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martedì 13 settembre 2011

I Diavoli di Via Padova

Ci sono giornalisti che sanno guardare e descrivere il mondo che li circonda. Matteo Speroni del Corriere della Sera è uno di questi. La scrittura nitida ed essenziale ha saputo tracciare un quadro della Milano attuale, fatta di aggregati urbani, suburbani, dove la vita si realizza tra le macerie di culture che si adattano ad essere parte di un garage, del retro di un cortile, della sponda di un marciapiede.
"I diavoli di via Padova" odora di incontri e di attese, di chi è a Milano e spera di ritornare allo slam da cui è partito, convinto di poter ritrovare il piacere della gente che ha lasciato, che lo ha aspettato con la fiducia di vederlo ricomparire più ricco e degno di stima.
I milanesi non erano abituati a quelle facce e a quei modi estremisti, impulsivi, di chi conduce un bar in penombra, dove il rumore di qualche moneta che scende nelle slot machines è sempre poco per chi ha perso le  sue speranze tradite dentro le fessure  di quei maledetti congegni truccati.
Dall'alto dei cortili, sui ballatoi, un popolo di neri si muove da una porta all'altra, come per fare festa o per dare l'allarme di un'aggressione da parte di indiani o di arabi.
Gli arabi sono allarmati dai movimenti dei latino-americani, non dai loro balli, ma dai loro traffici.
Vite nascoste animano un quartiere in pieno centro di Milano, dove si vive al limite della legalità e della paura. Eppure tutto scorre, dove di milanese non è rimasto niente. Avanzano i cinesi, come in tutto il resto della terra.
I milanesi hanno abbandonato in massa il quartiere, quando si sono sentiti invasi e accerchiati. Qualcuno che è rimasto non lo ha fatto per principio.
"I diavoli di via padova" è un romanzo-inchiesta in cui la realtà è rappresentata in anticipo: è presentata a chi invece non s'accorge della rovina neanche quando questa si manifesta con aggressioni violente e eclatanti tra bande armate nate e cresciute nel quartiere, ma le cui reazioni sono state importate dalle culture d'origine.
Matteo Speroni non accusa, a volte descrive con indulgenza e lirismo il traffico di quelle vite senza destino, o di un destino fallimentare che ha infranto tutti i loro sogni che avevano alimentato fino al giorno in cui tutto ha cominciato a girare per il verso contrario.
La scrittura non è a favore di questi o di quelli, neanche si abbandona a simpatie o a maledizioni contro la cattiva sorte o il malgoverno (della città)! Lo sguardo dello scrittore e del "reporter" sa bene che le cose si consolidano negli anni, con inettitudini e negligenze di vario tipo, dove le colpe di molti o di qualcuno, lievi o pesanti, non restano neanche come traccia. Bisogna fare i conti con ciò che resta, che si fa vizio, abitudine e paura.

Antonio G. D'Errico - Oudeneia noir blog e blanc: L'ambito del disumano

Antonio G. D'Errico - Oudeneia noir blog e blanc: L'ambito del disumano: Sono sempre l'essere e la sua negazione il dilemma. La negazione, però, non nega la vita neanche di chi si fa fatica a riconoscere come e...

L'ambito del disumano

Sono sempre l'essere e la sua negazione il dilemma. La negazione, però,  non nega la vita neanche  di chi si fa fatica a riconoscere come esistente. Il Non-Essere è definizione di chi non è [razionale]. E' altro: fastidio, movimento, utile a sé, opposizione, incoscienza, elevazione del caos.
L'Essere è esteso e uguale in ogni parte.
Il Non-Essere è puntiforme e le sue parti non si accordano.
Forse è meglio smettere: perché il Non-Essere non ha argomenti per confutare. Il Non-Essere è irrazionale, ignorante, custode della sua unicità.
L'Essere riconosce sé e gli altri. Il Non-Essere non è [razionale]. Il Non-Essere non sa. Il Non-Essere non vive bene o male: non sa!
Il Non-Essere è la negazione di un sé che tende all'Essere. Il Non-Essere non è mai: non c'è speranza. Il Non-Essere non sa, non crede, non agisce. Il Non-Essere non vede, non ama, non gioisce, non teme. Il Non-Essere non è. Il Non-Essere può essere se visto attraverso la facoltà che non è in lui. Il Non-Essere può essere visto dall'Essere, il quale non può comunicargli il bene. In Non-Essere non ascolta, non parla, non vive. Il Non-Essere è negazione dell'essere.
Il Non-Essere non fa bene o male. Fa male, perché l'incoscenza è sempre fallimento.
Il Non-Essere è la notte e il giorno: quando il cielo è infausto. Il Non-Essere è violenza e croce dell'Essere.
L'Essere è virtù, ragione, sguardo, volontà, desiderio.
L'Essere è bellezza. Il Non-Essere è negazione.

giovedì 8 settembre 2011

La nebbia

La nebbia mi ricorda Carducci, l'Appennino, i cipressi, la lontananza da casa. La nebbia mi ricorda l'infanzia, quel tempo in cui lo sguardo è proiezione e speranza. Mi ricorda la sera, Foscolo, " [...]la fatal quiete [...] l'imago". Il fratello Giovanni, l'esilio. La nebbia non conduce al Nord, ma piuttosto al Sud, a quel Sud che ho conosciuto, che c'è ancora. E' dentro gli occhi, con le sue immagini di gentilezza; é nella carne, col suo freddo invernale dei picchi montani, appena di qua dal mare. La nebbia è gemella delle sciarpe di lana, del vento che penetra dalle circonferenze dei pantaloni aperte sulle caviglie. La nebbia è raccoglimento, incontro nell'abisso, scalpiccio di chi ti viene incontro, ombre che si dileguano verso le discese di altre strade. La nebbia è fremito per l'abbraccio di un corpo sconosciuto caduto tra le braccia: un bacio, il desiderio. Il rimorso di un errore. 
Le ombre rimandano ad altri giorni, a questi, a oggi, a certi sguardi (s)morti.  Le ombre sono vento, cattivo compagno della bruma. La bruma è l'anima abbellita della nebbia. La nebbia ricorda Carducci e il Sud. Le brume ricordano Calvino e Pavese. Le brume sanno di strade alpine, di città a ridosso dei monti. Le nebbie sono il viaggio verso la bruma. La nebbia è distanza e ritorno a ciò che resta immutato negli anni. L'Appennino non cambia, è sempre rinomato di biancospini, di cipressi e rumori indistinti di qualcuno che contempla il mare. Un mare che non c'è; di cui si indovina il rumore, come un presagio, il respiro, come un suggerimento. Un mare di gente che non l'ha mai visto. La nebbia rimanda ai fiumi, alle battaglie (ri)sonanti di scudi e di asce. La nebbia è sangue e lamento di un maiale tenuto stretto, ucciso scannato da uomini addobbati come pirati, per impressionare i sogni dei bambini. La nebbia è una croce su una lapide che si fa accarezzare dal pianto di chi cerca un viso. Un viso che gli manca da sempre, ora che non c'è più. La nebbia è d'agosto sull'Appennino, di primavera, d'inverno e d'autunno. La nebbia è il tempo dato alla vita. La nebbia è il rifugio dell'anima nei giorni di pioggia. La nebbia è l'attesa e l'incontro con qualcosa che rimbalza senza farsi riconoscere. La nebbia è la sensazione di riconoscere in quel qualcosa qualcuno. Forse non era nessuno. La nebbia è sempre in salita sui colli e sugli Appennini. La nebbia è Carducci, i cipressi, la croce di quel viso che ci aspetta.

martedì 6 settembre 2011

Dubbi

"Il problema è sempre politico! Anche la scelta di un dirigente statale è un fatto politico!"
"Ma un dirigente delle Poste non è statale!".
"No, ma è politico!" .
"Anche i lauti guadagni sono politici". 
"Questo aspetto è sempre politico!".
"Poveri diavoli, quanti casini fanno senza rendersi conto".
"I politici?"
"Sì, veramente un po' tutti!"
"E ancora un attacco a Berlusconi?"
"No. Ma hai visto Penati?"
"Non iniziamo con certi confronti!"
"A me tutto questo non fa ridere!"
"Ti fa piangere?"
"Mi fa preoccupare! Mi sembra di essere accerchiato".
"Sì, da gente affamata."
"Sì, da gente malintenzionata."
"Sì, da gente che non sembra neanche più gente"
"Sì, sembra niente!"
"Fa rima, certo, l'ho capito."
"Non era tanto difficile, te l'ho quasi suggerito,"
"Sì, un'altra rima. Anche questa l'ho capita."
"Hai fatto un'assonanza. Hai interrotto il gioco."
"E' un gioco che non fa ridere. C'è da piangere!"
"Prima avevi detto di no!"
"Ci ho ripensato" resta in silenzio, poi sbotta: "Sono stufa!"
"Che cosa vorresti fare?"
"Ci vorrebbe un protettore!"
"No, non mi dire che vuoi buttarti così in basso!"
"Ma no, un Mecenate!"
"Per farci cosa?"
"Mah, delle serate!"
"Un'altra rima!"
"Sì, lascia stare" sbuffa, sospira. "Un dirigente delle Poste non è statale!"
"Certo che no! Però è politico!"
"Certo che lo è! Però che schifo!"
"Già, che casino!"
"Perché casino? Basta schifo, no?"
"Sì, è un casino! Sì"
"Mah, sì. Ciao."
"Sì, ciao, sì. Però che schifo."

giovedì 1 settembre 2011

Un sospiro di sollievo

E' tutto così indecente. Sempre più indecente. Davvero la lotta politica è diventata mediatica con proclami di avvisi di garanzia e poi di arresti. Sapere che nel Pd ci sia gente che prende tangenti e denaro degli altri è inquietante. La sinistra dovrebbe rappresentare l'uguaglianza, la coscienza della gente, il bene comune e altre grandi utopie del genere. La destra è l'ordine supremo, è il suggerimento illuminato del despota o del Re: la negazione di ogni confronto con il popolo. In questo senso uno si aspetterebbe anche che il RE prenda qualcosa e lo tenga per sé. Si spera che si tenga per sé il giusto, che resti qualcosa anche ai sudditi. Sudditi siamo adesso che non c'è neanche il Re. Ci sono Vicere. Personaggi che fanno preoccupare non appena si presentano in televisione per dire che loro sono onesti, che non c'entrano con certi farabutti. Sembra di tornare sempre indietro nella politica degli scandali: sembra di sentire Craxi che prendeva le distanze da Chiesa. Poi c'è, oltre ogni previsione, anche oltre ogni battuta, uno squallido spettacolo incredibile della magistratura che arresta a destra e a sinistra per pareggiare i conti. Dopo l'arresto dei collaboratori di Penati il consenso del Pd nei sondaggi scende notevolmente. Ecco che si cerca di correre ai ripari, si vogliono arrestare i supporters di Berlusconi: primo fra tutti Tarantini, l'imprenditore pugliese che si impegnò personalmente di procurargli una ragazza seducente e degna del suo gusto rinomato: la escort D'Addario. La giustizia sta facendo del suo meglio per assicurare in modo democratico un posto giusto ai corrotti: un numero di esponenti di destra e uno stesso numero di uomini di sinistra. Le dicono al telegiornale di mezzogiorno certe notizie, in fila, scandiscono gli interventi contro quelli di sinistra e poi quelli contro gli altri di destra. I sondaggi sono salvi, forse quelli che sono fuori momentaneamente dagli avvisi di garanzia possono ritenersi soddisfatti della loro azione politica a favore del proprio partito. E alle prossime elezioni si preparano a dare battaglia.
Che cosa dovrebbe pensare una persona semplice? Dovrebbe sentirsi lontano dalla politica? Dovrebbe stringersi più forte a Pisapia o a Vendola? Attaccarsi a Bossi o Borghezio? Commuoversi per la bellezza d'animo di Brunetta o di Tremonti, che gli parla alle spalle tra le altre cose? Verrebbe voglia di agire come certi animi fragili e dire contro tutti, senza muoversi però dalla propria postazione: a sinistra, coi corrotti, a destra coi corrotti. A sinistra perché:  che cosa penseranno di me se dicessi che ho perso la fiducia riguardo alla loro incorruttibilità? A sinistra perché non riuscirei a stare con chi ruba per ideologia! A destra, invece, perché non riuscirei a sentirmi rappresentato da uno come Casini! A destra: perché Berlusconi è il più grande statista della storia della Repubblica. A destra, perché Bocchino e Fini l'hanno fatto grossa! A sinistra, perché la destra governa con il potere delle televisioni! A sinistra, perché non voglio perdere la stima dei miei due migliori amici! A destra, perché ci vogliono altri cinque anni per rimettere a posto i conti dell'Italia! A sinistra, perché bisogna pareggiare i conti pubblici!
A pareggiare ci pensa la magistratura. E' un paradosso oltraggioso. 
Si sente qualcuno che sussurrando dice bene di Beppe Grillo. Anche di Santoro si dice bene. C'è anche chi dice bene del Papa! L'avrete sentito anche voi, no? Però, una Triplice alleanza Grillo, Santoro e il Papa. Qualcuno comincia già a tirare un sospiro di sollievo. 

mercoledì 31 agosto 2011

Quando io cambierò cambierà il mondo!

Se ti guardi dentro con rigore, criticamente, cercando l'errore più che l'elogio, e alla fine ti senti in pace allora è segno che hai agito a favore del mondo. Il mondo non è lo stesso che la terra. La terra c'entra ma solo per una casualità, perché il mondo è fuori dai limiti della terra: distanze abissali, ascese o discese sono solo direzione. Guarda dentro di te ed estenditi per essere ogni cosa intorno a te. Non essere rimpianto, dolore, nostalgia. Sii furore contro chi il male se lo porta con sé, fingendo di custodire il bene: sapendo che il bene non gli è mai appartenuto e mai apparterrà ad un cuore che è infarto, dannazione, perché non sa essere serenità.
Se ti guardi dentro, non sporgerti come se volessi spiare senza essere visto. Se ti guardi dentro scopriti e accetta che gli altri hanno ragione, più di te. E' facile chiedere scusa oltre che giusto: basta aprire le braccia e la mente, e sussurrare: "Scusa." Prova a farlo. No l'hai mai fatto. Fallo ora. Fallo quando credi, ma fallo. All'improvviso, così, pensando al male che hai commesso: "Scusa". Pensando al dolore che hai meritato: "Scusa". Pensando a ieri, a domani: "Scusa".
Se ti guardi dentro non cercare il bene che non hai. Se ti guardi dentro cerca di non far finta di niente. Rendi un bene che non hai mai saputo fare. Chiedi perdono per il male che hai reso, senza mai lasciare andare una volta sola, almeno per credere di conoscere il perdono. E' un'illusione. Solo il caso può coglierti di sorpresa e farti mormorare amaramente: "Scusa!".