Google+ Followers

Translate

giovedì 13 gennaio 2011

Jean Claude Izzo: maledetto, ma non troppo.

Nei romanzi di Izzo si anela la pace, in una Marsiglia in cui le razze si sono assembrate tra cielo e mare, dove la diffidenza pervade le coscienze e le fa rinchiudere in una cerchia di società che è appartenenza etnica. La scrittura rimanda a sapori e gusti propri delle razze. Un odore di miseria avvolge l'intera città, un odore di stanchezza, di sudore e altre secrezioni . Eppure traluce un odore di speranza, che abita le anime facendole superare la stanchezza delle divisioni. A volte è indulgente, tracciando lineamenti di uomini in cui l'appartenenza è solo caso, mentre nel fondo dei desideri c'è il piacere di sentirsi uguali, accolti dentro una città che rimescola ogni destino e ad ogn'uno è dato esistere cercando una dimensione di francesità, anche se ibrida. In realtà i francesi autoctoni sono lontani dalla narrazione, rinserrati in quartieri che cercano una pulizia messa a rischio dai quartieri limitrofi, in cui italiani, spagnoli e arabi (beurs) animano le azioni e le gesta di eroi maledetti, destinati alla morte precoce o alla cattività delle galere.

Sentimentale appare Izzo, disgustato e attratto dalle descrizioni di ceffi da strada e prostitute. Ripara nelle atmosfere di sottofondo del blues di B. B. King o delle sonorità jazz della malinconica Billie Holiday. Anche Paolo Conte trova il suo spazio nell'animo dello scrittore. Mentre ritmi caraibici descrivono l'intensità delle notti trascorse insieme a una prostituta di origine ispanica, intensità dei personaggi più che dello scrittore Izzo. Egli rifugge la volgarità anche nel linguaggio, preferendo alla lascivia del gergo dei personaggi il suo sogno poetico.