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venerdì 25 novembre 2011

Allegria

Resta una malinconia agghiacciante per quanto intimamente è corrotto, corroso col suo veleno senza antidoto di sorta.
Si è perso il piacere di sperare, il piacere di riconoscersi, di essere.
Essere non è infinito. Non è neanche particpio e gerundio, è evidente. E' oscenità soprattutto. Lo è diventato, da sempre.
Essere è un cumulo di rimpianti.
Una volta andò a teatro un signore che rimpianse di non aver continuato lungo un sentiero artistico, perché anche lui aveva il fuoco del palcoscenico.
La rabbia monta per un risentimento e una rivalsa che dovrebbero restare adorazione per un estraneo, gentile negli occhi, avviliti dalle negazioni di chi poteva e non ha fatto. Niente!
Tutti vogliono sposare ciò che è già affermato.
La paura è il vuoto, il presentimento di dover restare soli.
Non aggrappatevi a chi è già solo, sarebbe la rovina.
Soli si è poveri. Alcuni sono poveri anche quando sono circondati da coorti di soldati.
"Fai schifo! Sei brutto! Sei brutto e con la testa piena di novità che fanno venire la malaria!"
C'è un senso diffuso di contagio.
I pensieri sono malati come il corpo.
Biosogna purficarsi nel Purgatorio prima di presentarsi a Dio.
L'America è stata già scoperta. Anche il Jazz è un'arte antica degli umili. I salottini sono una riproduzione di ciò che non ha valore.
Sarebbe incoraggiante vedere l'ombra di  una speranza in chi ha mani belle e pulite, tanto da poter donare senza rischi di contagio.
Avidi, avari e malati cronici stiano lontano dalla mensa di chi si nutre di preghiera.
La luce bianca della luna illuminava le notti Attiche, adesso il fuoco dei trafficanti balugina nell'oscurità malata.
C'è da essere allegri quando ci sono tutti i motivi per essere tristi. Allegri non vuol dire ridere per un basso bisogno di attenzione.
Ridere è sempre una condizione di un animo che ha bisogno di conforto.
Se dovessi fare una riflessione di qualche importanza direi di avere dei ricordi di notevole suggestione.
E l'allegria passa attraverso la sofferenza.