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martedì 22 luglio 2014

La falsa indignazione [intervista]



“L’indignazione è termine spregiativo, infatti viene usato per indicare il ricorso a un eccesso di moto rabbioso, uno scatto d’ira, una reazione scomposta. Nel suo significato etimologico si può facilmente riconoscere radicata l’idea di una perdita di decoro, di dignità… Di conseguenza non è certo auspicabile nell’uomo una condizione di questo tipo… Un disagio con questa valenza lo riporta a una condizione di degrado zoospecifico, da cui si è evoluto per milioni di anni grazie all’intervento di complicate determinazioni filogenetiche… La storia dell’uomo e storia di conquiste personali… Nel suo insieme l’umanità è sempre stata una gabbia, una sconfitta e un anancasma per il genio umano (espressione dell’essenza intima dell’essere uomo). Anancasma è sostantivo interessante, non trova? In poesia lo usa Zanzotto! Lo conosce?”
“Zanzotto o anancasma?”
“Glie l’ho già detto che è pietoso, no?!” [ndr. si rimanda al post di questo stesso blog La fine delle guerre].
Lo guardo con malinconia.
Scatta nella voce, con un sibilo trattenuto in gola. “E’ risentito?” chiede, con un sorriso deformante.  Ride immediatamente dopo.
Attendo pazientemente.
“Anche il risentimento è un tornare indietro, sa?” domanda retoricamente, con una serenità energica nel respiro recuperato. “E’ tornare a sentire qualcosa di intimo che si era già avvertito, qualcosa di già conosciuto… Normalmente il risentimento sfocia nella perdita di virtù, se preferisce qualità… Non è un aiuto per la memoria, è una perdita di memoria… Il risentimento annebbia (obnubila), acceca, offusca… Svuota di sentimenti, rende aridi e ostili… Intacca la ragione, lo spirito umano che tende alla grazia dello Spirito Universale…” si interrompe. Con una curiosità penetrante, mi domanda: “Vuole chiedermi qualcosa?”
“No. La sto ascoltando.”
“Bravo…” respira, nel naso.  “Riprendiamo dalla contemporaneità degli eventi… Evento è un altro termine in uso in questi anni di dimenticanza. Soprattutto sui siti dei cantanti o sui giornali che raccontano la vita di quartiere lo si può trovare perfino scritto in inglese: events…” Fa un gesto di insignificanza. “Il bisogno di incitare all’indignazione, per altro verso, rappresenta un’evidente proiezione esteriore della perdita di volontà, proprietà poietca dell’essere…” fa un segno di rinuncia o di omissione di qualche significato che rimugina in testa, vanificando nello sguardo. “Una realtà sociale popolosa di Insoddisfatti e dormienti dediti a giochi di società nutrono a poco a poco un grave malessere subdolo e profondo, una grave inquietudine che anziché ri-sollevarli li soffoca e li spossa… Trovando urgente di porre sé stessi anche davanti alla grave crisi per una moltitudine di giovani senza lavoro, delle difficoltà delle famiglie, della mancanza di attenzione e cura per la bellezza e la gentilezza verso le donne, confidano in un migliore avvenire che li comprenda, nel senso che tenga conto soprattutto della loro presenza… L’indignazione di Stephane Hessel, l’intellettuale francese scomparso recentemente a 95 anni, che ha richiamato al recupero del termine, è invito alla presenza attiva di ogni uomo, generando un’ulteriore specializzazione del processo evolutivo… Non è un invito a cercare la perdita di dignità… La dignità si perde ogni qualvolta si rinuncia alla specificità… Si perde quando si vive come ombre, sottomessi a un sistema, che crea  fantasmi senza voce ma anche quando si è mostri roboanti… L’invito all’indignazione non è invito alla perdita della ragionevolezza, del respiro pacato, della capacità di riconoscimento di chi è diverso da sé… L’invito all’indignazione è richiesta di umanità che non cede verso l’impulso a non-essere e non richiama nello stesso tempo al fuoco della caverna… Ho visto uomini urlare e fremere come dei posseduti, in preda alle convulsioni, bestemmiare e scagliarsi contro altri uomini perché gli sono passati davanti con la macchina al casello autostradale in una giornata di esodo estivo… Certamente la calura e le lunghe code hanno avuto un ruolo di grande influenza sull’indignazione di quei mostri… Ho sentito affievolirsi la voce di un uomo in difficoltà che chiedeva inutilmente a dei carabinieri che lo tenevano stretto con la faccia per terra, provando anche con dei calci nel costato,  di lasciarlo respirare perché lo stavano uccidendo… Ho visto il fratello e il padre di questo ragazzo chiedere giustizia in un programma televisivo, con il pianto agli occhi, l’ansia per una solitudine insopportabile… Ho udito lamentarsi conduttori televisivi contro i tagli ai loro salari praticati dal governo  Renzi… Li ho visti sorridere in un’occasione successiva quando La 7 li ha assunti con la promessa di un salario più alto di quello precedente… Ho guardato la foto che Mentana ha scattato a un suo collega transfuga di testata (chissà che cosa  testano?) che lo ha ritratto nel suo momento di massimo gaudio: “Solo lui è contento!”. Non ho visto indignarsi nessuno della categoria e reclamare per l’eccessivo salario, neanche si sono mai sognati di indignarsi per pretendere di ricevere un salario più basso… Perché questa sarebbe la vera indignazione, quella proposta da Hessel: la spinta verso la democrazia… Indignazione democratica che si attua anche attraverso una parità di salario, favorendo i giovani, i pensionati, i cassintegrati e consentire loro di recuperare decoro e dignità... L’indignazione sfigura i volti dei conduttori televisivi quando dovrebbero gioire invece, secondo i sentimenti di Hessel, per la riduzione democratica dei loro guadagni… Giovanni Floris mostra notevolmente la caratteristica di sfigurare il volto quando esprime un qualsivoglia sentimento, che sorrida e si compiaccia con e verso qualcuno, oppure che con questi sviluppi un dibattito e un confronto… Con il presidente Renzi che anticipava la sua riduzione di salario, l’indignazione del conduttore è stata visibile nel volto deformato, nella stretta dei denti, nell’agitazione dello sguardo, nella respirazione convulsa… Molti cronisti, invece, sfigurano il volto e si indignano perché Berlusconi è stato assolto nel processo Ruby; che rappresenta nella loro visione democratica il vero insuccesso del progresso dell’Italia e dell’umanità intera verso la democrazia… Ci sono indignati che non si possono guardare tanto sfigurati appaiono nel volto… Gad Lerner  è certamente in testa alla classifica di chi indignandosi e trasfigurando arriva a prendere sembianze totalmente diverse dalle sue quando è rilassato e sereno… Michele Santoro è il più pacato e felice da un po’ di tempo  a questa parte, probabilmente teme di trasfigurare nell’effige di Sgarbi o di Beppe Grillo: lo dice apertamente che certi modi non li concepisce, pur mandandoli in onda, probabilmente con la volontà intima di studiare le loro mosse…”
“Mi sembra che Lei ritorni sempre sugli stessi argomenti e sugli stessi personaggi.”
“Le dispiace? Vuole che parli di guerre? O forse preferisce la poesia e addirittura la storia o la botanica?”
“Non voglio proprio niente, le facevo notare che ritorna su vecchi argomenti!”
“Sono quelli che fanno indignare più di tutto, dal mio punto di vista! Mi indigna la falsa indignazione di chi dovrebbe sentirsi già privilegiato perché può parlare alla gente, anche a chi la pensa diversamente da loro… Parlare a qualcuno è sempre un confronto… Parlare contro qualcuno è non parlare, è fingere di parlare: è indignarsi con un peso sullo stomaco che dovrebbe recare indigestione fino allo spasimo… L’indignazione di Hessel voleva essere grido per la gente che soffre la crisi della società, con le sue istituzioni… Giornali e tv, sono comprese nelle istituzioni… [Evitiamo la retorica dei significati, perché è nota l’estensione semantica di certi termini]. L’indignazione democratica parte da sé, in maniera critica, rigorosa, obiettiva… Verificando le nostre colpe prima che quelle degli altri, riconoscendo verità che conducano all’esaltazione o alla vergogna… Veda, se io guadagnassi in un anno un milione di euro, la quinta parte la rifiuterei a favore di chi è cassintegrato, di chi è senza lavoro, dei pensionati che frugano tra i rifiuti di un mercato alimentare di quartiere… Se non facessi questo mi vergognerei! Con i duecentomila euro rimanenti sarei democraticamente e civilmente persona, avrei uno sguardo non deformante, avrei un sorriso non deformante, il cuore non deformante, ma aperto e vigile alla dimensione dell’umanità a me prossima! L’indignazione di Hessel è invito alla gentilezza, all’educazione, al rispetto, alla volontà, alla sofferenza necessaria, alla critica dei propri comportamenti, alla tolleranza, all’accoglienza, alla capacità dei cambiamenti, alla totalità, alle differenze, alla specificità, al rinnovamento, all’elevazione spirituale, all’elevazione morale, alla partecipazione politica… A tante altre cose simili a queste…”