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lunedì 7 novembre 2011

La Crisi Economica - prima parte.

Se avessimo davvero tutto quel valore che ci sappiamo attribuire nei momenti di malinconiche confessioni manderemmo a dire a tutti che siamo grigiore inconfessato.
E’ la paura di restare soli che ci fa dire falsità.
Si può essere compatiti onorevolmente più che compatire falsamente.
Se avessimo un grado di umanità da regalare faremmo felici i miseri e i bisognosi di quel poco di bene che ci è consentito. Ma stiamo attaccati a chi crediamo ci dia l’occasione di ottenere quanto non siamo in grado di dare. Tutti insieme con le nostre ipocrisie siamo meno che mendicanti, quelli di una volta, con la tristezza nel cuore e la vergogna sulla faccia.
Se avessimo tutta quella virtù che ci attribuiamo quando siamo davanti a chi ci guarda diremmo di fare silenzio perche ci sono un bimbo e un malato che dormono nello stesso letto. Si fanno compagnia.
Fateci caso: i bambini, pur con qualche consapevolezza in più rispetto a ieri, non distinguono tra bello e brutto, vecchio e giovane, alto e basso: ma ridono o piangono per come sentono il bene o la sua mancanza in chi li prende in braccio. Piangono per un bacino sulla guancia rubato da un assassino dei loro sogni. E corrono dalla mamma o dal papino, quando sanno che possono restituire loro la bellezza dei desideri infranti.
E’ tutto un “non si può” in certe famiglie. I bambini rinunciano a ricevere quella carezza desiderata. La trovano nel sorriso di chi costruisce per loro sogni fatati.
C’è tanto clamore per la crisi economica. I mendicanti non se ne sono accorti. Per strada c’è lo stesso freddo di quel tempo annunciato di benessere.
Bisogna fare sacrifici in momenti come questi. Che tragedia! Rinunciare a un benessere costruito con una ricchezza di carta. 
“Ridatemi le mie cure, i miei gioielli, la mia macchina da corsa! Se no fuggo in Thailandia!” grida chi si sente derubato da uno Stato che non gli rende la felicità.
“Ridatemi i miei servi, la mia corte di cucinieri, i miei vestiti sfarzosi, i miei cani da caccia!” si rattrista chi sogna queste cose che non ha mai avuto. “Se no me ne vado in America! Lì c’è un’occasione per tutti!”
“Non è più così neanche per loro!” una voce risuona come se sapesse quanto agli altri è tenuto nascosto.
Le trasmissioni televisive di “approfondimento” mettono in mostra esperti di economia, che parlano in collegamento da Madrid e da Parigi, a volte da Catania e da Venenzia. Non sanno dire niente sulla crisi: “Non si conoscono le cause e il tempo. Ma Berlusconi deve lasciare, per il bene dell’Italia!”
“E’ una questione di credibilità!” gli fanno coro “da studio”.
“Siete dei criminali!” si risentono quei ministri che hanno accettato quel confronto. Sbavano, con gli occhi furenti, gridano, offendono: “Voi siete la peggiore razza di criminali che abbia mai potuto comparire in questa nostra bella Italia! Voi siete i suoi assassini!”
Scuotono la testa gli inviati da Madrid, si accavallano mugugni da Parigi e da Venezia.
“Mi lasci parlare? Io non ti ho interrotto!” inizia il ritornello di chi vuole apparire moderato e far apparire violento chi gli urla in faccia la sua verità: “Mi lasci parlare? Io non ti ho interrotto!” continuano, così, per tutto il tempo.
“Abbassate i microfoni in studio?!” fa cenno il conduttore, soddisfatto della situazione, fingendo una certa indecisione nei gesti: “Abbassate i microfoni! A casa non vi capiscono!” segue il copione scritto dai soliti autori.
“Pubblicità!” dice con decisione il conduttore, alla fine, per entrare a pieno tiolo a far parte dello show.
I biscotti del Mulino Bianco, dentifrici, adesivi per dentiere, farmaci per bruciori di stomaco. Sigla. Lo show riprende.
L’urlo inquieto di Sgarbi è la ripresa: “Taci! Taci! Taci! Taci!”.
Gli esperti in collegamento scuotono il capo, anche i ministri e l’opposizione scuotono il capo. IL conduttore scuote la testa.
“Taci! Taci! Taci! Taci! Taci!” continua l’urlo spaventoso del critico che prosegue, girandosi con sdegno contro il primo che emette un sussurro.
Il conduttore scuote il capo. Gli esperti continuano a scuotere il capo e a girare sulle poltroncine girevoli! I ministri scuotono il capo. L’opposizione scuote la testa, qualcuno si alza e abbandona lo studio.
“Taci! Taci! Taci! Taci!”
Il conduttore annuncia, sfiduciato, ma contento per quell’opportunità di passare più volte  nei giorni successivi su Blob: “Pubblicità!”.
Sgarbi urla da fare spavento, alzandosi in piedi, andando verso il conduttore, puntando la faccia contro l’obiettivo della telecamera: “Taci! Taci! Taci! Taci! Taci! Taci!”