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giovedì 8 settembre 2011

La nebbia

La nebbia mi ricorda Carducci, l'Appennino, i cipressi, la lontananza da casa. La nebbia mi ricorda l'infanzia, quel tempo in cui lo sguardo è proiezione e speranza. Mi ricorda la sera, Foscolo, " [...]la fatal quiete [...] l'imago". Il fratello Giovanni, l'esilio. La nebbia non conduce al Nord, ma piuttosto al Sud, a quel Sud che ho conosciuto, che c'è ancora. E' dentro gli occhi, con le sue immagini di gentilezza; é nella carne, col suo freddo invernale dei picchi montani, appena di qua dal mare. La nebbia è gemella delle sciarpe di lana, del vento che penetra dalle circonferenze dei pantaloni aperte sulle caviglie. La nebbia è raccoglimento, incontro nell'abisso, scalpiccio di chi ti viene incontro, ombre che si dileguano verso le discese di altre strade. La nebbia è fremito per l'abbraccio di un corpo sconosciuto caduto tra le braccia: un bacio, il desiderio. Il rimorso di un errore. 
Le ombre rimandano ad altri giorni, a questi, a oggi, a certi sguardi (s)morti.  Le ombre sono vento, cattivo compagno della bruma. La bruma è l'anima abbellita della nebbia. La nebbia ricorda Carducci e il Sud. Le brume ricordano Calvino e Pavese. Le brume sanno di strade alpine, di città a ridosso dei monti. Le nebbie sono il viaggio verso la bruma. La nebbia è distanza e ritorno a ciò che resta immutato negli anni. L'Appennino non cambia, è sempre rinomato di biancospini, di cipressi e rumori indistinti di qualcuno che contempla il mare. Un mare che non c'è; di cui si indovina il rumore, come un presagio, il respiro, come un suggerimento. Un mare di gente che non l'ha mai visto. La nebbia rimanda ai fiumi, alle battaglie (ri)sonanti di scudi e di asce. La nebbia è sangue e lamento di un maiale tenuto stretto, ucciso scannato da uomini addobbati come pirati, per impressionare i sogni dei bambini. La nebbia è una croce su una lapide che si fa accarezzare dal pianto di chi cerca un viso. Un viso che gli manca da sempre, ora che non c'è più. La nebbia è d'agosto sull'Appennino, di primavera, d'inverno e d'autunno. La nebbia è il tempo dato alla vita. La nebbia è il rifugio dell'anima nei giorni di pioggia. La nebbia è l'attesa e l'incontro con qualcosa che rimbalza senza farsi riconoscere. La nebbia è la sensazione di riconoscere in quel qualcosa qualcuno. Forse non era nessuno. La nebbia è sempre in salita sui colli e sugli Appennini. La nebbia è Carducci, i cipressi, la croce di quel viso che ci aspetta.