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giovedì 29 settembre 2011

Ricchi e poveri

Quanta difficoltà c’è nella volontà, tanto non cambia niente, si crede così. Intimamente si spera che cambi tutto. Come fosse un destino, senza mettere niente a rischio. Quant’è difficile dire di sì quando di fronte si ha la faccia dell’inettitudine. “ Perché non sono bella?” Piange la sua resa la ragazza sfiduciata, perché anche l’amore ha perduto senso. C’è il divertimento o il rifiuto! Che cosa è più perverso? “Se avessi trent’anni non la darei vinta alla finta gentilezza, la combatterei come se di anni ne avessi cento! "Tiratevi su quei tessuti mostruosi che scendono giù dai glutei, anche la vostra intimità è disgustosa.
Si cerca di vedere negli altri mancanze che sono verificabili dentro se stessi. Lo si fa per non sentirsi soli. Un uomo è carne, sangue e sentimento, prima che pensiero e ideali. Gli ideali bisogna affermarli in tutte le occasioni, non quando  conviene.  Non quando servono a salvarsi  contro la salvezza di qualcun altro. Un uomo non mente né a se stesso e neanche agli altri. Ma soprattutto un uomo non mente a Dio. Quell’Elevazione che è nella profondità più remota dell’animo. Un uomo si mette al servizio del mondo, perché far bene al simile è far bene a se stesso.  Un uomo è sangue e carne. E posa lo sguardo su ciò che è lecito e bello: il bello è nella purezza non nel piacere. Il bello è nell’equilibrio, dove tutti trovano il privilegio di essere, senza mancanze. Il bello è etereo, è spirito, è fantasia. Il bello è libertà. Libero è l’uomo, non le bestie asservite a un padrone. La coscienza è libera. Quella cosa che rimorde ai giusti, per la quale gli ingiusti non provano nessun senso di smarrimento.
C’è Di Pietro e ci sono gli altri. Adesso l’attacco è ai Radicali! Si può essere freddi agli interessi di Partito? L’opposizione la fa la Chiesa, così dicono in certi ambienti. Ma altri si oppongono a questa nuova opposizione.” Non si pensa a sufficienza”. Altri fanno sufficientemente a meno di questa attività della mente che non li coinvolge.
C’è sempre Berlusconi, che crede in se stesso. E ci sono gli altri che credono in lui, senza nessuna pretesa:  solo per un senso intimo di certezza.
Un giorno finirà tutto questo. Si ripenserà nostalgicamente a tutto il bello della giovinezza. Non c’è nessuna allusione.
Se ci fosse il piacere dell’onestà si praticherebbe quest’occasione! Che cosa rende tutto così interessato e falso? E’ La politica che è cambiata. Forse il vento è cambiato. Forse cambiano i modelli, i registri e la prospettiva.
Si sta bene a casa da quando c’è questo caldo che non dà tregua.
La povertà si lascia in eredità ai ricchi, che possono meditare una mediazione. Ai  poveri si lascia la porta aperta.
Ricchi e poveri sono una condizione già prima di costituire un gruppo musicale richiesto molto all'estero. Una volta anche da noi erano stimatissimi. Lo sono ancora adesso. Ma si fa fatica nell'ambiente da quando non è più la musica un passatempo e neanche un impegno.

domenica 25 settembre 2011

Domenica

Ho visto gente afflitta ai piedi di una statua, in chiesa; piangere per i suoi peccati o per le sue sciagure. Altri che si battono il petto recitando il Credo. A me commuove tutto questo fervore. Mi commuove un po' meno l'espressione di chi fuori dalla chiesa volta la faccia davanti alla mano allungata di qualche misero che chiede l'elemosina. Il Popolo di Dio è sacro, perchè è benedetto dalla prima ora. Dovrebbe essere sacro anche per il mondo perché il suo modo di essere è sacro, privo di egoismi, di recriminazioni. Il Popolo di Dio è popolo dell'uomo. C'è sofferenza in chi è della terra e del cielo. Siamo tutti destinati alla terra. Il cielo bisogna guadagnarselo con le azioni. Vorrei raggiungere le plaghe della terra più povera per sentirmi parte di una sofferenza. Questa finta umanità atterrisce con i suoi riti che sanno di ipocrisia. Chi pensa di essere immune da debolezze è un illuso che andrà cercando inutilmente perdono.. Non mi illudo che cambi niente con le parole. Le azioni giuste sono negli animi giusti, coloro che sanno dire di sì e di no per edificare la terra almeno del loro giardino. Non giudico chi è diverso da me, neanche penso di renderlo uguale a me. Il respiro è una condizione intima, naturale. Lo sguardo anche è intimità. Il giudizio è povertà. C'è ancora chi prega per farsi vedere, così pure chi bestemmia lo fa per farsi vedere. C'è chi si prostra ai piedi di chi è potente e chi si si umilia davanti agli umili. Oggi è domenica, non si lavora.

venerdì 23 settembre 2011

Le parole silenziose

Nel deserto o sui monti l'effetto è lo stesso: l'isolamento. La spinta a questa ricerca è la lontananza, che equivale alla dimenticanza. La dimenticanza non è necessità di tutti. Un essere mostruoso non dimentica. Un perverso avrebbe bisogno di lontananza.
Chi ha subito il male vero non si vendica con altro male da far subire ad altri. Si vendica chi è vittima delle sue follie: il caso di Oslo è eclatante.
Gelosia e perversione sono la stessa malattia: l'idea che si ha di sé; pretendendo che gli altri siano a loro disposizione, come piace a loro, come, quando e quanto piace a loro.
Questo mondo fa pena e spavento perché è affollato di chi ha bisogno di considerazione. E' una pretesa che crea tensione, quando non crea rabbia e violenza.
Come si fa a spegnere facebook? Si può sapere?
Bisogna prendere le distanze dai violenti. I violenti sono "cose" travestite da persone, che come tutte le cose tremano di fronte all'umanità reale; mentre si esaltano "condividendo" pagine di cose inutili.
I violenti sono in gruppo; infatti la violenza di gruppo è "rivoluzione", una volta, adesso è appena "perversione".
I violenti sono ignoranti, eccezionalmente, per reazione; mentre i colti sono violenti per presunzione.
La cultura oggi non esiste, appena si riesce a dire qualcosa di scontato senza rischiare di essere frainteso. La cultura di oggi è il piacere dell'insulto e dell'offesa che sfocia in delirio: il caso di Oslo è eclatante. Chi crede che gli zingari siano pericolosi, per me, è violentissimo, anche se ha studiato molto nella sua vita. Inutilmente, viste le conclusioni del suo pensiero. Chi crede che i comunisti esistano ancora è violentissimo, per me, anche se ha appena la seconda media. Chi violenta sua moglie è violento, per me, anche se è dirigente delle Poste. Le Poste non c'entrano con la violenza, sono gli uomini che abusano di potere. Andrebbero smascherate le violenze coniugali prima che portino al martirio di innocenti. Chi si assolve in ogni caso è violento, per me, anche se non dice la verità.
Violento non è chi confessa le sue colpe: lo è stato, prima di sentirsi stringere da rimorsi terrificanti.
C'è chi abusa di un piccolo potere con il piacere perverso di far male al prossimo: è uccidere anche questo! Ho visto controllori di aziende di trasporto urbano sorridere mentre facevano la multa a ragazzini in lacrime che, pur avendo il biglietto, non erano riusciti a timbrarlo per il troppo affollamento. Ho visto vigili nascosti per assalire alle spalle macchine lasciate per un attimo in sosta davanti a un ospedale o una farmacia. Ho visto maestri rispondere con dei versi simili ad armenti oziosi a ragazzini che li salutavano con gentilezza ed emozione. Ho visto pregare bambini sotto lo sguardo perverso di qualcuno in ombra. Ho visto donne mettere in croce amanti più giovani. Ho visto amanti giovani ossessionare mogli che hanno ceduto per errore e debolezza a seduzioni che hanno ripudiato appena in tempo per non eccedere nella colpa.
"Ci sono solo due specie di uomini," ricordo la riflessione di Blaise Pascal, "gli uni giusti che si credono peccatori; e gli altri peccatori che si credono giusti".
Le troppe parole condivise fanno male per chi non conosce la distanza e il silenzio. Inutile è anche il ricordo della bellezza se la violenza domina. La legge di Dio e la legge degli uomini, così come la condanna della coscienza è la condanna di sé.
Le colpe del prossimo non assolvono i violenti.
Non è un sermone, che termina con la parola Amen! E' una lettera scritta con parole silenziose.

domenica 18 settembre 2011

Le forme del bene non sono il bene: sono il male di una società così

Il bene non si crede. Il bene non è bene se non è corrotto dal sospetto che ci sia qualcosa dietro quella manifestazione di benevolenza. A volte il bene si rifuta. Il bene è una parola da dedicare a qualcuno di cui si ha la sensazione di voler bene, senza esserne propriamente sicuri.. Il bene è interesse per fare il proprio bene. Il bene non esiste.
Il bene si è smarrito un pomeriggio di ottobre, verso le quattro e sei minuti. Il bene è la voglia di vendicarsi di qualcuno che ci ha fatto male, a cui si è voluto bene. Il bene è rancore e tristezza.
Il bene è suggerimemto di cambiare rotta: di diventare duri e cattivi: poiché il bene non ripaga. Il bene fa star male alla lunga. Il bene è il piacere di alimentare cattivi pensieri contro chi si è reso colpevole di non aver saputo cogliere il nostro bene. Il bene è una montagna di blandizie per arrivare alla fine. Il bene è rimpianto.
Il bene è male: non è un ossimoro! L'ossimoro non esiste! E' una tendenza di chi parla con sfiducia, interrompendosi con ipallage senza fine. Il bene è la rabbia di non aver ottenutto l'esito desiderato. Il bene è crescita di chi per farsi uomo è diventato belva. Il bene è dimenticanza della nonna. "La nonna era cattiva".
Il bene è rinvio a un altro mondo. Il bene è bene quando se ne trova ancora un po' nell'animo di chi passa per debole o pegggio ancora per "imbecille": come parlano male certi che mirano al bene. Il bene è la smania di dare soldi a chi li ha già, in cambio di favori. Il bene è il proprio bene. Il bene è la forma di chi vuole ingannare, il bene non si può urlare.
Il bene si sussurra. Neanche, probabilmente. Il bene si tace. Perché il bene si vede. Si vede anche il suo contrario.
Non voglio parlare di politica, perché il bene è la politica. Il bene è una macchina che corre sulla corsia di emergenza di un'autostrada bloccata. Il bene è la sirena di quella macchina che corre verso casa, alla faccia di chi resta in mezzo all'asfalto. Ma il bene non è quel privilegio: se sapesse quanto è piccolo quel gesto, tornerebbe indietro per rimettersi in coda come gli altri.
Queste forme del bene sono l'opposto del bene. L'avete capito? Però!
Non voglio parlare della politica, perché il bene è la politica. Pensate che una volta le acciaerie Falk negli anni cinquanta costruivano la case per gli operai, con i soldi che destinavano al bene loro. Oggi la politica quei soldi li tiene per sé. Non ne sono certo, ma questo è il sospetto.
Non voglio parlare di politica ma il bene comune è la politica. Se chi amministra lo facesse per un trasporto intimo di onestà farebbe il bene di tutti.
Se gli uomini giusti non fossero una minoranza il bene non avrebbe certe forme.
Santoro manca in questa televisione che parla delle forme della fine. Manca la sua onestà, il suo bene, la sua coscienza, la sua capacità di essere persona.
Il bene è far finta di essere qualcosa. La televisione ha perso la sua funzione.
"Bisogna cambiare registro!". Certo, ma la scuola è allo sfascio, anche questa!
"Bisogna cambiare politica!" Ritorni Platone, a questo punto!
"Bisogna cambiare governo!" Intanto a ripreso a piovere, come indizio degli eventi che ci allieteranno.

venerdì 16 settembre 2011

Odori di umanità

Gli odori appartengono alla vita. Accompagnano i gesti, la posizione. Attribuiscono un luogo e un'appartenenza.
Ci sono persone che si portano addosso un odore disgustoso: non è olezzo, cattivo odore, mancanza di igiene. No, è la loro dannazione. Hanno odore di bestia, oppure di erbe tosche, di corpi putrefatti. E' l'odore delle loro membra, che allontana.
Ci sono altri, invece, che odorano di santità; e sono per lo più santi, in vita come in morte: il loro corpo odora di leggerezza, di essenza destinata alle altezze celesti: anche in decomposizione le loro membra emanano un alito fresco di rose o di polline. Il loro corpo si consuma senza l'umiliazione della ripugnanza; piuttosto manifesta il pregio di essere sorgente di soavità per un mondo che soffoca nel veleno della morte.
Ci sono altri corpi che odorano di bellezza, senza essere santi; né il loro odore è destinato alle altezze di nessun mondo diverso dalla terra. Il loro profumo li segue, a volte li anticipa, nel loro passaggio. E' una ricchezza che gli viene assegnata con la nascita. Odorano di umanità, di quella più eccelsa, prescelta. Non sono necessariamente esseri di rara bellezza, anche se in loro la bellezza è sempre presente. Odorano di gentilezza. Anche i loro gesti odorano di bontà. Sono gesti lenti, di mani che brillano di gioia. Hanno gli occhi neri e lo sguardo odora di terra, di montagne. Le loro parole sono calde, avvolte nel respiro che rinfresca. Nei maglioni di lana, la carne di questi uomini che odorano di semplicità si riscalda senza soffocare nel sudore.
Il sudore è visibile sotto le giacche di uomini che hanno odore di falsità, la quale non si sconfigge con deodoranti, eau de toilette. Il cattivo odore dell'arroganza resta sulle facce sudate di chi si spruzza inutilmente essenze profumate. Non sanno che devono spruzzarsi l'anima, perché è dentro la loro anima che si produce l'odore insopportabile che spandono all'esterno.
Quegli animi delicati che odorano d'estate e d'inverno, con le sciarpe e i maglioni o con le canottiere, sono animi non corrottti dalla malignità, dalla cattiveria, dalle invidie.Sono candidi come il loro odore. Sono animi che non conoscono essenze di nessun genere. Sono gli occhi di vecchi che ho visto in paesi di montagna, che abitano dentro case semplici odorose di gioia. Sono giovani che vivono con loro, che condividono odori e distensioni dei muscoli del viso. Sono giovani e vecchi che non rubano, che neanche desiderano di staccare un fiore da un ramo di ciliegio o di pruno.
Quell'altra umanità asfissia! Quell'altra umanità maleodora come le essenze sbagliate che si spruzza inutilmente per rendere ancora più disgustosa la sua vicinanza. Non sa che deve guardare gli altri con un altro sguardo, con un altro piacere che le renderà quell'odore che invano cerca dentro una bottiglietta con un nome stampato sopra un'etichetta.
C'è chi odora di ipocrisia, di vacuità, adesso che l'odore del fumo di tabacco è scomparso dai locali affollati di quanti consumano l'amarezza delle loro attese inutili, chiusi dentro gli scialli scoloriti, sotto le pagliette bianche da segregati neri, nel vuoto dei giacconi di piumini intossicati da esalazioni di naftalina.
C'è chi odora di rabbia, chi di mistero rivelato dal tragico rimorso di sé, coi suoi bisogni osceni camuffati da genio tragico dell'indifferenza. C'è chi odora di affanni, chi di speranze rimesse nella pietà di docili carezze promesse da una esistenza ideale.
C'è chi odora di morte, anche se viene pensata come fine, nonostante sia  fine di esistenze malvage. C'è chi odora di giorni vuoti, altri di rimpianti non suoi: riflessi soprattutto di chi ha dovuto subire la sciagura di incontrarli per caso, sotto casa, in una sera di pioggia e fango.
C'è chi odora di birra, chi odora di rifiuti perpetui. 

martedì 13 settembre 2011

I Diavoli di Via Padova

Ci sono giornalisti che sanno guardare e descrivere il mondo che li circonda. Matteo Speroni del Corriere della Sera è uno di questi. La scrittura nitida ed essenziale ha saputo tracciare un quadro della Milano attuale, fatta di aggregati urbani, suburbani, dove la vita si realizza tra le macerie di culture che si adattano ad essere parte di un garage, del retro di un cortile, della sponda di un marciapiede.
"I diavoli di via Padova" odora di incontri e di attese, di chi è a Milano e spera di ritornare allo slam da cui è partito, convinto di poter ritrovare il piacere della gente che ha lasciato, che lo ha aspettato con la fiducia di vederlo ricomparire più ricco e degno di stima.
I milanesi non erano abituati a quelle facce e a quei modi estremisti, impulsivi, di chi conduce un bar in penombra, dove il rumore di qualche moneta che scende nelle slot machines è sempre poco per chi ha perso le  sue speranze tradite dentro le fessure  di quei maledetti congegni truccati.
Dall'alto dei cortili, sui ballatoi, un popolo di neri si muove da una porta all'altra, come per fare festa o per dare l'allarme di un'aggressione da parte di indiani o di arabi.
Gli arabi sono allarmati dai movimenti dei latino-americani, non dai loro balli, ma dai loro traffici.
Vite nascoste animano un quartiere in pieno centro di Milano, dove si vive al limite della legalità e della paura. Eppure tutto scorre, dove di milanese non è rimasto niente. Avanzano i cinesi, come in tutto il resto della terra.
I milanesi hanno abbandonato in massa il quartiere, quando si sono sentiti invasi e accerchiati. Qualcuno che è rimasto non lo ha fatto per principio.
"I diavoli di via padova" è un romanzo-inchiesta in cui la realtà è rappresentata in anticipo: è presentata a chi invece non s'accorge della rovina neanche quando questa si manifesta con aggressioni violente e eclatanti tra bande armate nate e cresciute nel quartiere, ma le cui reazioni sono state importate dalle culture d'origine.
Matteo Speroni non accusa, a volte descrive con indulgenza e lirismo il traffico di quelle vite senza destino, o di un destino fallimentare che ha infranto tutti i loro sogni che avevano alimentato fino al giorno in cui tutto ha cominciato a girare per il verso contrario.
La scrittura non è a favore di questi o di quelli, neanche si abbandona a simpatie o a maledizioni contro la cattiva sorte o il malgoverno (della città)! Lo sguardo dello scrittore e del "reporter" sa bene che le cose si consolidano negli anni, con inettitudini e negligenze di vario tipo, dove le colpe di molti o di qualcuno, lievi o pesanti, non restano neanche come traccia. Bisogna fare i conti con ciò che resta, che si fa vizio, abitudine e paura.

Antonio G. D'Errico - Oudeneia noir blog e blanc: L'ambito del disumano

Antonio G. D'Errico - Oudeneia noir blog e blanc: L'ambito del disumano: Sono sempre l'essere e la sua negazione il dilemma. La negazione, però, non nega la vita neanche di chi si fa fatica a riconoscere come e...