Literary blog, noir,thriller, aforismi, poesia e altro ancora di Antonio G. D'errico
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sabato 17 dicembre 2011
venerdì 16 dicembre 2011
Mi piacerebbe sapere che fine ha fatto Sibilla!
Il volto di certe donne esprime incredulità e leggerezza. Altre, durezza e puntiglio. Certe sono miti, altre distratte. Alcune non hanno pudore, che non è sfacciataggine o libertà di espressione, ma è proprio mancanza di cura e rispetto di sé.
Non sono giudizi veri e propri le impressioni, ma solo curiosità per una suggestione o per un'immagine che appare senza che si sia cercata. Arriva come il vento serale, come le nubi, come i raggi dell'aurora.
Tutti gli uomini sono bestiali, pesanti e imbarbariti, negli ultimi tempi, da programmi televisivi che li mettono in mostra come si mettevano in mostra le donne una volta. Adesso tocca agli uomini, posare su un divanetto di uno studio televisivo con una canottiera a rete, trasparente.
Niente di tutto questo merita un giudizio e neanche un fastidio.
L'idea è di non dover far parte di un circo che impressiona. L'impressione appartiene sempre alla sensazione.
Che rabbia sentirsi stretto nella rete! E che disgusto per chi guarda dalla sala di regia! Certamente riderebbe, se avesse il senso degli altri! Probabilmente, invece, gode perché ha l'illusione del comando e di sé! E che pena per chi assiste dalla sala di casa, che aspetta il momento per vedere quell'uomo fasciato, dentro quelle trasparenze, che si atteggia! Magari avrà anche i piedi sporchi! I fianchi, più giù, quei muscoli sporchi che tanto fanno immaginare chi sogna grandi bellezze! Che non è forma e spirito, pensiero. No, è solo desiderio basso di chi gode di uno spettacolo che atterrisce.
Le donne si spogliano direttamente. Sono gli uomini che ansimano, in un'atmosfera ovattata e sensuale. Le donne si spogliano e si insultano, in televisione. Sempre in televisione accade tutto questo.
Le persone reali imitano soltanto quanto accade in televisione. Anche la realtà è diventata squallida come la televisione.
Certe realtà sono diverse, ci si illude da qualche parte. Magari dove si suona o si fanno saggi ginnici. Sembra la realtà rappresentata in una canzone di Franco Battiato. E' interessante quell'uomo: dipinge, fa musica, pratica discorsi di religione, di filosofia. Chissà quante altre cose potrebbe fare in televisione. Peccato che non la ami troppo. Va solo da Fazio, con quella sua ironia che lo fa tossire a scatti, come un balbettio labiale. Fa cinema, più di tutto, Battiato!
Ah, povera Sibilla, quella interprete straordinaria di San Remo, che si sgolava urlando "Uru belev sammea" quel refrain impronunciabile di un testo che era pura ispirazione del maestro Battiato! Oppio, era il titolo! Era originaria dello Zimbabwe Sibilla, si chiamava in realtà Sybil Mostert. L'uso dell'imperfetto non allude alla sua scomparsa, ma al tempo in cui il ricordo di lei conduce. Chissà che fine avrà fatto?
Quanti rimpianti custodisce chi ha anima delicata e pura per sapersi riconoscere errori e sbagli da espiare. Chi ha anima perversa e nera, o ancora meglio chi l'anima non ce l'ha, e neanche se ne rammarica, custodisce solo la forma dell'inquietudine. Anche se sorride, per posare in una foto che svelerà l'intimità maligna del suo volto.
Ci sono errori che non si pagano con la morte. Altri che non si espiano nel corso della vita.
L'omicidio non è errore: è scelta di chi non è mai nato! Nascere e morire attengono alle facoltà dell'anima, che è immortale!
L'omicida non impugna la pistola, ma sputa fiele dalla bocca e sbuffa cerchi di fumo dagli occhi. Il corpo è madido di zolfo, che ha rotto i suoi legami consueti.
"Non sono ispirato da immagini Horror!"
Non stiamo facendo letteratura! Ma parlando della vita!
"E della morte! Resa spaventosa con suggestioni terrificanti!"
Le suggestioni sono in televisione.
"La televisione è la realtà che si conforma!"
Meglio tacere quando il paradosso si estremizza.
"Uru belev Sammea!"
Mi piacerebbe sapere che fine ha fatto Sibilla!
Non sono giudizi veri e propri le impressioni, ma solo curiosità per una suggestione o per un'immagine che appare senza che si sia cercata. Arriva come il vento serale, come le nubi, come i raggi dell'aurora.
Tutti gli uomini sono bestiali, pesanti e imbarbariti, negli ultimi tempi, da programmi televisivi che li mettono in mostra come si mettevano in mostra le donne una volta. Adesso tocca agli uomini, posare su un divanetto di uno studio televisivo con una canottiera a rete, trasparente.
Niente di tutto questo merita un giudizio e neanche un fastidio.
L'idea è di non dover far parte di un circo che impressiona. L'impressione appartiene sempre alla sensazione.
Che rabbia sentirsi stretto nella rete! E che disgusto per chi guarda dalla sala di regia! Certamente riderebbe, se avesse il senso degli altri! Probabilmente, invece, gode perché ha l'illusione del comando e di sé! E che pena per chi assiste dalla sala di casa, che aspetta il momento per vedere quell'uomo fasciato, dentro quelle trasparenze, che si atteggia! Magari avrà anche i piedi sporchi! I fianchi, più giù, quei muscoli sporchi che tanto fanno immaginare chi sogna grandi bellezze! Che non è forma e spirito, pensiero. No, è solo desiderio basso di chi gode di uno spettacolo che atterrisce.
Le donne si spogliano direttamente. Sono gli uomini che ansimano, in un'atmosfera ovattata e sensuale. Le donne si spogliano e si insultano, in televisione. Sempre in televisione accade tutto questo.
Le persone reali imitano soltanto quanto accade in televisione. Anche la realtà è diventata squallida come la televisione.
Certe realtà sono diverse, ci si illude da qualche parte. Magari dove si suona o si fanno saggi ginnici. Sembra la realtà rappresentata in una canzone di Franco Battiato. E' interessante quell'uomo: dipinge, fa musica, pratica discorsi di religione, di filosofia. Chissà quante altre cose potrebbe fare in televisione. Peccato che non la ami troppo. Va solo da Fazio, con quella sua ironia che lo fa tossire a scatti, come un balbettio labiale. Fa cinema, più di tutto, Battiato!
Ah, povera Sibilla, quella interprete straordinaria di San Remo, che si sgolava urlando "Uru belev sammea" quel refrain impronunciabile di un testo che era pura ispirazione del maestro Battiato! Oppio, era il titolo! Era originaria dello Zimbabwe Sibilla, si chiamava in realtà Sybil Mostert. L'uso dell'imperfetto non allude alla sua scomparsa, ma al tempo in cui il ricordo di lei conduce. Chissà che fine avrà fatto?
Quanti rimpianti custodisce chi ha anima delicata e pura per sapersi riconoscere errori e sbagli da espiare. Chi ha anima perversa e nera, o ancora meglio chi l'anima non ce l'ha, e neanche se ne rammarica, custodisce solo la forma dell'inquietudine. Anche se sorride, per posare in una foto che svelerà l'intimità maligna del suo volto.
Ci sono errori che non si pagano con la morte. Altri che non si espiano nel corso della vita.
L'omicidio non è errore: è scelta di chi non è mai nato! Nascere e morire attengono alle facoltà dell'anima, che è immortale!
L'omicida non impugna la pistola, ma sputa fiele dalla bocca e sbuffa cerchi di fumo dagli occhi. Il corpo è madido di zolfo, che ha rotto i suoi legami consueti.
"Non sono ispirato da immagini Horror!"
Non stiamo facendo letteratura! Ma parlando della vita!
"E della morte! Resa spaventosa con suggestioni terrificanti!"
Le suggestioni sono in televisione.
"La televisione è la realtà che si conforma!"
Meglio tacere quando il paradosso si estremizza.
"Uru belev Sammea!"
Mi piacerebbe sapere che fine ha fatto Sibilla!
martedì 13 dicembre 2011
Sdoppiamenti e tradimenti
E' domani l'ultimo giorno, se non cambia niente resta tutto come prima.
Non è rovinosa la noia. E' il pianto che rende tragica anche la felicità.
"Piango di gioia! Che c'entra la tragedia?" sorride la ragazza, che finge di essere stupida.
L'uomo annuisce, credendo di essere artefice di qualche cambiamento.
Chi guarda da lontano non ha sesso e neanche desiderio. E' il desiderio che rende difficili le relazioni.
"Ti chiedo scusa se ho pensato di arrivare fino a te!"
La donna tace, fingendo di essere offesa. Non le interessa l'amore e tutte quelle altre promesse che sono paradosso e vertigine depressiva.
"Domani chiamo mio padre e gli dico di portarmi al mare. Son troppo calde le città in questo inverno anomalo!"
Anomala è la sua infelicità, pensa l'uomo che medita di restare seriamente da solo.
"La solitudine è una condizione che fa bene ai sensi!" fa eco un rigurgito di pensiero: un tentativo di offesa.
"Non ti do più la mano!" pensa tra sé, la ragazza. "Non chiedermela più!" guarda l'uomo, di fronte, perché se si gira lo fulmina con il suo sorriso pensato per un animo sciocco. "Fa bene all'umore recitare la parte di chi non capisce. Come sono patetici coloro che credono di essere infallibili! E' divertente sapere che piangeranno alla fine della commedia!"
"Per questo prediligo le cose tragiche," dice tra sé, l'uomo. "Le cose stupide non mi fanno ridere. Mi fanno dubitare sulla mia libertà!"
Sospira chi non ha certezze. Chi ha dubbi trattiene il fiato. Sputano i bambini quando sono presi per le spalle.
"Non sopporto neanche quella tua faccia!" pensano, in modo unanime, l'uomo e la ragazza e continuano con pensieri identici, con un eco stranamente ridondante nella testa. "Se rendessi libero il tuo respiro uccideresti l'invisibile. Potrei offenderti, ma mi risparmio il peccato!" dubitano, si guardano con perplessità. "Meglio smettere con questo stato d'animo! Non vale la pena perdere la serenità con chi è stato solo un errore!"
Si cambierà quando ci sarà l'occasione propizia.
Nell'attesa, resto con lo sguardo abbassato per non farmi tentare dalle cattive compagnie.
"Lalla lalla!" canta la ragazza, tra sé, per cercare in sé una pallida idea di libertà.
L'uomo ride quando avrebbe voglia di urlare.
Tutto sembra normale a chi guarda da lontano.
Non c'è niente di nuovo in quest'atmosfera natalizia. Si rinnova la speranza di un bene che è oltre la porta di casa.
Adesso uomo e donna ridono, pensando alle proprie possibilità.
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sabato 10 dicembre 2011
Precipizi e confessioni
Quando l'economia fallisce, quando fallisce il sesso, il peccato, quando fallisce il rock, il cinema; quando falliscono i desideri, quando fallisce il sé, quando fallisce il noi, il voi; quando falliscono le società, la storia, in quel momento ci si rivolge all'anima del mondo.
Quando si smarriscono le virtù, l'umanità si corrompe, quando si rischia la chiusura e la follia; quando le proprie ragioni vengono prima di quelle degli altri, quando parlo e soddisfo il senso di me stesso, quando parlano gli altri e non li ascolto, quando mi pongo davanti a chi mi deve stare di fianco; quando fa freddo e non c'è nessuno per farsi compagnia, in quel momento ci si rivolge al cielo, affinche sia generoso e provvido di bellezza!
Quando ho fame e sete di giustizia, quando ho amore tanto da farmi crocifiggere; quando non ho piacere per il male che viene a ogni uomo, quando ho dispiacere per le sofferenze che affliggono le popolazioni più povere della terra; quando ho luce nel cuore mentre tutto intorno è tenebroso allora sono al servizio di Dio e del mondo!
Quando sacrifico me stesso per il bene di tutti allora ho educato anche la parte più infima dell'umanità!
Ma non mi innalzo, perchè innalzandomi precipito!
Quando si smarriscono le virtù, l'umanità si corrompe, quando si rischia la chiusura e la follia; quando le proprie ragioni vengono prima di quelle degli altri, quando parlo e soddisfo il senso di me stesso, quando parlano gli altri e non li ascolto, quando mi pongo davanti a chi mi deve stare di fianco; quando fa freddo e non c'è nessuno per farsi compagnia, in quel momento ci si rivolge al cielo, affinche sia generoso e provvido di bellezza!
Quando ho fame e sete di giustizia, quando ho amore tanto da farmi crocifiggere; quando non ho piacere per il male che viene a ogni uomo, quando ho dispiacere per le sofferenze che affliggono le popolazioni più povere della terra; quando ho luce nel cuore mentre tutto intorno è tenebroso allora sono al servizio di Dio e del mondo!
Quando sacrifico me stesso per il bene di tutti allora ho educato anche la parte più infima dell'umanità!
Ma non mi innalzo, perchè innalzandomi precipito!
lunedì 5 dicembre 2011
Pensieri e forme
Si è d'accordo già prima di un'ipotesi di discussione.
"Abbiamo paura per l'Italia! Bisogna obbedire a Monti!"
"Ma non è Garibaldi e neanche Crocco!" c'è chi da Sud alza la voce.
"L'Italia è finita!" fa eco il parlamento del Nord.
Non c'è niente per cui ridere! E' seria la condizione di chi si trova ad essere italiano in questo momento!
Si aprono spazi di gradimento per mondi lontanissimi, Indonesia, Paraguay, L'Arcipelago Malese. Terre che mai prima d'ora si sarebbero neanche nominate se per un fortuito caso un dito fosse caduto su un parallelo di una mappa del mondo! Adesso si elogia l'uomo asiatico, e il suo equilibrio armonico tra mondo vecchio e nuovo. L'uomo latino ha perso il suo fascino! Neanche le donne lo guardano.
"George Clooney non mi piace!"
"A me non piace Giletti!"
"Ah, quello poi!" gridano in coro, tutte, con una rabbia che fa spavento.
"Ma che cosa vi ha fatto, povero Massimo Giletti?"
"Aaahhhh!" stillano come furie, digrignando i denti, la fronte corrucciata, gli sguardi insanguinati dall'odio, come se avessero subito una molestia insopportabile.
Di Berlusconi non si può pronunciare né il finale del nome e neanche l'inizio perché c'è chi ti azzanna per un suo intimo malessere, che trova sfogo finalmente, dopo anni di ipocrisie mai sopportate!
"Sì, volevo fare la soubrette, tutto qua!"
C'è chi sbotta, senza poter dire quanto pensa a proposito di quelle soubrette. Meglio tacere in questo momento di interesse per il fascino dell'uomo asiatico.
"Ma l'Asia è grande! A quale uomo asiatico ci si riferisce?"
Anche il mondo latino era piccolo in origine ma poi è diventato riferimento per tre quarti del mondo, dall'America all'Europa.
"Io davvero non so che fare!"
"Piangi! Lo fanno i ministri, con professionalità e decoro! Ma hai visto che classe?"
Che bella immagine, però: ha commosso tutti i commentatori dei telegiornali, trovando sensibilità e sincerità nel pianto di chi ha cancellato sensibilmente il concetto di pensione! Altro che regali di Natale!
"Ma non si può fare altrimenti!" urlano, senza se e senza ma, i simpatizzanti di Casini!
Le furie trattengono il respiro, perché vorrebbero urlare in faccia a tutti che non sopportano Giletti! Del resto, di casini, di Monti e della "ministr(ess)a" che piange non glie ne frega niente! Va bene? tanto loro non sono pensionate!
"Ma aumentano l'aliquota Irpef, aumentano l'Iva!"
"Aaaaaahhhhh! Giletti è insopportabile!" trovano il loro sfogo, che non è pianto e in fondo neanche sfogo: è solo rabbia per un modo di pensarsi latino! "Vada in Indonesia, vada... Vada in Tamilnadu, in Myanmar ad esercitare il suo fascino! Ci lasci in pace la domenica nel nostro raccoglimento tra le quattro mura spoglie di casa."
"Lasciamo che lavori," borbotta la coscienza, senza neanche sapere a chi si riferisce: Forse a Monti, ma il viso non è di Monti, forse ad Alfano!
"No!" risponde un corpo estraneo, di fronte, dimenandosi, scrollandosi la capigliatura unta e melmosa.
Forse a Di Pietro.
"No!" secco.
Pisapia?
"No," con rigurgito salivare.
"Alla Sattanino?"
"Uh, no!" chiudendo gli occhi, si è trasformata in maniera impressionante.
La Gabanelli?
"Beh, già si comincia a ragionare!"
Meglio la Gruber, probabilmente!
"No, no, meglio la Gabanelli!"
Aspettiamo, dice un'altra parte della coscienza.
"Sì," aspettiamo, sfiatano le furie.
Si tira avanti, senza porsi troppi interrogativi. Ci sono priorità metastoriche, metalinguistiche, metafasiche, metaforiche che proiettano concetti e stati d'animo non altrimenti verificabili, oltreché sopportabili.
"Mah, aspettiamo" l'idea è di un futuro migliore, che premi i sacrifici, la rabbia e i dolori di tutti. A cui tutti contribuiscono e hanno contribuito.
Si tace anche il cuore prima che l'anima.
Si resta in apnea. In attesa. Sperando che i volti non si confondano. E il fascino latino torni a brillare e offuschi quelle tendenze di qualsiasi altra provenienza, dall'orientale al settentrionale.
Il meridione regge ancora e sempre.
"Però che facce!" sussurra la coscienza del parlamento nordista.
"Uh, commentare su di voi è troppo facile," scuote la testa l'alleato fidato.
Bisogna tacere e sperare. Ovviamente i buoni consigli dei nonni fanno bene come una volta.
"Uh," i nonni sono assatanati di questi tempi, meglio non seguire il loro esempio.
"Ma così si impone il fascino orientale!" borbotta, inascoltato, chi non è convinto che ci sia ancora un margine di confronto.
Nessuno si sposta dalla sua speranza. Nessuno si commuove, si lascia anche quest'azione espressiva a Monti e al suo governo.
Noi restiamo in attesa.
Ci si firma coi pensieri che prendono forme criptate: (!).((::---££$$£££çç@@@@[][][]))
"Abbiamo paura per l'Italia! Bisogna obbedire a Monti!"
"Ma non è Garibaldi e neanche Crocco!" c'è chi da Sud alza la voce.
"L'Italia è finita!" fa eco il parlamento del Nord.
Non c'è niente per cui ridere! E' seria la condizione di chi si trova ad essere italiano in questo momento!
Si aprono spazi di gradimento per mondi lontanissimi, Indonesia, Paraguay, L'Arcipelago Malese. Terre che mai prima d'ora si sarebbero neanche nominate se per un fortuito caso un dito fosse caduto su un parallelo di una mappa del mondo! Adesso si elogia l'uomo asiatico, e il suo equilibrio armonico tra mondo vecchio e nuovo. L'uomo latino ha perso il suo fascino! Neanche le donne lo guardano.
"George Clooney non mi piace!"
"A me non piace Giletti!"
"Ah, quello poi!" gridano in coro, tutte, con una rabbia che fa spavento.
"Ma che cosa vi ha fatto, povero Massimo Giletti?"
"Aaahhhh!" stillano come furie, digrignando i denti, la fronte corrucciata, gli sguardi insanguinati dall'odio, come se avessero subito una molestia insopportabile.
Di Berlusconi non si può pronunciare né il finale del nome e neanche l'inizio perché c'è chi ti azzanna per un suo intimo malessere, che trova sfogo finalmente, dopo anni di ipocrisie mai sopportate!
"Sì, volevo fare la soubrette, tutto qua!"
C'è chi sbotta, senza poter dire quanto pensa a proposito di quelle soubrette. Meglio tacere in questo momento di interesse per il fascino dell'uomo asiatico.
"Ma l'Asia è grande! A quale uomo asiatico ci si riferisce?"
Anche il mondo latino era piccolo in origine ma poi è diventato riferimento per tre quarti del mondo, dall'America all'Europa.
"Io davvero non so che fare!"
"Piangi! Lo fanno i ministri, con professionalità e decoro! Ma hai visto che classe?"
Che bella immagine, però: ha commosso tutti i commentatori dei telegiornali, trovando sensibilità e sincerità nel pianto di chi ha cancellato sensibilmente il concetto di pensione! Altro che regali di Natale!
"Ma non si può fare altrimenti!" urlano, senza se e senza ma, i simpatizzanti di Casini!
Le furie trattengono il respiro, perché vorrebbero urlare in faccia a tutti che non sopportano Giletti! Del resto, di casini, di Monti e della "ministr(ess)a" che piange non glie ne frega niente! Va bene? tanto loro non sono pensionate!
"Ma aumentano l'aliquota Irpef, aumentano l'Iva!"
"Aaaaaahhhhh! Giletti è insopportabile!" trovano il loro sfogo, che non è pianto e in fondo neanche sfogo: è solo rabbia per un modo di pensarsi latino! "Vada in Indonesia, vada... Vada in Tamilnadu, in Myanmar ad esercitare il suo fascino! Ci lasci in pace la domenica nel nostro raccoglimento tra le quattro mura spoglie di casa."
"Lasciamo che lavori," borbotta la coscienza, senza neanche sapere a chi si riferisce: Forse a Monti, ma il viso non è di Monti, forse ad Alfano!
"No!" risponde un corpo estraneo, di fronte, dimenandosi, scrollandosi la capigliatura unta e melmosa.
Forse a Di Pietro.
"No!" secco.
Pisapia?
"No," con rigurgito salivare.
"Alla Sattanino?"
"Uh, no!" chiudendo gli occhi, si è trasformata in maniera impressionante.
La Gabanelli?
"Beh, già si comincia a ragionare!"
Meglio la Gruber, probabilmente!
"No, no, meglio la Gabanelli!"
Aspettiamo, dice un'altra parte della coscienza.
"Sì," aspettiamo, sfiatano le furie.
Si tira avanti, senza porsi troppi interrogativi. Ci sono priorità metastoriche, metalinguistiche, metafasiche, metaforiche che proiettano concetti e stati d'animo non altrimenti verificabili, oltreché sopportabili.
"Mah, aspettiamo" l'idea è di un futuro migliore, che premi i sacrifici, la rabbia e i dolori di tutti. A cui tutti contribuiscono e hanno contribuito.
Si tace anche il cuore prima che l'anima.
Si resta in apnea. In attesa. Sperando che i volti non si confondano. E il fascino latino torni a brillare e offuschi quelle tendenze di qualsiasi altra provenienza, dall'orientale al settentrionale.
Il meridione regge ancora e sempre.
"Però che facce!" sussurra la coscienza del parlamento nordista.
"Uh, commentare su di voi è troppo facile," scuote la testa l'alleato fidato.
Bisogna tacere e sperare. Ovviamente i buoni consigli dei nonni fanno bene come una volta.
"Uh," i nonni sono assatanati di questi tempi, meglio non seguire il loro esempio.
"Ma così si impone il fascino orientale!" borbotta, inascoltato, chi non è convinto che ci sia ancora un margine di confronto.
Nessuno si sposta dalla sua speranza. Nessuno si commuove, si lascia anche quest'azione espressiva a Monti e al suo governo.
Noi restiamo in attesa.
Ci si firma coi pensieri che prendono forme criptate: (!).((::---££$$£££çç@@@@[][][]))
sabato 3 dicembre 2011
Wish you were here
Non si vincono premi in questo momento. Il parco giochi ha chiuso. Dovete uscire o pagare il conto.
Avete preso quando vi è stato dato senza discriminarvi, adesso si discrimina. Anzi, siete voi stessi che create le condizioni per farvi discriminare.
Discriminare ha a che fare con il giudizio e con le differenze. Il giudizio è proprio l'esito della facoltà della ragione che discerne e separa, differisce, colloca nello spazio e nel tempo ombre e dolori.
Cani e castagne sono l'anima del mondo. I cani sono sempre uguali a se stessi, le castagne sono divenire dal fiore e dalle stagioni, secondo le condizioni di caldo e di freddo.
Voi non fate né caldo e né freddo, non odorate di fiore e neanche di rose. Non avete bellezza di sguardo di cani, né affetto e gentilezza di cuore di cane.
Siete nemici della ragione e le differenze le create normalmente nella vostra mente priva di immaginazione, dove tutto è separazione e distacco.
L'amore è mistero che offusca la mente; e la carne si contorce dal dolore. Come vorrei che tu fossi qui: "Wish you were here". Mi sembra che suoni così, che canti così quel desiderio anglosassone di volere qualcuno con sè!
E' un desiderio che sale con la musica nel cuore e nell'anima, mentre intorno si fa sera, gelo e tempesta. "Wish you were here!" Piange la terra. "Wish you were here", non ce la faccio a stare senza di te. "Wish you were here" c'è una rabbia che mi tormenta e mi assale, mi uccide e mi lascia per terra. "Wish you were here" è la fine di un incubo, che non viene colta come liberazione ma come disperazione.
Non si può cambiare canzone quando il cuore è prigioniero dell'incubo. La Felicità neanche la sente come canzone chi ha voglia di morire per un amore che non c'è più. Bisogna lasciarsi trafiggere da Dalida, "C'est fini la comedie" o meglio ancora da un tempo lontano "Lontano lontano" del suo amore Luigi Tenco che non ha retto alla banalità del vivere così tanto per vivere.
" How I wish, how I wish you were here./ We're just two lost souls swimming in a fish bowl,/ year after year, / running over the same old ground. What have we found? / The same old fears, / wish you were here.//.
Non è l'inglese che rende meno grave il desiderio di colei che chiede, consapevole della sconfitta , della negazione e dell'abbandono.
"Wish you were here" è la consolazione di chi è già sconfitto. "Wish you were here" e la desolazione di chi è già vinto dalla solitudine e dalla frustrazione del rimpianto, che si fa rabbia, pianto e maledizione.
Vedere il cantante vecchio e coi capelli bianchi è l'immagine della fine di un'epoca di speranze e desideri.
Sul palco adesso è salito chi vuol cantare, senza sapere che cantare vuol dire: Oh, quanto vorrei che tu fossi qui con me. Quanto ti vorrei, amore mio. Quanto mi manchi amore di sempre, che avrei voluto con me sempre, a cui avrei voluto stare vicino sempre, per lasciarmi accarezzare teneramente, lasciarmi cullare dal ritmo del suo respiro, per il piacere definitivo di dormirgli sul petto.
Poi sospira, e accetta malinconicamente quella lontananza, come un'amarezza, come una sconfitta.
Galli e amarene appartengono all'estate. I galli sono sempre uguali a se stessi, ma una volta regnavano sulle aie estive, tra i covoni di grano pronti per la trebbiatura, con il loro canto sonoro tra l'oro delle spighe e l'azzurro di sfondo del cielo pieno di promesse e sogni da realizzare, rinviando a domani le partenze.
"Wish you were here" è il dolore per quelle estati che non verranno più. I galli sono stati ingabbiati dentro "batterie" di capannoni gelidi, senza sole, illuminati solo da una luce artificiale tecnologicamente testata.
How I wish, how I wish you were here./ We're just two lost souls swimming in a fish bowl,/ year after year, / running over the same old ground. What have we found? / The same old fears, / wish you were here//.
Non piangere, amore mio. Se parto lo faccio solo per il mio bene, è questo che so fare adesso che non ho più piacere che tu ti addormenti sul mio petto. E i miei sospiri non reggono lo sforzo del tuo respiro che si fa caldo e pesante. I don't wish you were here. Con tutto il resto della strofa resa negativa, con tutte le regole assurde di una lingua assurda di un paese assurdo che galleggia in mezzo all'Oceano, di fronte alla Francia. Di cui ci sarebbe da dire tanto, anche di quest'altro paese, adesso che si avvicinano le elezioni. Ma lasciamo perdere: Je ne voudrai pas etre rien que ce-lui que je suis. Con tutte le mie sconfitte e le mie paure che un giorno un angelo verrà a togliermi e mi conforterà con la sua luce di un sole che tornerà a brillare. E troverò un petto su cui potermi addormentare, mani da stringere, labbra da baciare, occhi pieni di bellezza e di gioia da contemplare.
venerdì 2 dicembre 2011
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