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mercoledì 2 marzo 2011

Domani

La speranza è nella fede e nella cultura.
Questi sono tempi in cui esprimere contenuti, per non lasciarsi prendere dalla tentazione di apparire senza essere.
La tentazione è un richiamo per menti squilibrate.
Pazzi e perversi sono tentati dai colori della mattina.
Tutto è funzione del caso, se si smarrisce considerazione e rispetto per la vita altrui. Il caso non è il Caos che tenne uniti gli opposti prima della differenziazione secondo peso, spirito e qualità.
Mi ritorna sempre in mente il cielo della collina degli uomini che diedero direzione e guida ai sogni dei figli. Quei figli che oggi sono uomini, dentro lande di pianura, dove l’umanità è miraggio: e la bestemmia e l’offesa sono il senso finale di tutte le azioni. Ma quei figli cresciuti su lastre fredde di pietra, allevati con latte di capra, trascinati su per i dossi di quella collina verdeggiante, che ricevettero il calore della parola e dei gesti, non hanno ancora estinto il desiderio e i sogni che li tennero svegli le notti sotto quel cielo stellato, immagine universale di Dio, né mai dimenticheranno di dover essere immagine di quelli che furono.
I ricordi sono soffio di un tempo che verrà, nonostante sia stato annunciato in una di quelle notti di luna e di scie stellari.
Mai dimenticheranno le loro madri, quei figli: quelle madri che li guardano da lontano, che li raggiungono nei loro sogni da svegli, che suggeriscono loro amore e virtù.
Sul grembo materno ci si consola le notti di pianto e delirio.
Non è importante cercare senso e verità, importante è assecondare i voli delle rondini sopra i tetti tinti d’azzurro di un cielo meraviglioso che apre squarci di destino. E ogn’uno ritrova la strada. Prima o poi a tutti capiterà di doversi mettere in cammino lungo sentieri fragili di nuvole e di arcobaleni.
Bisogna procedere con gentilezza, con cura e curiosità.
Necessario è sapere chi sono io e non cercare di trovare negli altri mancanze. Quello che gli altri non sono è peso e non leggerezza.
Se si guarda bene, ci si accorge che si è lontani persino dall’inizio di ogni cammino.