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martedì 20 dicembre 2011

Natale


I miti sono per bambini. La scuola alleva saccenti e maleducati.
Se entrate in ambiti non consueti e provate a salutare qualcuno rischiate l’insulto e l’aggressione.
L’insulto e già nell’incontro con certe figure che fanno a gara con il tempo e con il traffico riguardo a certe follie. L’aggressione scatta con il minimo contatto, dove si scambia la gentilezza per minaccia al proprio egoismo.
A Natale mi ricordo del prete del mio paese, quello di una volta, che andava in giro rigorosamente in abito talare e salterio tra le mani. Ha perso la memoria in vecchiaia. Ma in gioventù predicava in modo infuocato contro la leggerezza dei costumi che già davano meravigliosi segnali su quelli che sarebbero diventati. Adesso è un piacere ritrovarsi in pieno neozoico. Dove l’incontro è tra lemuri, fiere e scimmioni. Dove australopitechi e neanderthaliani sono miraggio dell’evoluzione.
Natale non è ostentazione di fede né tantomeno obbligo verso la chiesa o verso Cristo, che nasce per morire, messo in croce nei  luoghi più impensati. Golgota è la famiglia, il parco dei bambini, l’altalena, il tubo, i gonfiabili. Occhi e menti squilibrate seguono i passi dei loro figli e figlie e sperano che vincano su quei visi piccoli e incoscienti che si arrampicano e avanzano senza fare caso  a quegli altri che li aspettano impazienti di sferrare qualche pugno, tirare qualche calcio per il piacere dei nervi di chi li ha messi al mondo.  
Fanno razzie di cotechini e di lenticchie perché vogliono far soldi nell’anno nuovo, piccoli e grandi.
“Provvederai alla tua sussistenza per mezzo del sudore della fronte!” fa eco nel cielo carico di nubi gelide la voce del parroco che siede adesso alla corte del Padre, quando ha raggiunto le sfere celesti.
Sulle grazie sgraziate delle loro intimità mettono tessuti rossi, convinti che possa venirne un guadagno per tutti loro.
“Copritevi di stracci e donate le vostre ricchezze ai bisognosi!” soffia il suo infervorato suggerimento il parroco dall’alto dei cieli.
Nessuno l’ascolta, perché cantano in chiesa inni senza un dubbio, martirizzando l’orecchio di chi gli è seduto davanti tra i banchi.
Alcuni sembra che ringhino il loro credo più che cercare perdono e pentimenti.
Che cattiveria!
“Chi crede in me avrà in dono la vita eterna!”
I figli dei figli chiedono ai nonni regali costosi. Per certi è poca cosa, per altri, per molti, anche un euro è una richiesta eccessiva.
Ho visto una vecchietta che chiedeva l’elemosina per comprare un cagnolino di pelouche, però di marca, per il suo nipotino: “Gogo” è la marca. Me l’ha detto l’anziana: “Costa 100 Euro in Corso XXII Marzo.” E’ andata all’Upim di piazzale Loreto, l’ha pagato 60 euro. “E’ un bel risparmio per me!” mi ha detto con un respiro affaticato da fare spavento o da chiamare con ansia e apprensione il 118. “Ho tre nipotini” ha continuato, stremata, prendendo fiato, sibilando per la mancanza di respiro. “Adesso devo andare in via Fratelli Bronzetti, in un negozio a buon mercato, devo prendere Cicciobello e quella bambola,” si è fermata, avendo dimenticato il nome. “Quella… la donna di Big Jim”.
“Barbie!” ha scosso la testa un altro nonno, disperato nello sguardo.
“Sì, è lei” si è ripresa l’anziana, incoraggiata dallo sconforto di quell’altro vecchio.
Li ho visti allontanarsi parlottando, a distanza, che si è sempre più ridimensionata, fino a diventare contatto: gomito a gomito, disperazione con disperazione.
“Non mi piacciono le favole!” ha biascicato qualcuno per strada.
“Cambia genere di lettura!” gli ha suggerito chi lo accompagnava, chissà dove. Dal neurologo, probabilmente.
Le mutazioni repentine sono difficili da arginare: metà della popolazione ci rimette le penne e la vita. 
Ho visto anche chi ci ha rimesso quaderni e centesimi.
“Ma era una metafora la mia!”
“Anche i quaderni e i centesimi sono metafora! Siete poveri di immaginazione!”
In una stradina stretta, attraverso i vetri di una finestra chiusa da una tenda, un suono incerto di una radio, non certamente di un grammofono, emanava un’atmosfera natalizia: “Oh Bambino mio divino…”
Pensavo non si ricordasse più nessuno di questo vecchio canto di Sant'Alfonso, completamente soppiantato da “Jingle bells”.
E’ stata una triste emozione pensare a chi era all'ascolto di quella vecchia radio. 
Dalle nuvole non è arrivato nessuno strale e neanche un suggerimento. 
"Metto la mia anima in ascolto, Signore".
Brilla una stella. Non sospirano i cuori. C'è chi fatica a respirare.