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martedì 1 novembre 2011

La poesia non cura dai mali così come un impiegato di banca non accende mutui per un suo piacere

Chi scrive per essere artefice di se stesso fa di professione il notaio. Mentre chi scrive per gli altri si occupa di pubblicità. Il giornalista informa. Il poeta, anche se non ce ne sono più, guarisce nel ricordo di amori sbagliati. Le ragazze scrivono per custodire segreti. I ragazzi non scrivono niente, tanto non si guadagna.
Ci sono banche dappertutto, agenzie ovunque, nelle città. In una stessa strada, anche stretta, non necessariamente centrale, ce ne sono con le sigle più assurde: rimandano a sedi di città: Parma, per esempio, Lecco, Lodi, ma anche Carate. Sono poste una dietro l'altra. Sono visibili, anche se sfuggono allo sguardo distratto, assorto in visioni intime o intime meditazioni.
A che cosa servono tutte queste banche? Siamo sommersi. E' una realtà a cui non si fa caso. "Offriranno un servizio!" E' la risposta più semplice che si possa dare. Poi a pensarci seriamente, dando una tregua alle meditazioni, sembra che non offrano servizi come accade ad uno sportello dell'anagrafe. Non si occupano neanche di bambini, compito che svolgono gli asili nido, numerosi quasi quanto quelle agenzie. Si occupano di crediti: ci si orienta minimamente a partire dalle definizioni: istituti di credito. "Danno soldi!"Una voce sale dalle profondità più oscure, che sfuggono normalmente alle sollecitazioni dei sensi. Il volto dei passanti si illumina di una luce che riverbera in sé, come accade per certe lampade al silicio che emanano luce nera nei centri di benessere. "Ma poi li rivogliono indietro!," il raggio di luce si attenua, si fa più freddo, nonostante sul volto non si noti la differenza. "Li rivogliono indietro, con un peso insostenibile di interessi!" il cuore raggela, mentre la voce con tutte le sue onde ritorna nelle profondità silenziose dell'animo sconfortato.
Se ci fossero molti negozi di frutta si saprebbe di certo che sono lì per vendere. Danno frutta in cambio di soldi. Le banche invece danno soldi in cambio di più soldi. Nel caso della frutta ci sarebbe uno scambio, per le banche c'è solo un prelievo di soldi continuo.
"Ma nessuno ti obbliga!" qualcuno grida dai piani di sopra. "Non è proprio vero!" rispondono di sotto, gli stessi impiegati che hanno spento sul volto l'ultimo raggio di luce nera. Anche loro hanno mutui da pagare, hanno figli che chiedono, parenti e amici che lamentano povertà. Andrebbero aiutati tutti, ma da soli quegli impiegati non ce la fanno. "Bisogna accendere un mutuo!" si scaldano, per cercare un calore dall'ipotesi di incendio. Tutti intorno piangono.
C'è chi continua a scrivere poesie, nonostante non sia neanche poeta. Non lo sa, però. E nessuno glie lo dice.  Si infervora di ispirazione e di luce crepuscolare, dedicando versi alle donne: "Sei ancora l'anelito di questo mio cuor/ trafitto da una lacrima cristallina/ arcana origine di una alterità in frantumi. // Io che amai solo la bellezza effimera di una sera/ quando la luce si posò sulla tua primavera/ alla finestra carica di tenerezza: // Va' lontano ancor/ non seguirà il mio pianto/ adesso che una luce questo mio cor m'infiamma!".
Luce e fiamme sono ancora la faccia di una contemporaneità che allude all'amore perduto irrimediabilmente e rimanda a una finesta carica di tenerezza. Per i parenti dell'impiegato di banca la tenerezza è la finestra di fronte, quell'agenzia dove si affatica per cercare di portare a casa i soldi per sfamare tutti.
"Non bisogna essere buoni!" urla la moglie dell'impiegato. "Poi c'è chi se n'approfitta!"
"Ma sono anche figli tuoi oltre che miei!" replica con una smorfia di stupore per quella cattiveria che non aveva mai scorto prima nel volto della donna.
"Non mi riferivo ai nostri figli!"
Si accascia sul divano, l'impiegato, colto da desolante smarrimento. Medita sulle banche e su sua moglie, sui parenti, sui figli. Non sa più neanche di chi fidarsi. Si fidava di sé, un tempo, dei suoi sentimenti. Alle donne non ha mai declamato poesie. Forse una volta gli è successo, molto tempo prima, quando aveva terent'anni di meno. Adesso sa che i poeti devono curare i loro mali. Le sue afflizioni, invece, non trovano neanche il piacere della fantasia. Estratti conto e ingiunzioni, queste sono le sue ispirazioni e riferimenti.
Ma un poeta è anche amico del tempo, e a lui non sfuggono le stagioni che addolciscono i mali e li stemperano, altre volte li aggravano e li ingigantiscono: "Nella tua stanza calda tu sognavi orizzonti marini/ gennaio è sempre l'alba del primo raggio di sole. // Non so partir di marte come di venere/ è la morte della rima che mi fa dire addio estate/ un'altra primavera è alle porte!".
Sono parole incoraggianti quelle del poeta, anche se non arrivano al povero impiegato di banca, che medita seriamente il suicidio.