro il chiuso di una cella.
Ma Marco Pannella è la storia delle lotte politiche per l’affermazione della libertà,  sancita dalla Costituzione italiana.
Marco Pannella e i Radicali sono il senso dello Stato, che garantisce te e gli altri nella legalità, contro coloro che fanno ridere e piangere con il loro conportamento spregiudicato.
Le lotte Radicali sono impegno e rigore, che si distinguono ora più che in altri tempi, ora che l’umanità smarrita e avvilita non ha più bisogno di ridere. Chi ride veramente, intimamente, spontaneamente lo fa con le persone che sente sincere, che parlano di cose vicine, che ridono di cose che non offendono e non insegnano.
Un’umanità così ride per il piacere di un istinto. Non ride per un coro che la vuole  armoniosamente idiota. Non ride davanti alla televisione. Ride con i figli, con la moglie e il marito.
Un umanità che ride così ride perché un’altra volta piange. Un pianto che non è disperazione. E’ solo un pianto vero. Un pianto necessario. Un pianto di un’umanità che crede di poter ridere quando il momento la vuole più leggera, più serena.

sabato 12 gennaio 2013

#io sto con Marco Amnistia, Giustizia, Libertà


Un paese che si spaventa perché Berlusconi è tornato, mentre ride e gioisce quando immagina che il peggio sia passato.
Un paese così è virtuale, vive di attese e di fantasie che gli offrono la soluzione vantaggiosa per essere sereni. Attese e soluzioni che vengono accettate perché si immagina siano scherzo o miraggio di un bene che illusoriamente dovrà pur arrivare.
Nel mito platonico della caverna  gli occupanti di quell’antro roccioso volgevano le spalle all'ingresso e con gli occhi fissi verso l'interno vedevano riflessa sulla parete l'ombra di quanti all'esterno passavano. In quell'ombra riconoscevano la verità. A quelle ombre riconducevano il loro pensiero, i loro timori, ma anche le loro sicurezze, i loro piaceri e desideri, seppur esigui. Non avevano neppure il dubbio che fossero alienati rispetto alla condizione di realtà.
La psicanalisi fortunatamente non aveva ancora coniato  quel neologismo. Ma sempre fortunatamente non era neanche intervenuta nella vita sociale di quegli uomini l’idea di un’investigazione scientifica di quel tipo.
Rimanevano costretti in quell'unico spazio che la loro mente accettava come vero e reale, con le spalle alla luce, sicuri di essere al riparo da sinistre sciagure che là fuori  li avrebbero colpiti se solo avessero provato a voltare la testa o  avessero pensato di avventurarsi per sentieri scoscesi e impervi che realizzavano un cammino impossibile in un rovinoso mondo esteriore.
Meglio restarsene seduti all'interno, dove il conforto di quella realtà conosciuta era evidente fosse causa e fine del reale. Era certamente per loro reale. Certamente perché non ammetteva neppure il riflesso di un dubbio.
Una bambina, in un altro mondo, molto lontano dall’aria scura del mito endolitico di  Platone,  si lamentava col papà perché diceva che era limitato il suo giudizio sulla bontà del latte; anzi, il suo giudizio era condizionato dalla sua età.
Nella realtà più prossima al tempo attuale ci sono persone che non hanno maturato neppure la necessità di un linguaggio, quindi vivono senza parole. Vivono fisicamente: molto spesso si esprimono espellendo la voce a scatti, ridendo, se magari un comico spiega loro la Costituzione. Altri trattengono il respiro per la commozione della poesia contenuta in quegli articoli. Altri fisici ridono per le barzellette di Berlusconi, e si commuovono per la poesia delle parole di Silvio. Bondi in un impulso irrefrenabile di generosa e spontanea ispirazione, ha scritto persino un volume di breve frasi meravigliose rivolte alla Bontà di Silvio, alla sua generosità, alla sua umanità.
Tutte queste vite hanno attraversato e superato le tappe evolutive di caratteri evolutivi più idonei della specie. Sono vite di gente sopravvissuta all’azione fine della selezione naturale. Sono persone scelte. Persone scelte da una selezione fine e spontanea. E questa gente è e si sente spontanea. Così com’è.
Eppure questa gente fine non convince fino in fondo. Non supera l’esame della ragione, di chi prova a dare forma a una ragione, che rifiuta i loro show. C’è chi avverte che dietro i comici che commuovono, dietro i politici che ridono e fanno ridere c’è quel sentimento pirandelliano “del contrario”. Quel sentimento che riporta nella mente dello scrittore agrigentino, cresciuto nel Caos della villa familiare posta sulla spalla della collina, tra gli ulivi e i templi, l’immagine della lumaca che posta sul fuoco “sfrigola” e si ritira, come se ridesse mentre muore e si consuma.

Ci sono persone che si sentono avvilite dentro questo mondo fatto di cose così scandalose.
Si avverte lo scandalo. Interviene la “noia” e la “nausea”, valori spontanei che si davano come essere appartenuti a persone e epoche passate. Da poco passate.
Invece questi valori spontanei, insieme al mito della caverna, sono tornati dentro angoli di vite annoiate, che hanno scoperto l’immagine nella connettività della rete. Hanno creato pagine personali e bacheche, a cui affidare le lacrime dei resti di chi in passato è stato anche capace di commuoversi intimamente per l’incontro e la visione in un angolo di strada di un corpo ferito, abbandonato: lasciato in abbandono da chi avrebbe dovuto pensare di sollevarlo.
Ci sono i ricordi di chi in passato ha sentito doveroso comprendere l’affanno di popoli in fuga da guerre di liberazione, e oltre a commuoversi per tutto quel dolore si è anche adoperato per dare accoglienza e asilo a donne e bambini, martiri di un’umanità per nulla commossa. Ci sono le lacrime di chi ha sentito un tremore nell’anima quando una nave pesante di profughi affamati e infreddoliti ha ceduto alla furia del mare, lasciando definitivamente morire quelle vite incolpevoli.
Queste persone ricche di un’umanità sepolta, manifesta appena per un orgoglio mirante alla promozione di sé, sono i figli di generazioni passate che hanno fatto la guerra, e la pace conseguente, per dare loro un insegnamento di vita e un futuro. Illudendosi. Non avrebbero mai immaginato che i figli potessero sviluppare solo facoltà tanto inutili e basse, facendo il tifo su questioni di politica, di una politica civile, su questioni di libertà, di liberalità, di valore umano, di calore umano, di valori sovrumani che invitano tutti gli uomini a riconoscersi  come il risultato di una volontà primigenia, metafisca, spirituale o naturale: Dio o Gaia: Padre Eterno o Madre terra. Non avrebbero mai pensato che i figli potessero tifare pro o contro Berlusconi, che potessero piangere immaginando Fazio che esclude Anna Oxa o Albano dal festival di san Remo, che sperassero in una sconfitta di Renzi alle primarie del Pd.
I loro padri e le loro madri hanno sperato di lasciare loro un’eredità civile e umana dove lo scopo ultimo era la saggezza di una vita spesa per migliorare le condizioni di vita di tutti.
Peccato che i figli sprecano la loro vita  all’ombra di sciagurati che li fanno ridere o piangere tanto per divertirli, senza volere che maturino cattivi pensieri. “E’ già triste così la vita, almeno un po’ di sano umorismo” ripetono tra loro, pensando di essere capaci di cogliere il nesso culturale, politico e artistico di uno show televisivo, magari di Berlusconi. Forse di Bersani. Renzi non si nomina. Lo nomina solo D’Alema, che lo apprezza adesso che ha perso le primarie.
I padri e le madri non hanno dato valore a un uomo se cercava di comprarli con i soldi o che tentava di conquistarli facendoli ridere. Sono stati in mezzo alla gente senza aver vergogna o paura di salutare chi gli rivolgeva un saluto. Adesso è un’abitudine insultarsi.
I padri e le madri erano quegli animi pieni di spirito umano che hanno avuto pietà per fatti che meritavano un sentimento così delicato. Hanno provato pietà per chi varcava il cancello di una galera per aver commesso un errore. E la stessa pietà l’hanno avuta per chi andava oltre le sbarre senza nessuna colpa, senza aver commesso nessun errore. E’ stato l’errore dello Stato, troppe volte, a non aver saputo proteggere quella persona dalla gogna e dal supplizio di una legge che l’ha ucciso nell’anima e nel corpo.
Fatti gravi come questi, nella politica in Italia, hanno solo toccato l’animo umano di Marco Pannella che è arrivato a mettere a rischio la sua vita per dare voce a chi è stato reso invisibile dentro il chiuso di una cella.
Ma Marco Pannella è la storia delle lotte politiche per l’affermazione della libertà,  sancita dalla Costituzione italiana.
Marco Pannella è i Radicali sono il senso dello Stato, che garantisce te e gli altri nella legalità, contro coloro che fanno ridere e piangere con il loro conportamento spregiudicato.
Le lotte Radicali sono impegno e rigore, che si distinguono ora più che in altri tempi, ora che l’umanità smarrita e avvilita non ha più bisogno di ridere. Chi ride veramente, intimamente, spontaneamente lo fa con le persone che sente sincere, che parlano di cose vicine, che ridono di cose che non offendono e non insegnano.
Un’umanità così per il piacere di un istinto. Non ride per un coro che la vuole  armoniosamente idiota. Non ride davanti alla televisione. Ride con i figli, con la moglie e il marito.
Un umanità che ride così ride perché un’altra volta piange. Un pianto che non è disperazione. E’ solo un pianto vero. Un pianto necessario. Un pianto di un’umanità che crede di poter ridere quando il momento la vuole più leggera, più serena.