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sabato 25 ottobre 2014

Wish you were here

Non si vincono premi in questo momento. Il parco giochi ha chiuso. Dovete uscire o pagare il conto.
Avete preso quando vi è stato dato senza discriminarvi, adesso si discrimina. Anzi, siete voi stessi che create le condizioni per farvi discriminare. 
Discriminare ha a che fare con il giudizio e con le differenze. Il giudizio è proprio l'esito della facoltà della ragione che discerne e separa, differisce, colloca nello spazio e nel tempo ombre e dolori. 
Cani e castagne sono l'anima del mondo. I cani sono sempre uguali a se stessi, le castagne sono divenire dal fiore e dalle stagioni, secondo le condizioni di caldo e di freddo.
Voi non fate né caldo e né freddo, non odorate di fiore  e neanche di rose. Non avete bellezza di sguardo di cani, né affetto e gentilezza di cuore di cane.
Siete nemici della ragione e le differenze le create normalmente nella vostra mente priva di immaginazione, dove tutto è separazione e distacco. 
L'amore è mistero che offusca la mente; e la carne si contorce dal dolore. Come vorrei che tu fossi qui: "Wish you were here". Mi sembra che suoni così, che canti così quel desiderio anglosassone di volere qualcuno con sè! 
E' un  desiderio che sale con la musica nel cuore e nell'anima, mentre intorno si fa sera, gelo e tempesta. "Wish you were here!" Piange la terra. "Wish you were here", non ce la faccio a stare senza di te. "Wish you were here" c'è una rabbia che mi tormenta e mi assale, mi uccide e mi lascia per terra. "Wish you were here" è la fine di un incubo, che non viene colta come liberazione ma come disperazione.
Non si può cambiare canzone quando il cuore è prigioniero dell'incubo. La Felicità neanche la sente come canzone chi ha voglia di morire per un amore che non c'è più. Bisogna lasciarsi trafiggere da Dalida, "C'est fini la comedie" o meglio ancora da un tempo lontano "Lontano lontano" del suo amore Luigi Tenco che non ha retto alla banalità del vivere così tanto per vivere.
How I wish, how I wish you were here./ We're just two lost souls swimming in a fish bowl,/ year after year, / running over the same old ground. What have we found? /  The same old fears, / wish you were here.//.
Non è l'inglese che rende meno grave il desiderio di colei che chiede, consapevole della sconfitta , della negazione e dell'abbandono. 
"Wish you were here" è la consolazione di chi è già sconfitto. "Wish you were here" e la desolazione di chi è già vinto dalla solitudine e dalla frustrazione del rimpianto, che si fa rabbia, pianto e maledizione.
Vedere il cantante vecchio e coi capelli bianchi è l'immagine della fine di un'epoca di speranze e desideri.
Sul palco adesso è salito chi vuol cantare, senza sapere che cantare vuol dire: Oh, quanto vorrei che tu fossi qui con me. Quanto ti vorrei, amore mio. Quanto mi manchi amore di sempre, che avrei voluto con me sempre, a cui avrei voluto stare vicino sempre, per lasciarmi accarezzare teneramente, lasciarmi cullare dal ritmo del suo respiro, per il piacere definitivo di dormirgli sul petto. 
Poi sospira, e accetta malinconicamente quella lontananza, come un'amarezza, come una sconfitta.
Galli e amarene appartengono all'estate. I galli sono sempre uguali a se stessi, ma una volta regnavano sulle aie estive, tra i covoni di grano pronti per la trebbiatura, con il loro canto sonoro tra l'oro delle spighe e l'azzurro di sfondo del cielo pieno di promesse e sogni da realizzare, rinviando a domani le partenze.
"Wish you were here" è il dolore per quelle estati che non verranno più. I galli sono stati ingabbiati dentro "batterie" di capannoni gelidi, senza sole, illuminati solo da una luce artificiale tecnologicamente testata.
How I wish, how I wish you were here./ We're just two lost souls swimming in a fish bowl,/ year after year, / running over the same old ground. What have we found? /  The same old fears, / wish you were here//.
Non piangere, amore mio. Se parto lo faccio solo per il mio bene, è questo che so fare adesso che non ho più piacere che tu ti addormenti sul mio petto. E i miei sospiri non reggono lo sforzo del tuo respiro che si fa caldo e pesante. I don't wish you were here. Con tutto il resto della strofa resa negativa, con tutte le regole assurde di una lingua assurda di un paese assurdo che galleggia in mezzo all'Oceano, di fronte alla Francia. Di cui ci sarebbe da dire tanto, anche di quest'altro paese, adesso che si avvicinano le elezioni. Ma lasciamo perdere: Je ne voudrai pas etre rien que ce-lui que je suis. Con tutte le mie sconfitte e le mie paure che un giorno un angelo verrà a togliermi e mi conforterà con la sua luce di un sole che tornerà a brillare. E troverò un petto su cui potermi addormentare, mani da stringere, labbra da baciare, occhi pieni di bellezza e di gioia da contemplare. 

domenica 7 settembre 2014

I lupi

Una considerazione che atterrisce riguarda un aspetto delle persone che ci vivono intorno ogni giorno, in ogni luogo, appartenenti a ogni ceto. Tra loro hanno in comune un’ignoranza incolmabile, un’incapacità di essere del mondo parte di tutto. Vivono come singoli atomi di una galassia che ruota intorno a se stessi. Hanno un’umanità disposta alla disperante ricerca di soldi, scatenando rabbia, dolore, solitudini disperanti. I soldi sono il loro delirio: li bramano, li desiderano, li sognano. Se si cerca di immaginarli nelle loro intenzioni profonde si rimane raggelati di fronte allo spettacolo di un’intimità fatta di vuoto, di silenzi parossistici, di fremiti di follia, di volontà di imporsi su tutti, con la forza del denaro.
Anche con moglie e figli, che andrebbero tutelati da mostruosità provenienti dall’esterno, impongono la stessa follia, scatenando lotte suicide dell’uno contro tutti. Che famiglie possono creare essere-essenti tanto lontani dalla virtù ideale dell’uomo? Non vale neanche la pena di cercare che si ricordino virtù tanto rare nella loro bellezza, che appartengono a un altro mondo, per questo motivo ideali.
L’ideale va cercato nello Spirito  che anima tutte le cose. Ma attualmente, un’umanità tanto squallida ha fatto in modo che nelle cose del mondo non trovasse ragione lo Spirito di bellezza che testimonia la gloria dell’Uomo. A questo punto c’è chi si scaglia contro gli arabi, i musulmani, contro russi e ucraini, indistintamente. C’è chi aggredisce verbalmente, per ora, la laboriosità dei cinesi. Poi si spara su un ragazzo e lo si uccide. E anche qui c’è chi attacca perché non ha rispettato la legge.
Sono tutte sentenze contro la vita. Sono esperienze di vita di chi ha perso il bisogno dell’uomo di essere parte di un tutto riconoscibile, a cui ci si rivolge con rispetto nei momenti di necessità. Si chiamava preghiera questo rispetto nei popoli antichi, in tutti i popoli
La gente che vive per i soldi, non quel bene necessario alla sopravvivenza, è una minaccia sostanziale di questo mondo. Non c’è riparo per chi mira alle altezze di un essere virtuoso e felice. Virtù e felicità sono gradi dello stesso stato dell’anima. Speranze di un altro mondo, che è pienezza di sguardo.

Che infelicità procura la consapevolezza di vivere in mezzo ai lupi.

venerdì 25 luglio 2014

Le parole silenziose in un giorno di festa: ripensando ai martiri dell'umanità violentata da credenze personali

Nel deserto o sui monti l'effetto è lo stesso: l'isolamento. La spinta a questa ricerca è la lontananza, che equivale alla dimenticanza. La dimenticanza non è necessità di tutti. Un essere mostruoso non dimentica. Un perverso avrebbe bisogno di lontananza.
Chi ha subito il male vero non si vendica con altro male da far subire ad altri. Si vendica chi è vittima delle sue follie: il caso di quell'omicida giovane, folle ed esaltato di Oslo è stato eclatante.
Gelosia e perversione sono la stessa malattia: l'idea che si ha di sé; pretendendo che gli altri siano a loro disposizione, come piace a loro, come, quando e quanto piace a loro.
Questo mondo fa pena e spavento perché è affollato di chi ha bisogno di considerazione. E' una pretesa che crea tensione, quando non crea rabbia e violenza.
Come si fa a spegnere facebook? Si può sapere?
Bisogna prendere le distanze dai violenti. I violenti sono "cose" travestite da persone, che come tutte le cose tremano di fronte all'umanità reale; mentre si esaltano "condividendo" pagine di cose inutili.
I violenti sono in gruppo; infatti la violenza di gruppo è "rivoluzione", una volta, adesso è appena "perversione".
I violenti sono ignoranti, eccezionalmente, per reazione; mentre i colti sono violenti per presunzione.
La cultura oggi non esiste, appena si riesce a dire qualcosa di scontato senza rischiare di essere frainteso. La cultura di oggi è il piacere dell'insulto e dell'offesa che sfocia in delirio: il caso di Oslo è eclatante. Chi crede che gli zingari siano pericolosi, per me, è violentissimo, anche se ha studiato molto nella sua vita. Inutilmente, viste le conclusioni del suo pensiero. Chi crede che i comunisti esistano ancora è violentissimo, per me, anche se ha appena la seconda media. Chi violenta sua moglie è violento, per me, anche se è dirigente delle Poste. Le Poste non c'entrano con la violenza, sono gli uomini che abusano di potere. Andrebbero smascherate le violenze coniugali prima che portino al martirio di innocenti. Chi si assolve in ogni caso è violento, per me, anche se non dice la verità.
Violento non è chi confessa le sue colpe: lo è stato, prima di sentirsi stringere da rimorsi terrificanti.
C'è chi abusa di un piccolo potere con il piacere perverso di far male al prossimo: è uccidere anche questo! Ho visto controllori di aziende di trasporto urbano sorridere mentre facevano la multa a ragazzini in lacrime che, pur avendo il biglietto, non erano riusciti a timbrarlo per il troppo affollamento. Ho visto vigili nascosti per assalire alle spalle macchine lasciate per un attimo in sosta davanti a un ospedale o una farmacia. Ho visto maestri rispondere con dei versi simili ad armenti oziosi a ragazzini che li salutavano con gentilezza ed emozione. Ho visto pregare bambini sotto lo sguardo perverso di qualcuno in ombra. Ho visto donne mettere in croce amanti più giovani. Ho visto amanti giovani ossessionare mogli che hanno ceduto per errore e debolezza a seduzioni che hanno ripudiato appena in tempo per non eccedere nella colpa.
"Ci sono solo due specie di uomini," ricordo la riflessione di Blaise Pascal, "gli uni giusti che si credono peccatori; e gli altri peccatori che si credono giusti".
Le troppe parole condivise fanno male per chi non conosce la distanza e il silenzio. Inutile è anche il ricordo della bellezza se la violenza domina. La legge di Dio e la legge degli uomini, così come la condanna della coscienza è la condanna di sé.
Le colpe del prossimo non assolvono i violenti.

giovedì 24 luglio 2014

Inesplorati orizzonti: Curvy!



Finalmente! Dopo la notizia sconfessata della separazione tra Pascale e Silvio e Berlusconi l’altra novità di forte impatto emotivo sul cuore dei cardiopatici di tutto il mondo è la presenza sul calendario Pirelli della modella in carne: “Curvy”!
La si trova dappertutto sui titoli dei giornali, sul web, in posta, sotto la copertina di messaggi online che lampeggiano annunciando  una vincita favolosa e anche su quelle truffe evidenti in cui si è avvisati di confermare i dati della carta di credito altrimenti sarà bloccata. Non interessa sapere a nessuno che neanche sei possessore di carta di credito, importante è che confermi i dati e ti sia di conforto sapere che Curvy è sul calendario Pirelli: “Per la prima volta!”.
Caspita che sorpresa, chi l’avrebbe mai detto!
D’ora in poi inizia un attacco deciso alla magrezza, a un modello che ha elevato a culto il piacere delle ossa prominenti sotto uno strato sottile di pelle. Si ritorna al mito del grasso di deposito nei punti giusti: cosce, fianchi e glutei.
Il calendario Pirelli ha capito prima di tutti che è cambiata l’aria, sono mutati il vento e l’orizzonte! Il calendario Pirelli ha lanciato la sfida! Per la prima volta in mezzo ai numeri e al nome dei giorni trionfa la carne e il grasso di Curvy! Finalmente! Era da tempo che il mondo intero stava aspettando una rivoluzione di questo tipo.
Anche la televisione ha dedicato una rubrica di approfondimento sulla vita della modella. Hanno documentato i suoi passi nel centro città, forse a Manhattan, e l’hanno ripresa in primo piano quando ha sorriso, quando è scesa lungo le scale di un pendio di cemento. E finalmente quando è entrata nella porta-vetro della sua agenzia.
Tutto molto toccante!
La Repubblica è uscito con questo titolo su R.it spettacoli: “Candice  Huffine, 90 chili di bellezza, la prima modella curvy sul calendario Pirelli!”
Un vero ideale di bellezza classica, in cui è riconoscibile l’intenzione di rimandare a Giunone e alla Grecia!
Tutto grazie al calendario Pirelli! E’ bene ricordarlo! Come fa giustamente la Repubblica, ma anche il Corriere esce con un titolo, più sintetico: “Candice  Huffine, la prima top model curvy sul calendario Pirelli!”.
Un esempio di democrazia vera che redime milioni di donne e, indirettamente, anche di uomini, che sono stati puntualmente additati e discriminati subendo veri e propri attacchi mediatici! Una realtà insopportabile! Non ultimo l’attacco di Travaglio a Ferrara, verso il quale puntualmente non manca chi si scagli per ricordargli questa sua normale espressione della carne! E’ carne umana, con un metabolismo in grado di accumulare gasso! Può piacere o non piacere, questo è il risultato!
Ma da oggi c’è Curvy! Il calendario Pirelli ce la propone, “Per la prima volta!”. Finalmente! Sarà l’inizio di una nuova epoca, come annunciano i mezzi di stampa! Che liberazione! Basta con diete, ginnastica, palestre e soprattutto marciapiedi e parchi delle città! Non ci sarà più nessuno la mattina all’alba ad affannarsi in rincorse asfissianti, con quei passettini corti e stanchi, evidenti soprattutto in anziani che sembrano moribondi! Finalmente potranno starsene a letto e gozzovigliare, con foie gras, lardo di Colonnata e di Arnad, lasagne con uova sode e mortadella, saltimbocca al burro e scarpette varie. Tutte novità che renderanno bellezza al corpo di chi potrà finalmente evitare quelle corse inutili contro il tempo. I bambini potranno giocare in pace tra scivoli e altalene del parchetto di fronte casa propria o quella dell’amico di scuola materna senza essere disturbati dall’affanno di chi è prossimo a emettere l’ultimo respiro.
Si apre un'altra era. Meno male! L’alba della quale sarà visibile su un calendario con le forme di una modella curvy. E’ probabile che disdegnerà anche pose osée, attaccata con il petto a scogli bagnati, immersa a testa in giù nell’acqua di uno stagno tra ninfee e tramonti paradisiaci. Curvy magari prediligerà tavole apparecchiate e lettoni carichi di cesti di uva e porchette, immagine della classicità romana. “Rosalina, Rosalina / a me piaci grassottina/ ma quando è sera, sera/ ti sento masticare. /
Amore mio ti voglio bene come sei/ sei eccitante al punto che ti sposerei / novanta chili di libidine e bonta’/ e poi vedrai, un po’ di moto ti aiutera’…”.
Forse c’ qualche indecisione nei versi della canzone, prima gli piace e poi le consiglia del moto. Magari la corsa. Ovviamente erano altri tempi quando la canzone è stata incisa.

Ma con Curvy ogni dubbio sarà superato! Giornali, tv, blogger e blog sono persuasi. Ma soprattutto è persuaso il calendario Pirelli che ha sferrato l’attacco!

mercoledì 23 luglio 2014

Impressioni di luglio o di agosto. Sicuramente non di settembre.


 Nei luoghi di mare c'è un'aria che invita alla gioia. Cose che catturano lo sguardo. Non c'è allusione e neanche ostentazione, c'è naturalezza. E' un'esposizione naturale di sé, senza preoccupazioni di essere visti. C'è ancora gioia: di essere guardati. Non sempre, però. Se si pensa a certi sguardi terrificanti, dentro certi volti orridi, con guance e occhi rigonfi, la pelle rossa bruciata e cotta dal sole, viene voglia di scomparire o di vomitare.
I luoghi di mare sono ideali per gli abitanti che si aggirano con disinvoltura tra i viali folti di oleandri in fiore e palme di datteri infruttifere per la temperatura troppo mite che le rende sterili.  La temperatura del deserto soffocante sì che partecipa al processo riproduttivo!
I luoghi di mare sono aree di frastuono, di baldoria, di strepiti confusi, di un'allegria inconcepibile in altri luoghi. La sabbia dei luoghi di mare è scura o bianca, estesa o ridotta, fine o grossolana. Certi luoghi hanno sviluppato la ghiaia e le pietre invece che la rena. Nonostante questo ci sono arenili anche tra sassi e sterpaglie.
I luoghi di mare sono riserve per gente stanca, bisognosa di riposo e di affetto, di considerazione, di uno sguardo compassionevole. C'è anche chi ha bisogno di una parola, di poter sorridere per niente o per tutto. C'è chi ha bisogno di solitudine, di spiagge deserte.
Nei luoghi di mare ci sono cose inutili d'inverno. D'inverno non ci sono ombrelloni. Si aprono d'estate, con la luce, come fanno fiori e animali che abbandonano il letargo e si mostrano come esemplari di originale bellezza.
D'inverno tutto è chiuso e spento nei luoghi di mare, così come è spento il cuore, i pensieri si annebbiano e si incupiscono.
Sono chiari i pensieri d'inverno in montagna. D'estate la montagna è immagine di ombre, di funghi e di respiro soave della terra. In montagna certe nevicate mettono paura. Al mare mette paura la massa fluida dell'acqua. In montagna in inverno il sole riflette sulle piste da sci affollate di gente infagottata dentro i pesanti piumini di materiale sintetico di ultima generazione. Al mare d'inverno il sole batte sugli scogli e sulle spiagge ventose, la gente e rinserrata nelle case.
Quante urla sulle piste innevate di montagna con tutta quella gente dinamica, in equilibrio sulle lame degli sci, dentro gli scarponi ultraleggeri di materiale sintetico di ultimissima generazione. Gli sguardi non sono vivi come d'estate al mare, ma la gioia è la stessa, solo più intima e propria.
Al mare d'estate la gioia è sempre intima, ma trae vigore dall'indeterminato senso della sorpresa.
 

martedì 22 luglio 2014

La falsa indignazione [intervista]



“L’indignazione è termine spregiativo, infatti viene usato per indicare il ricorso a un eccesso di moto rabbioso, uno scatto d’ira, una reazione scomposta. Nel suo significato etimologico si può facilmente riconoscere radicata l’idea di una perdita di decoro, di dignità… Di conseguenza non è certo auspicabile nell’uomo una condizione di questo tipo… Un disagio con questa valenza lo riporta a una condizione di degrado zoospecifico, da cui si è evoluto per milioni di anni grazie all’intervento di complicate determinazioni filogenetiche… La storia dell’uomo e storia di conquiste personali… Nel suo insieme l’umanità è sempre stata una gabbia, una sconfitta e un anancasma per il genio umano (espressione dell’essenza intima dell’essere uomo). Anancasma è sostantivo interessante, non trova? In poesia lo usa Zanzotto! Lo conosce?”
“Zanzotto o anancasma?”
“Glie l’ho già detto che è pietoso, no?!” [ndr. si rimanda al post di questo stesso blog La fine delle guerre].
Lo guardo con malinconia.
Scatta nella voce, con un sibilo trattenuto in gola. “E’ risentito?” chiede, con un sorriso deformante.  Ride immediatamente dopo.
Attendo pazientemente.
“Anche il risentimento è un tornare indietro, sa?” domanda retoricamente, con una serenità energica nel respiro recuperato. “E’ tornare a sentire qualcosa di intimo che si era già avvertito, qualcosa di già conosciuto… Normalmente il risentimento sfocia nella perdita di virtù, se preferisce qualità… Non è un aiuto per la memoria, è una perdita di memoria… Il risentimento annebbia (obnubila), acceca, offusca… Svuota di sentimenti, rende aridi e ostili… Intacca la ragione, lo spirito umano che tende alla grazia dello Spirito Universale…” si interrompe. Con una curiosità penetrante, mi domanda: “Vuole chiedermi qualcosa?”
“No. La sto ascoltando.”
“Bravo…” respira, nel naso.  “Riprendiamo dalla contemporaneità degli eventi… Evento è un altro termine in uso in questi anni di dimenticanza. Soprattutto sui siti dei cantanti o sui giornali che raccontano la vita di quartiere lo si può trovare perfino scritto in inglese: events…” Fa un gesto di insignificanza. “Il bisogno di incitare all’indignazione, per altro verso, rappresenta un’evidente proiezione esteriore della perdita di volontà, proprietà poietca dell’essere…” fa un segno di rinuncia o di omissione di qualche significato che rimugina in testa, vanificando nello sguardo. “Una realtà sociale popolosa di Insoddisfatti e dormienti dediti a giochi di società nutrono a poco a poco un grave malessere subdolo e profondo, una grave inquietudine che anziché ri-sollevarli li soffoca e li spossa… Trovando urgente di porre sé stessi anche davanti alla grave crisi per una moltitudine di giovani senza lavoro, delle difficoltà delle famiglie, della mancanza di attenzione e cura per la bellezza e la gentilezza verso le donne, confidano in un migliore avvenire che li comprenda, nel senso che tenga conto soprattutto della loro presenza… L’indignazione di Stephane Hessel, l’intellettuale francese scomparso recentemente a 95 anni, che ha richiamato al recupero del termine, è invito alla presenza attiva di ogni uomo, generando un’ulteriore specializzazione del processo evolutivo… Non è un invito a cercare la perdita di dignità… La dignità si perde ogni qualvolta si rinuncia alla specificità… Si perde quando si vive come ombre, sottomessi a un sistema, che crea  fantasmi senza voce ma anche quando si è mostri roboanti… L’invito all’indignazione non è invito alla perdita della ragionevolezza, del respiro pacato, della capacità di riconoscimento di chi è diverso da sé… L’invito all’indignazione è richiesta di umanità che non cede verso l’impulso a non-essere e non richiama nello stesso tempo al fuoco della caverna… Ho visto uomini urlare e fremere come dei posseduti, in preda alle convulsioni, bestemmiare e scagliarsi contro altri uomini perché gli sono passati davanti con la macchina al casello autostradale in una giornata di esodo estivo… Certamente la calura e le lunghe code hanno avuto un ruolo di grande influenza sull’indignazione di quei mostri… Ho sentito affievolirsi la voce di un uomo in difficoltà che chiedeva inutilmente a dei carabinieri che lo tenevano stretto con la faccia per terra, provando anche con dei calci nel costato,  di lasciarlo respirare perché lo stavano uccidendo… Ho visto il fratello e il padre di questo ragazzo chiedere giustizia in un programma televisivo, con il pianto agli occhi, l’ansia per una solitudine insopportabile… Ho udito lamentarsi conduttori televisivi contro i tagli ai loro salari praticati dal governo  Renzi… Li ho visti sorridere in un’occasione successiva quando La 7 li ha assunti con la promessa di un salario più alto di quello precedente… Ho guardato la foto che Mentana ha scattato a un suo collega transfuga di testata (chissà che cosa  testano?) che lo ha ritratto nel suo momento di massimo gaudio: “Solo lui è contento!”. Non ho visto indignarsi nessuno della categoria e reclamare per l’eccessivo salario, neanche si sono mai sognati di indignarsi per pretendere di ricevere un salario più basso… Perché questa sarebbe la vera indignazione, quella proposta da Hessel: la spinta verso la democrazia… Indignazione democratica che si attua anche attraverso una parità di salario, favorendo i giovani, i pensionati, i cassintegrati e consentire loro di recuperare decoro e dignità... L’indignazione sfigura i volti dei conduttori televisivi quando dovrebbero gioire invece, secondo i sentimenti di Hessel, per la riduzione democratica dei loro guadagni… Giovanni Floris mostra notevolmente la caratteristica di sfigurare il volto quando esprime un qualsivoglia sentimento, che sorrida e si compiaccia con e verso qualcuno, oppure che con questi sviluppi un dibattito e un confronto… Con il presidente Renzi che anticipava la sua riduzione di salario, l’indignazione del conduttore è stata visibile nel volto deformato, nella stretta dei denti, nell’agitazione dello sguardo, nella respirazione convulsa… Molti cronisti, invece, sfigurano il volto e si indignano perché Berlusconi è stato assolto nel processo Ruby; che rappresenta nella loro visione democratica il vero insuccesso del progresso dell’Italia e dell’umanità intera verso la democrazia… Ci sono indignati che non si possono guardare tanto sfigurati appaiono nel volto… Gad Lerner  è certamente in testa alla classifica di chi indignandosi e trasfigurando arriva a prendere sembianze totalmente diverse dalle sue quando è rilassato e sereno… Michele Santoro è il più pacato e felice da un po’ di tempo  a questa parte, probabilmente teme di trasfigurare nell’effige di Sgarbi o di Beppe Grillo: lo dice apertamente che certi modi non li concepisce, pur mandandoli in onda, probabilmente con la volontà intima di studiare le loro mosse…”
“Mi sembra che Lei ritorni sempre sugli stessi argomenti e sugli stessi personaggi.”
“Le dispiace? Vuole che parli di guerre? O forse preferisce la poesia e addirittura la storia o la botanica?”
“Non voglio proprio niente, le facevo notare che ritorna su vecchi argomenti!”
“Sono quelli che fanno indignare più di tutto, dal mio punto di vista! Mi indigna la falsa indignazione di chi dovrebbe sentirsi già privilegiato perché può parlare alla gente, anche a chi la pensa diversamente da loro… Parlare a qualcuno è sempre un confronto… Parlare contro qualcuno è non parlare, è fingere di parlare: è indignarsi con un peso sullo stomaco che dovrebbe recare indigestione fino allo spasimo… L’indignazione di Hessel voleva essere grido per la gente che soffre la crisi della società, con le sue istituzioni… Giornali e tv, sono comprese nelle istituzioni… [Evitiamo la retorica dei significati, perché è nota l’estensione semantica di certi termini]. L’indignazione democratica parte da sé, in maniera critica, rigorosa, obiettiva… Verificando le nostre colpe prima che quelle degli altri, riconoscendo verità che conducano all’esaltazione o alla vergogna… Veda, se io guadagnassi in un anno un milione di euro, la quinta parte la rifiuterei a favore di chi è cassintegrato, di chi è senza lavoro, dei pensionati che frugano tra i rifiuti di un mercato alimentare di quartiere… Se non facessi questo mi vergognerei! Con i duecentomila euro rimanenti sarei democraticamente e civilmente persona, avrei uno sguardo non deformante, avrei un sorriso non deformante, il cuore non deformante, ma aperto e vigile alla dimensione dell’umanità a me prossima! L’indignazione di Hessel è invito alla gentilezza, all’educazione, al rispetto, alla volontà, alla sofferenza necessaria, alla critica dei propri comportamenti, alla tolleranza, all’accoglienza, alla capacità dei cambiamenti, alla totalità, alle differenze, alla specificità, al rinnovamento, all’elevazione spirituale, all’elevazione morale, alla partecipazione politica… A tante altre cose simili a queste…”

lunedì 21 luglio 2014

La fine delle guerre [intervista]


“Che cosa Le suscita la violenza di questa nuova guerra?”
“Evidentemente, nulla. Sono immagini che vediamo tutti i giorni. Non tutte sono immagini di guerra, naturalmente, ma sono allo stesso modo violente, sanguinolenti, di corpi smembrati. Adesso sono accolti dalla sabbia del deserto. Altre volte li abbiamo visti galleggiare sul mare.”
“E’ grave quello che afferma, sa?”
“Per chi è grave? Per lei o per me?” mi fissa con gli occhi torvi. “C’è una grande rappresentazione mediatica del macabro,” riprende sicuro di quello che dice. “Ci sono tutte le componenti per girare un grande film. Che crede lei che basti il suo dispiacere o quello di tanti altri animi sensibili per porre fine alle stragi?”
Rimango assorto, fissandolo, senza fiatare.
Sorride, rancoroso: “Adesso fa la vittima, non risponde…” Scuote la testa. “Veda, dietro tutte le guerre ci sono grandi interessi: Questo lo sanno tutti. Ci sono i mercanti di armi, ci sono le multinazionali della pietà, portatori di viveri e altri generi di prima necessità, qualche industria farmaceutica con medicinali scaduti, gli estrattori di petrolio, le compagnie aeree colpite dalla perdita di aerei abbattuti. Ci sono poi come al solito le banche. Naturalmente la borsa. C’è la politica, l’ascesa verso podii sempre più alti. Ci sono le fedi religiose. I terroristi. Ci sono le televisioni, i giornali, gli inviati affannati messi in posa con giubbotti antiproiettili davanti alle macerie di una casa deflagrata, tra mamme e padri angosciati che urlano e si disperano per la morte del figlio ucciso da un altro attacco… Gli inviati descrivono la morte alle loro spalle, in lontananza, senza versare una lacrima… Commentare la morte di bambini innocenti dovrebbe almeno muovere l’animo alla commozione, visibile in un rigurgito di respiro, in un dolore soffocato nel petto. Niente non c’è niente di tutto questo. Ci sono gesti che indicano quelle macerie e ci sono parole dette a raffica dentro l’obiettivo della macchina da presa. Parole che arrivano nelle case di chi è tornato stanco dal lavoro e riposa sul divano dopo essersi tolto le scarpe fuori dalla porta di casa. Ci sono rumori di cucina e odori di bolliti. La mamma che richiama i figli intorno alla mensa. C’è il telegiornale. Ci sono le lotte coi figli che vogliono vedere i cartoni animati. Ci sono le preoccupazioni di tutti i giorni vissuti dall’altra parte del televisore, nel mondo di qua, lontano dal set approntato per la ripresa e il commento ridicolo e ossessivo della tragedia umana che si consuma in un’altra guerra… Ci sono immagini di guerre che si sovrappongono… Ucraini e Russi, la foto di Putin… I complotti orditi da chi non si sa… Non lo sa neanche chi commenta… Però è elegante citare con voce grave un nome… Non è il Papa… E’ un altro signore che si sente nominare in tv di questi tempi più del Papa… E’ il Segretario Generale dell’Onu ‘Ban Ki-moon’… Se va a cercare informazioni” mi dice come per un suggerimento, “su questo signore trova cose straordinarie nel sito dell’UNric:  ‘Attività professionale Al momento dell’elezione alla carica di Segretario Generale, Ban Ki-moon era Ministro degli Affari esteri e del commercio della Repubblica di Corea’. Se continua con la ricerca, trova ad esempio sull’UNric: Il Centro Regionale di Informazione delle Nazioni Unite (UNRIC) è stato inaugurato a Bruxelles il 1 gennaio 2004. Il Centro Regionale sostituisce i nove Centri di Informazione che erano basati in Europa (Atene, Bonn, Bruxelles, Copenhagen, Lisbona, Londra, Madrid, Parigi e Roma) e che sono stati chiusi il 31 dicembre 2003, in seguito a una decisione adottata durante la 58° sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.’. Mi guarda un istante, poi afferma deciso: “Capisce che in tutto questo groviglio di informazioni la violenza della guerra scompare? Perde il suo carico di dolore… Non ha più il valore che lei le dà, quel valore pietoso dell’animo umano che violentato dal sangue reclama giustizia! Ma come può fare e cosa uno come lei per superare la pietà e agire per sperare di fermare questo massacro (bisognerebbe dire questi massacri incrociati)? Non può far nulla. Può piangere, probabilmente. E’ il gesto più sensato che potrebbe fare. Anzi sarebbe opportuno che piangessero tutte le persone pietose del mondo: chissà potrebbe essere un messaggio capace di esercitare un’azione di grande persuasione per la pace e per il rispetto delle vite di tutti. Altro che telegiornali, e ‘vertici’ mondiali, che si confondono nella trama del film… Altro che Ban Ki-moon… Il pianto collettivo di tutti i popoli mandato in onda da tv intimamente pietose, con inviati sinceramente addolorati, avrebbe senso per porre fine a guerre senza fine… Ma lei crede forse che nel deserto di Gaza si stia combattendo per salvare gli ebrei dall’attacco degli arabi? O che cos’altro crede? Crede forse che Israele sia in pericolo per la vicinanza con sfollati e profughi che mettono a repentaglio la sua stabilità?”
Lo fisso con un dubbio: “Perché questa domanda?”
“Per capirla nelle intenzioni!”
“Non ho intenzioni recondite.”
“Annuisce, sospira: “Lei è pietoso sotto ogni punto di vista:”
Lo lascio andare avanti, perché riprende prima che possa rispondergli per le rime.
“Veda, in televisione, quelle organizzate come un set cinematografico, ho visto persone poste le une di fronte alle altre, sedute intorno a un tavolo, appollaiati su sgabelli, come pistoleri in un saloon, pronti a sparare a un cenno del capo-combriccola. Sono giornalisti, in realtà, intellettuali. Poi c’erano esperti, ballerine, cantanti, cuochi alla Master chef (che non ho mai guardato per presa di posizione ideologica), conduttori di quiz, immagini di Malgioglio e Sgarbi, qualche sacerdote, rabbini e imam. Parlavano pacatamente sulla vita, sulla qualità della gente. Citavano Ezra Pound e Alfred Dreyfus, il famoso generale ebreo francese processato per tradimento e deportato sull’isola della Cayenne. Amorevolmente si cedevano la parola. Poi è stato citato Gianni Vattimo. A questo punto è esploso il caos. Il clima si è surriscaldato. Le voci sono diventate feroci e stentoree, per la convulsione dell’affanno. Sono stati scanditi epiteti come definizioni: ‘Frocio, coglione, nazista! Ignorante! Sanguinario, antisemita, sionista!’. Nella discussione sono stati citati naturalmente Putin e Ban Ki-moon. Sigle di razzi, scagliati o da scagliare: Zelal 1, WS 1 (cinesi), Grad. Poi missili e i loro sistemi: Arrow. Jericho 1, Jericho 2 e 3, Shavit. Radar e altre specificità del genere… Una rabbia accecante, che ricordava Jericho nelle intenzione del sacerdote, ma purtroppo il Vangelo non trovava posto tra Quran e Torah… Un massacro collettivo consumato davanti a obiettivi che proiettano nelle case altra violenza…”
“Quali soluzioni vede Lei per porre fine a questi conflitti inaccettabili e intollerabili?”
Risponde, con un ghigno offensivo nella forma, che lascia intravvedere il carico pesante dei contenuti: “Ciò che vedo io non conta! Le ho riferito già quello che vedo. Quello che immagino e mi consola invece è lontano dalle immagini di morte della guerra. Immagino la bellezza eterea degli angeli, salire in cielo con movimento soave di leggerezza, il volto bianco di sposa, di vergine… Immagino parole poetiche levarsi con la stessa grazia e imprimersi nella testa di quei signori: ‘Or poserai per sempre/ Stanco mio cor. Perì l'inganno estremo, / Ch'eterno io mi credei. Perì. Ben sento, / In noi di cari inganni, / Non che la speme, il desiderio è spento. / Posa per sempre. Assai /  Palpitasti. Non val cosa nessuna /
I moti tuoi, nè di sospiri è degna / La terra. Amaro e noia / La vita, altro mai nulla; e fango è il mondo. / T'acqueta omai. Dispera / L'ultima volta. Al gener nostro  il fato / Non donò che il morire. Omai disprezza / Te, la natura, il brutto / Poter che, ascoso, a comun danno impera, /E l'infinita vanità del tutto.’
. Spero naturalmente che il mondo cambi, che si ravveda, che si senta uno per tutti i popoli. Ma questo è inconcepibile di questi tempi, dove tutti sono schierati da una parte contro tutto il resto. Mi offende l’obbrobrio di chi prende parte e si pone a favore degli uni e degli altri, sprezzanti della vita e della morte degli uni e degli altri. Vedo impotente come lei tutto questo. Ma sto zitto. In tacita attesa, perché il cuore sussurra nel silenzio parole chiare e preziose … La fine delle guerre non la decido io. Non la decide neanche lei, fin tanto che rimaniamo in silenzio pietosi. Davanti alla morte si piange. E’ quanto bisogna fare. Bisogna piangere, come forma di supplica per cuori impietriti… Di fronte alla violenza, al male, o ci si immola come martiri innocenti o si tace, quando non si ha il coraggio o la possibilità di pietà vera, bagnata di lacrime di dolore… Non ci sono soluzioni quando l’ottusità e l’interesse sovrastano l’ideale bellezza del bene e della pietà.”
“L’indignazione tanto propugnata dagli intellettuali in una situazione del genere non può essere altrettanto utile?”
“Non stiamo parlando del processo di Berlusconi sul suo rapporto con Ruby... Per questo c’è vera indignazione tra gli intellettuali… Almeno di fronte al massacro si implori la verità che può venire solo dalla pietà di tutti! L’indignazione è un altro capitolo di una storia che riguarda l’Italia, con le sue guerre ancora da risolvere.”