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sabato 30 novembre 2013

Amici: Milano, la neve e altri fotografi

Se nevica escono per documentare l'evento. Lo fanno ogni anno, ogni volta la prima volta che nevica. La prima neve è carica di suggestioni, per i loro occhi senza espressione. L'espressione la cercano nello scatto della macchina fotografica, quelle piccole, automatiche, attaccate al polso per mezzo di una cordicina, con l'obiettivo che spunta appena da un paio di cilindretti anulari.
Che pena vederli quando fotografano il mare, la spiaggia e perfino se stessi in posa sul terrazzo della casa dell'amico che ha permesso loro di abitarla nel fine settimana in cui non è potuto andarci. Foto ripetute a raffica, scattate dal battello, nel tragitto da Monterosso a Manarola.
Che pena! La ricerca ripetuta della scollatura della turista  in bermuda di cotone bianco e blu. Il piacere del fotografo che riguarda gli scatti, la sera, in piedi accanto alla finestra della casa dell'amico. Poi mette tutto su facebook. Ride, contento di immaginare la faccia degli amici accettati per posta quando vedranno i suoi fantastici scatti. Apre la bocca, ride di gusto, immaginando i commenti. Ed eccoli arrivare,uno più interessante dell'altro, in una lingua che non ammette certificati medici o attestati di partecipazione a corsi di scrittura alternativi a quella ufficiale, scolastica.
"Nevica... Così si presentava Milano stamattina..." aggiunge la scritta. Aspetta condivisioni, indici alzati, segnali di fumo.
Il fotografo riposa sul letto, ripreso in una serie di autoscatti, che non sono diversi nel risultato dalle immagini filtrate dal suo occhio di cui egli è convinto sia particolarmente dotato per cogliere dettagli e sfumature proprio dell'opera d'arte. Dettagli e sfumature senza i quali, egli crede, in assenza del suo occhio l'arte ne risentirebbe tristemente.
E' sul letto, senza maglietta. I piedi allungati. Le scarpe per terra, la porta del bagno aperta. Alle pareti poster di Vasco e di Bob Marley. Chiude gli occhi, in un'altra auto-immagine, per un'orrenda mostra di sé all'obiettivo che va avanti senza avere la sensibilità per provare rancore per un dolore che gli suscitano quelle pose la cui vista è insostenibile. Neanche il fotografo può immaginare il rancore che suscitano negli amici esposti in vetrina, in bacheca o in archivio, quelle immagini che egli, svegliandosi dal sonno finto, provvede a caricare su facebook. Certamente sarà orgoglioso di sé. Il suo occhio allenato a non cogliere niente, anche questa volta non coglie il dramma stridente che evidenziano quei dettagli.
Ride, intanto che arriva il primo segnale di dolore di un nuovo amico mai visto prima che si piega sulla tastiera del pc, contorcendosi, pigiando coi piedi sui tasti, producendo segni e simboli di una fantastica allegoria della sofferenza.
Il fotografo risponde con altre foto. E' serio, ma scrive che ride, lo fa nelle intenzioni, perché non sa scrivere: "HAhahahahahahahaha............!!!......."
Arrivano altri segni di certi amici di Milano, che "cliccano" con la mano sotto la fantastica foto del marciapiede sporco di un'immagine di neve calpestata: "Nevica... Così si presentava Milano stamattina..."