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mercoledì 13 novembre 2013

Un uomo

Restiamo in attesa che torni il silenzio. Il vento non è gelido, neanche di mattina.
Sono gelide le speranze sopravvissute alla crisi. Sono gelide le mani che stringono la carta di giornale. Pensieri stanchi, da buttare per strada.
Restiamo in attesa che cominci la ripresa, annunciata per il 2014. E' un punto di partenza, se non fosse perché ogni anno si è annunciata la ripresa per l'anno successivo: 2010, 2011, 2012, 2013, 2014.
La crisi in realtà è passata da tempo, perché in crisi è la fede.
Non voglio più incoraggiarmi con papa Francesco. Mi piacerebbe sapere qualcosa sulle condizioni di vita di papa Benedetto!
Anche di Berlusconi mi piacerebbe sapere come sta, come vive, quali speranze nutre.  Falchi e colombe che fanno ombra dall'alto delle delle merlature di casa non sono uno spettacolo edificante da sopportare. Eppure bisogna fare la bella faccia, per il bene del Paese, per il bene degli altri. Nonostante i propri dispiaceri.
Anche l'ex delfino ricorda che va data fiducia al governo.
"Che indecenza! L'anno prossimo ci sarà la ripresa? Le agenzie di rating sono la rovina dei popoli! Intanto faccio la bella faccia. Che altro si può fare quando si è circondati da certa persone? Traditori è dir poco. E' ancora considerarli degni di una menzione, seppur a denti stretti! Che mondo, mi viene da dire... Che mondo... Mah... Mi verrebbe voglia di chiudere ogni rapporto e stare a guardare la loro fine, perché è certa... Sono uomini che non hanno futuro, al di là dei punti di vista... Mi metterei in terrazza, con sandali e occhiali da sole, giornale aperto sulle gambe e chiuderei gli occhi per ascoltare un suggerimento da chi è più in alto anche di papa Francesco... Mi dispiace, ma per me nessuno può ritenersi più buono di un altro... Siamo tutti peccatori, è una legge umana... Potrei citare sempre quel detto di Blaise Pascal: 'Ci sono solo due generi di uomini: giusti che si sentono peccatori e' soprattutto, 'peccatori che credono di essere giusti'..."
Un altro giorno è passato.
Quante parole senza senso sono state consumate, nelle scuole, negli stadi, in allenamento, durante le sedute dei parlamenti di paesi adagiati su un sial sempre più fluido.
Chissà quanto dureranno le speranze.