Google+ Followers

Translate

lunedì 21 luglio 2014

La fine delle guerre [intervista]


“Che cosa Le suscita la violenza di questa nuova guerra?”
“Evidentemente, nulla. Sono immagini che vediamo tutti i giorni. Non tutte sono immagini di guerra, naturalmente, ma sono allo stesso modo violente, sanguinolenti, di corpi smembrati. Adesso sono accolti dalla sabbia del deserto. Altre volte li abbiamo visti galleggiare sul mare.”
“E’ grave quello che afferma, sa?”
“Per chi è grave? Per lei o per me?” mi fissa con gli occhi torvi. “C’è una grande rappresentazione mediatica del macabro,” riprende sicuro di quello che dice. “Ci sono tutte le componenti per girare un grande film. Che crede lei che basti il suo dispiacere o quello di tanti altri animi sensibili per porre fine alle stragi?”
Rimango assorto, fissandolo, senza fiatare.
Sorride, rancoroso: “Adesso fa la vittima, non risponde…” Scuote la testa. “Veda, dietro tutte le guerre ci sono grandi interessi: Questo lo sanno tutti. Ci sono i mercanti di armi, ci sono le multinazionali della pietà, portatori di viveri e altri generi di prima necessità, qualche industria farmaceutica con medicinali scaduti, gli estrattori di petrolio, le compagnie aeree colpite dalla perdita di aerei abbattuti. Ci sono poi come al solito le banche. Naturalmente la borsa. C’è la politica, l’ascesa verso podii sempre più alti. Ci sono le fedi religiose. I terroristi. Ci sono le televisioni, i giornali, gli inviati affannati messi in posa con giubbotti antiproiettili davanti alle macerie di una casa deflagrata, tra mamme e padri angosciati che urlano e si disperano per la morte del figlio ucciso da un altro attacco… Gli inviati descrivono la morte alle loro spalle, in lontananza, senza versare una lacrima… Commentare la morte di bambini innocenti dovrebbe almeno muovere l’animo alla commozione, visibile in un rigurgito di respiro, in un dolore soffocato nel petto. Niente non c’è niente di tutto questo. Ci sono gesti che indicano quelle macerie e ci sono parole dette a raffica dentro l’obiettivo della macchina da presa. Parole che arrivano nelle case di chi è tornato stanco dal lavoro e riposa sul divano dopo essersi tolto le scarpe fuori dalla porta di casa. Ci sono rumori di cucina e odori di bolliti. La mamma che richiama i figli intorno alla mensa. C’è il telegiornale. Ci sono le lotte coi figli che vogliono vedere i cartoni animati. Ci sono le preoccupazioni di tutti i giorni vissuti dall’altra parte del televisore, nel mondo di qua, lontano dal set approntato per la ripresa e il commento ridicolo e ossessivo della tragedia umana che si consuma in un’altra guerra… Ci sono immagini di guerre che si sovrappongono… Ucraini e Russi, la foto di Putin… I complotti orditi da chi non si sa… Non lo sa neanche chi commenta… Però è elegante citare con voce grave un nome… Non è il Papa… E’ un altro signore che si sente nominare in tv di questi tempi più del Papa… E’ il Segretario Generale dell’Onu ‘Ban Ki-moon’… Se va a cercare informazioni” mi dice come per un suggerimento, “su questo signore trova cose straordinarie nel sito dell’UNric:  ‘Attività professionale Al momento dell’elezione alla carica di Segretario Generale, Ban Ki-moon era Ministro degli Affari esteri e del commercio della Repubblica di Corea’. Se continua con la ricerca, trova ad esempio sull’UNric: Il Centro Regionale di Informazione delle Nazioni Unite (UNRIC) è stato inaugurato a Bruxelles il 1 gennaio 2004. Il Centro Regionale sostituisce i nove Centri di Informazione che erano basati in Europa (Atene, Bonn, Bruxelles, Copenhagen, Lisbona, Londra, Madrid, Parigi e Roma) e che sono stati chiusi il 31 dicembre 2003, in seguito a una decisione adottata durante la 58° sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.’. Mi guarda un istante, poi afferma deciso: “Capisce che in tutto questo groviglio di informazioni la violenza della guerra scompare? Perde il suo carico di dolore… Non ha più il valore che lei le dà, quel valore pietoso dell’animo umano che violentato dal sangue reclama giustizia! Ma come può fare e cosa uno come lei per superare la pietà e agire per sperare di fermare questo massacro (bisognerebbe dire questi massacri incrociati)? Non può far nulla. Può piangere, probabilmente. E’ il gesto più sensato che potrebbe fare. Anzi sarebbe opportuno che piangessero tutte le persone pietose del mondo: chissà potrebbe essere un messaggio capace di esercitare un’azione di grande persuasione per la pace e per il rispetto delle vite di tutti. Altro che telegiornali, e ‘vertici’ mondiali, che si confondono nella trama del film… Altro che Ban Ki-moon… Il pianto collettivo di tutti i popoli mandato in onda da tv intimamente pietose, con inviati sinceramente addolorati, avrebbe senso per porre fine a guerre senza fine… Ma lei crede forse che nel deserto di Gaza si stia combattendo per salvare gli ebrei dall’attacco degli arabi? O che cos’altro crede? Crede forse che Israele sia in pericolo per la vicinanza con sfollati e profughi che mettono a repentaglio la sua stabilità?”
Lo fisso con un dubbio: “Perché questa domanda?”
“Per capirla nelle intenzioni!”
“Non ho intenzioni recondite.”
“Annuisce, sospira: “Lei è pietoso sotto ogni punto di vista:”
Lo lascio andare avanti, perché riprende prima che possa rispondergli per le rime.
“Veda, in televisione, quelle organizzate come un set cinematografico, ho visto persone poste le une di fronte alle altre, sedute intorno a un tavolo, appollaiati su sgabelli, come pistoleri in un saloon, pronti a sparare a un cenno del capo-combriccola. Sono giornalisti, in realtà, intellettuali. Poi c’erano esperti, ballerine, cantanti, cuochi alla Master chef (che non ho mai guardato per presa di posizione ideologica), conduttori di quiz, immagini di Malgioglio e Sgarbi, qualche sacerdote, rabbini e imam. Parlavano pacatamente sulla vita, sulla qualità della gente. Citavano Ezra Pound e Alfred Dreyfus, il famoso generale ebreo francese processato per tradimento e deportato sull’isola della Cayenne. Amorevolmente si cedevano la parola. Poi è stato citato Gianni Vattimo. A questo punto è esploso il caos. Il clima si è surriscaldato. Le voci sono diventate feroci e stentoree, per la convulsione dell’affanno. Sono stati scanditi epiteti come definizioni: ‘Frocio, coglione, nazista! Ignorante! Sanguinario, antisemita, sionista!’. Nella discussione sono stati citati naturalmente Putin e Ban Ki-moon. Sigle di razzi, scagliati o da scagliare: Zelal 1, WS 1 (cinesi), Grad. Poi missili e i loro sistemi: Arrow. Jericho 1, Jericho 2 e 3, Shavit. Radar e altre specificità del genere… Una rabbia accecante, che ricordava Jericho nelle intenzione del sacerdote, ma purtroppo il Vangelo non trovava posto tra Quran e Torah… Un massacro collettivo consumato davanti a obiettivi che proiettano nelle case altra violenza…”
“Quali soluzioni vede Lei per porre fine a questi conflitti inaccettabili e intollerabili?”
Risponde, con un ghigno offensivo nella forma, che lascia intravvedere il carico pesante dei contenuti: “Ciò che vedo io non conta! Le ho riferito già quello che vedo. Quello che immagino e mi consola invece è lontano dalle immagini di morte della guerra. Immagino la bellezza eterea degli angeli, salire in cielo con movimento soave di leggerezza, il volto bianco di sposa, di vergine… Immagino parole poetiche levarsi con la stessa grazia e imprimersi nella testa di quei signori: ‘Or poserai per sempre/ Stanco mio cor. Perì l'inganno estremo, / Ch'eterno io mi credei. Perì. Ben sento, / In noi di cari inganni, / Non che la speme, il desiderio è spento. / Posa per sempre. Assai /  Palpitasti. Non val cosa nessuna /
I moti tuoi, nè di sospiri è degna / La terra. Amaro e noia / La vita, altro mai nulla; e fango è il mondo. / T'acqueta omai. Dispera / L'ultima volta. Al gener nostro  il fato / Non donò che il morire. Omai disprezza / Te, la natura, il brutto / Poter che, ascoso, a comun danno impera, /E l'infinita vanità del tutto.’
. Spero naturalmente che il mondo cambi, che si ravveda, che si senta uno per tutti i popoli. Ma questo è inconcepibile di questi tempi, dove tutti sono schierati da una parte contro tutto il resto. Mi offende l’obbrobrio di chi prende parte e si pone a favore degli uni e degli altri, sprezzanti della vita e della morte degli uni e degli altri. Vedo impotente come lei tutto questo. Ma sto zitto. In tacita attesa, perché il cuore sussurra nel silenzio parole chiare e preziose … La fine delle guerre non la decido io. Non la decide neanche lei, fin tanto che rimaniamo in silenzio pietosi. Davanti alla morte si piange. E’ quanto bisogna fare. Bisogna piangere, come forma di supplica per cuori impietriti… Di fronte alla violenza, al male, o ci si immola come martiri innocenti o si tace, quando non si ha il coraggio o la possibilità di pietà vera, bagnata di lacrime di dolore… Non ci sono soluzioni quando l’ottusità e l’interesse sovrastano l’ideale bellezza del bene e della pietà.”
“L’indignazione tanto propugnata dagli intellettuali in una situazione del genere non può essere altrettanto utile?”
“Non stiamo parlando del processo di Berlusconi sul suo rapporto con Ruby... Per questo c’è vera indignazione tra gli intellettuali… Almeno di fronte al massacro si implori la verità che può venire solo dalla pietà di tutti! L’indignazione è un altro capitolo di una storia che riguarda l’Italia, con le sue guerre ancora da risolvere.”