Literary blog, noir,thriller, aforismi, poesia e altro ancora di Antonio G. D'errico
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giovedì 26 giugno 2014
domenica 8 giugno 2014
sabato 24 maggio 2014
Numerali e cardinali: Uno e Primo. Nonni e nonne, Madri e figlie.
C'è sempre tanta mediocrità nell'animo dei vinti che non possono amare per nessuna ragione.
Ama chi è assoluto. I mediocri al massimo della loro elevazione desiderano.
Si assiste sempre più al bisogno degli ignoranti di scalare le vette per illudersi di porsi al di sopra. Non sanno che rimarranno all'ombra di chi è alto per virtù, che non potrà mai abbassarsi a incontrare il loro sguardo.
Se non ci si abbassa a toccare la polvere della terra si rimane a sfiorare la superficie.
C'è chi teme la molestia e coloro che si rendono protagonisti di gesti e pensieri turpi.
Io conosco le persone nelle loro intenzioni. Non temo niente di loro poiché sono prevedibili in ogni loro sicurezza perversa.
I gesti meravigliosi sono sorprendenti e magnificano il respiro che si fa intenso e dolce. La cattiveria è riconoscibile già prima che si sostanzi come offesa. Muove l'animo e lo mette in allerta in chi mostra il suo disagio, in attesa della richiesta scandalosa che non tarda ad arrivare.
Gli uomini non sono donne. Le donne sono uomini. Siamo tutti uomini. Maschio e femmina sono un altro sentire, a meno che non si voglia cambiare il genere dei riferimenti. Non sono le definizioni e le appartenenze oggetto di confronto tra chi è libero e chi non si esprime.
I figli non sono figlie. Le figlie sono figli. Siamo tutti figli. Siamo figli e padri. Madri e figlie si diventa per amore e per dolore.
I nonni non sono niente quando sono solo nonni.
Siamo tutti padri e figli, madri e figlie, fratelli e sorelle. I nonni sono padri e madri in assoluto: sono genere e amore assoluto.
Il destino è nelle intenzioni. Le azioni sono la fine dei dubbi e delle speranze. Sono realtà che possono elevare o abbattere: sono grazia o rassegnazione.
Eppure si può essere Uno senza pensare di ricevere qualcosa in cambio di maggior valore.
venerdì 23 maggio 2014
giovedì 22 maggio 2014
giovedì 8 maggio 2014
Domani
La stanchezza si sente nella parte profonda dell'animo umano. Superficialmente si avverte il disagio che è disappunto, malumore, rancore, perplessità.
La superficie caratterizza animi biechi che vivono senza ricordi, senza tensioni che rinnovano il miraggio dell'essere.
Qualcuno parla. E' un azzardo. Si esprime per sentito dire.
La profondità è verità, dolore, specie.
La superficie è follia, casistica, genere.
Non ha senso parlare alle folle.
E' toccante l'incontro con l'Amore.
Dio è Amore.
La passione è veleno che assale, senza rimorsi. Porta al suicidio mai al perdono.
Si perdona se stessi. E' l'unico gesto sensato a portata di mano.
Il perdono è genere che incontra la specie.
Per il resto c'è sempre il domani, Che accontenta tutti.
La superficie caratterizza animi biechi che vivono senza ricordi, senza tensioni che rinnovano il miraggio dell'essere.
Qualcuno parla. E' un azzardo. Si esprime per sentito dire.
La profondità è verità, dolore, specie.
La superficie è follia, casistica, genere.
Non ha senso parlare alle folle.
E' toccante l'incontro con l'Amore.
Dio è Amore.
La passione è veleno che assale, senza rimorsi. Porta al suicidio mai al perdono.
Si perdona se stessi. E' l'unico gesto sensato a portata di mano.
Il perdono è genere che incontra la specie.
Per il resto c'è sempre il domani, Che accontenta tutti.
mercoledì 7 maggio 2014
Prima che beli, il mondo è immagine della polvere
Il latte di capra non mira all'offesa. Non
sono le capre meno dell'uomo che ha perso la calma. Le capre sono invito a
respirare naturalmente.
Le capre mangiano solo erba non tocca.
Distinguono i germogli dalle radici. Cosa che certi animali faticano a far
comprendere al loro padrone.
Sono le pecore che restano col muso nella
terra a brucare radici e sassi. Le capre non lo fanno. Hanno stile e mestiere
per essere vedette sulle alture dell'Atlante.
Le capre rimangono in piedi tutto il
giorno, per sdegno mai per sconforto. Hanno le corna perché reggono il mondo
con le sue abitudini misteriose.
Non c'è nulla di allusivo nel
"segreto di Pulcinella".
Il latte di capra non prende alla
gola. Certi sono disgustati dall'odore.
Generazioni di pastori hanno fatto
crescere i figli con quell'odore che si portano dietro fin dalla loro
infanzia.
Ora occupano posti nelle città, ma lo
sguardo e l'odore sono dei monti. Allevano i figli, questi figli, con
latte vegetale per impedire di essere prede del lattosio.
Le capre non sono insulto per gli
uomini. Sono vanto e destino. Punto di arrivo.
C'è qualcosa di antico oggi nell'aria.
Anzi di vecchio, che non rinnova la gioia né la offusca. C'è la voluttà
dei pastori in D'Annunzio, perché il pensiero è ebbrezza quando non è
abitudine.
In primavera si rinnova l'attesa. Solo
l'estate rende tutto più lento e afoso. I sapori sono freschi, come i colori. I
corpi sono pesanti e complessi. E' difficile nascondere i difetti accresciuti
durante l'inverno.
Un lattoniere non è certo un pastore. Il
suo odore è di città: odora di caffè e cappuccini a colazione. Per i suoi
figli non crede in un futuro migliore del suo. Immagina che debbano diventare
bianchi di calce o neri di amarezza e rimpianti.
Ci sono odori sintetici che rendono vive
le case. La morte si tende a tenere lontano. Meglio che tocchi ai vicini. Che
pena che fanno i figli. Hanno tutti i tratti del padre. Un uomo che ha il
coraggio di una pecora.
Le capre hanno il piacere della
somiglianza. Le pecore sono appena animali quando dormono. Il resto della
giornata rimangono appese a un torpore che inquieta. Come gli uomini che girano
intorno a chi li comanda nel disprezzo di una felicità intravvista.
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