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sabato 1 novembre 2014

Il tempo, primo e secondo.

Dov'è finito quell'odore di case abitate da persone di carne e sentimenti? 
Dove sono quegli sguardi che non nascondevano l'esito del superamento della miseria individuale? Sguardi genuini che sapevano di festa e di gioia ma anche di speranze e di fallimenti accettati, di attese e novità sempre uguali, tinte di fumo e di nebbie. 
"Il tempo  passa sui resti di vite immobili."
A novembre faceva caldo nei giorni di semina. Solo la sera l'umidità si sentiva sulla testa e sotto i Loden che erano comparsi al crepuscolo e avevano infestato le vie del paese, senza dare il tempo a nessuno di comprendere l'inutilità di quelle forme colorate di grigio e di verde. Più tardi intervenne il più elegante azzurro, testimoniato dai ricordi dei sopravvissuti e dalle foto sigillate nei cassetti.
Lo spavento arrivò in primavera, per quell'inverno che cancellò le differenze tra generazioni diverse, in cui vecchi e giovani si trovarono insieme ad esibire quel lungo solco nella stoffa che partiva dalle spalle e terminava proprio in mezzo alle gambe, al di sotto delle ginocchia. 
In primavera, quell'inaccettabile conformismo venne rotto dai ragazzi che spaventati presero quelle spalline tese, quelle maniche chiuse da bottoni di lattice marrone e le lanciarono giù per le colline colorate di erba e di margherite. Uscirono di casa coi jeans rotti, strappati, collanine d'osso al collo e camicie di tela indiana riaccendendo le tensioni con i vecchi che non accettarono e non compresero quell'allontanamento e quella contrapposizione. Continuarono a esibire per molto tempo i loro cappotti di lana verde e grigia come forma di protesta contro la spavalderia e l'inganno dei loro figli. D'altra parte erano stati proprio i figli a convincere loro di rinunciare al vecchio pastrano di famiglia per passare a quei colori e quelle forme che li avrebbero resi più eleganti e moderni. 
Adesso li contestavano. Ma loro non erano abituati ai cambiamenti continui. Adesso l'eleganza era diventata una loro necessità. E certamente avrebbero combattuto perché non entrasse nel costume del paese la collana d'osso e la camicia di tela indiana. Un eccesso di quel genere non poteva passare impunito.
Dopo anni di dispute furono i vecchi a cedere a quell'altra novità dei figli mentre questi erano passati a un altro modo di mettersi in mostra. Avevano cominciato a girare coi pantaloni abbassati, le mutande ben in evidenza, le collane erano cresciute sul petto. Sulla bocca nessuna parola che avesse significato. Sputi. Sputi ovunque. Resti di persone che lasciavano tracce dei loro resti di umanità ovunque passassero.
I vecchi rinunciarono a questo punto a qualsiasi confronto, anche perché molti erano caduti, periti, negli anni. La lotta si era fatta impari. I figli avevano anche lasciato il paese. 
Ora vagano in luoghi sconosciuti perdendo pezzi di sé, dopo aver seppellito pezzi di memoria.
"Ma io mi realizzo come voglio!" vanno gridando una ragione che sembra li appaghi, anche se avvertono un disagio interiore come di infelicità. "Ma io mi realizzo come voglio!" continuano a morire nel vuoto che li conquista.
Un vecchio che non indossa uniformi di nessun tipo, che neanche dà significati a collane e pantaloni abbassati tende la mano a qualche ragazzo che lo avvicina. Entrambi nascondono da qualche parte paure che non permettono loro di sentirsi padre e figlio.
"Molti padri hanno sbagliato da allora", si ode come un mormorio. "Molti figli si realizzano come vogliono".
Le cose iniziano e finiscono. A volte finiscono prima di iniziare, quando si è appena accennato a un movimento in un senso. 
Le verità non sono mai assolute.  A volte sono immagini, altre volte sono dolore e silenzio quando non sono leggerezza e insidia. 
Si vive di incertezze che lasciano spazi di amarezza e inquietudine. Non sempre, però. 
Non sempre.
Pare che ci sia una festa da qualche parte. Non ci sono uniformi da indossare. Vince chi sa parlare. Non  c'è neanche un tema da sviluppare. Si parla di sé, se si vuole. Vince chi non fa ridere.
"Non sempre, però!".
Si può anche far ridere, si vince lo stesso. Bisogna esser veri, però.