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venerdì 25 luglio 2014

Le parole silenziose in un giorno di festa: ripensando ai martiri dell'umanità violentata da credenze personali

Nel deserto o sui monti l'effetto è lo stesso: l'isolamento. La spinta a questa ricerca è la lontananza, che equivale alla dimenticanza. La dimenticanza non è necessità di tutti. Un essere mostruoso non dimentica. Un perverso avrebbe bisogno di lontananza.
Chi ha subito il male vero non si vendica con altro male da far subire ad altri. Si vendica chi è vittima delle sue follie: il caso di quell'omicida giovane, folle ed esaltato di Oslo è stato eclatante.
Gelosia e perversione sono la stessa malattia: l'idea che si ha di sé; pretendendo che gli altri siano a loro disposizione, come piace a loro, come, quando e quanto piace a loro.
Questo mondo fa pena e spavento perché è affollato di chi ha bisogno di considerazione. E' una pretesa che crea tensione, quando non crea rabbia e violenza.
Come si fa a spegnere facebook? Si può sapere?
Bisogna prendere le distanze dai violenti. I violenti sono "cose" travestite da persone, che come tutte le cose tremano di fronte all'umanità reale; mentre si esaltano "condividendo" pagine di cose inutili.
I violenti sono in gruppo; infatti la violenza di gruppo è "rivoluzione", una volta, adesso è appena "perversione".
I violenti sono ignoranti, eccezionalmente, per reazione; mentre i colti sono violenti per presunzione.
La cultura oggi non esiste, appena si riesce a dire qualcosa di scontato senza rischiare di essere frainteso. La cultura di oggi è il piacere dell'insulto e dell'offesa che sfocia in delirio: il caso di Oslo è eclatante. Chi crede che gli zingari siano pericolosi, per me, è violentissimo, anche se ha studiato molto nella sua vita. Inutilmente, viste le conclusioni del suo pensiero. Chi crede che i comunisti esistano ancora è violentissimo, per me, anche se ha appena la seconda media. Chi violenta sua moglie è violento, per me, anche se è dirigente delle Poste. Le Poste non c'entrano con la violenza, sono gli uomini che abusano di potere. Andrebbero smascherate le violenze coniugali prima che portino al martirio di innocenti. Chi si assolve in ogni caso è violento, per me, anche se non dice la verità.
Violento non è chi confessa le sue colpe: lo è stato, prima di sentirsi stringere da rimorsi terrificanti.
C'è chi abusa di un piccolo potere con il piacere perverso di far male al prossimo: è uccidere anche questo! Ho visto controllori di aziende di trasporto urbano sorridere mentre facevano la multa a ragazzini in lacrime che, pur avendo il biglietto, non erano riusciti a timbrarlo per il troppo affollamento. Ho visto vigili nascosti per assalire alle spalle macchine lasciate per un attimo in sosta davanti a un ospedale o una farmacia. Ho visto maestri rispondere con dei versi simili ad armenti oziosi a ragazzini che li salutavano con gentilezza ed emozione. Ho visto pregare bambini sotto lo sguardo perverso di qualcuno in ombra. Ho visto donne mettere in croce amanti più giovani. Ho visto amanti giovani ossessionare mogli che hanno ceduto per errore e debolezza a seduzioni che hanno ripudiato appena in tempo per non eccedere nella colpa.
"Ci sono solo due specie di uomini," ricordo la riflessione di Blaise Pascal, "gli uni giusti che si credono peccatori; e gli altri peccatori che si credono giusti".
Le troppe parole condivise fanno male per chi non conosce la distanza e il silenzio. Inutile è anche il ricordo della bellezza se la violenza domina. La legge di Dio e la legge degli uomini, così come la condanna della coscienza è la condanna di sé.
Le colpe del prossimo non assolvono i violenti.