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martedì 20 giugno 2017

Horror community - Scrittori

Che pena suscitano certi che pensano di farla franca, credendosi formati all'arte della persuasione, sicuri di apparire interessanti con certe domandine da mentecatti. Si proclamano scrittori, blogger,  giornalisti. 
Sono in vendita sui social, coi loro post rivolti a delle oneste persone che hanno bisogno di riferimenti, evidentemente, di un confronto più opportunamente. E queste anime vive si mettono in comunicazione con chi è morto, con chi non ha speranza  di vita. Convinto che gli altri non riconoscano la sua morte, evidente in ogni espressione.
Lo scrittore pallido, con le orbite tristi e lugubri, venuto dall’aldilà per seminare orrore, panico e sgomento, posta i suoi tre righi di parole inutili, vuote, senza decoro, altre  volte pubblica qualche immagine già nota a tutto il mondo, e chiede sfacciatamente a quelle povere anime generose di sentimenti e di bene cosa pensano di quelle brillanti idee, di quelle sue funebri ispirazioni. 
Mettono tristezza. Lo sanno bene quelle anime giuste e pie. Hanno pietà di lui e delle sue proposte, ma non vogliono uccidere chi è già morto. Anzi, con quel mi piace in più sperano che la smetta, che ritorni da dove è venuto, che non possa più tormentare nessuno.
Lo scrittore e il blogger non sanno di essere stati riconosciuti nella loro natura consunta e tragica, si illudono di aver saputo eludere l’attenzione di chi gli accorda il suo piacere. In realtà è tragico anche il gesto dell’anima scossa delle persone pie. Ma lo scrittore e il blogger continuano, il primo proponendo il primo rigo del suo nuovo libro e il blogger con la proposta della ricetta della settimana, una zuppa formidabile che mangiava da piccolo a casa di sua nonna. 

“Era una serata chiara che lentamente scurava. Non riuscivo a prender sonno…” I tre puntini sono d’obbligo: eccetera, significano nella mente consumata dello scrittore. Ulteriormente.

“Insalata di pomodorini tagliati a dadini, pane raffermo inzuppato in acqua tiepida. Aglio, olio di karité,” una variante all’antica ricetta della nonna, ideale per chi ha difficoltà agli occhi e altre sofferenze diffuse. “Origano delle colline senesi, germogli di tuberi coltivati in terreni acidi e quattro olive nere.”

Ecco la mattinata passa in questo modo.

Nel pomeriggio domanda-indovinello-prova di cultura-dove si vince o si perde la reputazione di sé verso gli altri e degli altri verso se, sé, sì, si: “Qualcuno di voi sa dare una spiegazione, utilizzando un sinonimo, una parola sola, di cosa significhi analemma?”
Chi dà, da, ad, od anche scrive la risposta per primo passa a un livello superiore della community.

La sera, il blogger e lo scrittore morti augurano buona vita a tutti, prima di ritirarsi nelle loro stanze marmoree ricoperte di terra bruciata.

“Che sollievo” sussurrano, chiudendo gli occhi, spirando. 

lunedì 19 dicembre 2016

Amen

Non sono più le parole una fonte di conoscenza. L'erano una volta, quando l'uomo era capace di interpretarle nel loro significato ulteriore e finale. Adesso per avere un minimo di scambio formale, estetico, bisogna ricorrere a video e foto, gli analoghi della X, la croce, per gli analfabeti di una volta.
Non è incoraggiante un intorno di questo tipo, ma d'altra parte non si può sperare di più da chi non ha come pensiero urgente la necessità della lettura, della critica, del sentimento della formazione di un pensiero critico.
Beh, allora buona visione!
E, per piacere, non insistete con immagini che sono vomitevoli! Scambiatele tra di voi, per farvi qualche risata! A me non va di ridere!
E ridere non fa bene a tutti! Ad alcuni fa morire! A tal proposito si rimediti l’Umorismo di Pirandello.
Lasciatemi naufragar nel pensier mio, ch'è m'è dolce!
Non è importante, comunque, apprendere parole complicate, cercate di comprendere, per essere soggetti di valore. Importante è essere uomini o donne di valore: oggi è necessario specificare anche i generi - tanto è lontano il pensiero dall'immagine ideale di sé. Non si è valorosi se ci si mette in posa su fb. Valoroso è il dolore e il coraggio di abbracciarlo nella sua finitezza intima ed essenziale. Valoroso è andare incontro con sussiego, trattenendo il respiro, spaventati e ansiosi di essere parte di una verità.
La carne corruttibile dal tempo è la verità di tutti i corpi finiti, resi rigidi dal loro sorriso sereno e finale che li rappresenta nella meraviglia di quella pace inspiegabile
L’uomo reale, di carne e di sangue, è immagine dello Spirito del mondo.
Gli spiriti non hanno immagini, sono invisibili.
I pensieri rendono loro forma e immagine che non fa ridere o piangere. L’immagine è sacra e non va maltrattata con nessuno stratagemma.
L’immagine di Dio non è dottrina, è tormento e contemplazione dell’eternità.

Amen è la parola vana che rende parte di un gregge. La parola consapevole che rende verità al mistero è: Credo. 

mercoledì 21 settembre 2016

Ignoranti!

Siete ignoranti. Pertanto in difetto.
Il non sapere non è una colpa. Ma l’ignoranza sì, l’ignoranza rende colpevoli.
Il non sapere rende l’uomo uomo. L’ignoranza gli nega la facoltà di entrare in contatto con il mondo esterno.
L’ignorante è una minaccia contro l’umanità. Va perdonato quando non può essere innalzato
La consapevolezza di non sapere crea nell’uomo tensione verso il sapere.
L’ignoranza lo confina nella volontà consolidata delle sue mancanze. L’ignorante è chi non sa di non sapere, pertanto immagina finanche di sapere. Immagina -  senza credere, per credere ci vuole conoscenza - perfino che gli altri non si accorgano della sua ignoranza.
L’ignoranza si riconosce al di là dei travestimenti, da lontano e a priori da qualsiasi espressione.
L’uomo tende alla sapienza, al sapere.
L’ignorante tende al nulla, alla volgarità della sua esistenza inutile.

Certo c’è sempre un altro ignorante da qualche parte che porge la mano! 
Ma alla fine, quando la commedia sarà conclusa, non senza rimpianti, rimarrà quel lume di umanità che darà ragione a chi quella verità l'ha meritata!

giovedì 16 giugno 2016

In attesa dei ballottaggi elettorali



In attesa dei ballottaggi elettorali – Chissà chi vincerà a Roma? Raggi o Giachetti? E a Torino? Fassino o Appendino? – si assiste indolenti all’entrata in uso di abitudini che destano forti emozioni e promuovono improvvisi turbamenti.
Si scatena la critica sulle posizioni italiane rispetto ai gay! C’è chi vuole vedere bandiere arcobaleno ovunque. E non si dà pace perché niente sventola sulle bacheche di facebook. “Solo video ridicoli” di cani e padroni che scodinzolano. La gioia di un canguro che cerca rifugio o accoglienza. Qualcuno che ride e scorreggia in faccia a chi mangia un gelato seduto fuori da un bar.
“Che magnifica visione.”
C’è chi ride come prima e dopo.
Si ride in attesa di sapere chi vincerà a Milano tra Parisi e Sala.
Chi vince che cosa avrà in premio? Diventerà Sindaco? E’ un premio o un impegno morale prima che estetico? L’armonia e la forma ideale dei corpi che seguono linee di confine.
Appesantiti dai dubbi, corpi senza forme occupano i divani per assistere a quattro coglioni che giocano a pallone!
Povera Francia, France eternelle, assillata da fanatici di ogni tipo. Almeno un po’ di sollievo per Hollande che esulta sugli spalti di uno stadio senza bombe. Meno male che c’è l’Albania che rinuncia alla guerra.
Coi russi, invece, coi russi si perde il decoro: prima sono con te, combattendo fianco a fianco da alleati, e poi devastano Marseille. E’ un dialogo che non dura!
In attesa dei ballottaggi si sorride senza un perché.  Veramente si vorrebbe sputare in faccia a tutti la verità che si è coi cinque stelle! Però meglio far finta di parlare di politica, di critica politica: Gianni Amendola e Antonio Salandra. Poi si rinuncia e si parla di partiti, di destra e sinistra, di Renzi, di De Luca – che c’entra sempre per qualche novità. Si parla di Sgarbi, un altro che non manca mai, adesso è stato persino rivalutato come volto televisivo. Che compagnia, con la Berlinguer e Mieli. Qualcuno già sbuffa, un altro dorme.
“Ma che cazzo di goal mancato! No!” cambio canale. “No!” cambio canale anche di qua. “No, non va bene!” cambio ancora canale. “Sì!” cambio canale un’altra volta. “Sì!” cambio posizione e canale. “No” cambio città, cambio posto, cambio vita, cambio il mondo! “No, il mondo non cambia!” si dice, stupidamente. “Il mondo cambia, eccome se cambia.”

Cambia lo superficial/ cambia también lo profundo/ cambia el modo de pensar/ cambia todo en este mundo// Cambia el clima con los años/ cambia el pastor su rebaño (gregge)// y así como todo cambia/ que yo cambie no es extraño. // Cambia todo cambia/Cambia todo cambia/ Cambia todo cambia/ Cambia todo cambia. // Cambia el sol en su carrera/ cuando la noche subsiste/ cambia la planta y se viste/ de verde en la primavera// Cambia el mas fino brillante/ de mano en mano su brillo/ cambia el nido el pajarillo/ cambia el sentir un amante.

In attesa dei ballottaggi elettorali tornano i marò, con le loro istanze. L’ìndia ha chiuso i suoi rapporti con l’Italia. Anche tra Francia e Russia c’è qualche disagio di troppo e qualche fermo di turisti in vacanza. “A Marsiglia! Ma è pur sempre vacanza!”
 In attesa dei ballottaggi elettorali il mondo cambia, cambiano le opinioni. Cambia l’intenzione di voto, cambiano le volontà di chi voleva andare al mare: “Ma con questi temporali quotidiani passa la voglia!”. Passano gli anni e cambiano le voglie.
In attesa dei ballottaggi elettorali potrebbe arrivare anche la fine del mondo, perché il mondo che c’era non c’è più.
In attesa dei ballottaggi elettorali niente è più come prima.
Aspettiamo tempi migliori per ritrovare morale, etica, condotta, estetica. Prima che tutto cambi.
In attesa dei ballottaggi elettorali si aspetta domani la partita.
“Conte è uno che cambia: un innovatore, uno che sa quel che fa, quel che vuole e quel che non vuole, quel che dice e quel che non dice!”
In attesa dei ballottaggi elettorali è triste pensare che tutto cambia. C’eravamo abituati a Pisapia. Che cosa succederà dopo i ballottaggi elettorali?
In attesa dei ballottaggi elettorali, Berlusconi ha subito un intervento al cuore. C’è stato già chi l’aveva dato per morto.
Ci si abitua troppo facilmente alla morte degli uomini politici.
In attesa dei ballottaggi elettorali almeno c’è il calcio che solleva gli animi.

mercoledì 15 giugno 2016

IL mare visto da lontano

Ci si intossica per presa di posizione. La posizione è una difesa, anche quando si attacca. C’è chi attacca per provocare, chi per stupire, un altro per essere originale. Naturalmente c’è chi ha ragione da vendere, mai da comprare.
Ci sono fatti che appartengono alla storia. E storie che non sono vere.
Ci sono ragioni inconfutabili: si chiamano credenze. Non hanno necessità di essere confutate. Vanno proclamate per dare loro intensità e tono. Diversamente sono dubbio, vergogna e penitenza.
Quanti orizzonti si aprono alla vista di chi è incapace di un gesto di amore.
La notte è sempre nera: la morte no: è paura, anche quando non è un delitto.
I colori sono l’essenza dei corpi che mutano, realizzando un destino segnato.
Ho visto la bruttezza nel bianco pallido di un ricordo. La paura acceca come i sogni. Al risveglio si rinnova quel disagio che non si coglie chiaramente: rimane sempre un intimo segnale di tristezza o di spavento.
Lo spavento è proprio dei bambini. I grandi fanno finta di niente in presenza di estranei.
All’amore rinunciano coloro che guardano attraverso i vetri la discesa feroce della pioggia scatenata da un  temporale, sperando che a loro non succeda niente.
“Ah, se fossi pittore farei tutta la vita il suo ritratto!”
Io ritorno a mia madre, al suo bene che prendeva forma nei suoi occhi innamorati del bel canto, nel suo seno ingrossato dalla fiducia, nella sua volontà di essere parte di un mondo popolato da uomini e non da bestie feroci.
Anche un pulcino può scatenarsi contro un verme. Di pulcini non c’è più traccia.
Se penso a chi reclama continuamente contro un altro mi viene da vomitare.


sabato 19 marzo 2016

Festa di Natale

Abbiate la purezza nel cuore per piangervi addosso, senza rimorsi.
Piangersi addosso è un'estrema richiesta d'amore, che puntualmente viene tradita da chi piange addosso agli altri. A volte sputa addosso se non gli viene perfino lo stimolo di svuotare la vescica addosso a una mendicante inerme, afflitta già dalla sua condizione: infatti non gli fanno paura quei quattro maiali che si parano davanti con i pantaloni abbassati. Neanche ha paura, ha solo schifo del loro odore.  
Sono le cose del calcio. E' il mondo dei tifosi.
"Ma sono persone ignoranti!" si grida fuori dai vetri del pullman, in coro, ubriachi di follia, appena coi pantaloni alzati al punto giusto. Ma non tutti lo fanno, qualcuno li ha giù. E sorride, contento di essere un troglodita.

Le persone per bene sgomentano, senza saper suggerire modi migliori di essere. Non credono più neanche loro a pensieri più alti, azioni più pure, slanci di vita più umana.
Non crede più nessuno a cose del genere.
Si crede in ciò che appartiene agli istinti più bassi.
Neanderthal è vicina se non si sviluppano pensieri ideali che nell'Ideale trovano ragione.
C'è troppo clamore, di voci gonfiate dai giornali e di echi di spari alla televisione. La guerra è dappertutto, per quanto si finga che niente è cambiato.

Si ha bisogno di guardare avanti, verso la caduta rovinosa, ineluttabile, di chi è modello e esempio della fine dell'uomo.

Il Natale ha sempre più bisogno di essere vissuto con la ricerca ungarettiana della solitudine, restando fuori dal clamore della festa, che è scempio, freddo e suicidio: "Non ho voglia/ di tuffarmi/ in un gomitolo/ di strade// Ho tanta/ stanchezza/ sulle spalle// Lasciatemi così/ come una/ cosa/ posata/ in un
angolo/ e dimenticata// Qui/ non si sente/ altro/ che il caldo buono// Sto/ con le quattro/ capriole/ di fumo// del focolare."

"Domani è domenica!" Esulta il coro dei tifosi.

"Chissà se tornerà quel vento che portava aria nuova dai monti!" muove le mani, un'anziana signora che sospira affacciandosi al balcone aperto di fronte allo stadio .


venerdì 18 marzo 2016

Movimenti strani nella lingua di stagione.

Il treno rimanda alla dolce meraviglia della tenera età. 
Non ci sono più posti per stare comodi e allegri
Ci sono solo luoghi che passano, venendoti incontro.
E si rimane da soli. Sorprendentemente senza respiro.
Sospirando si toccano le intimità dei ricordi che affiorano,
riportando il carico delle emozioni che a poco a poco 
si fanno rimpianto.

Il treno è contenuto senza più contenere sciami vocianti.
Si rimane pesantemente al buio, quando l'ultima occasione arriva
e scompare come l'ultima volta che ha raggiunto il suo scopo.

C'è ancora la politica ad occupare le stanze del quotidiano.
Bertolaso non piace a Salvini, perché non è di destra. 
A Berlusconi piace la Meloni, anche se si è schierata
dalla parte di Salvini il quale, a parer suo, vorrebbe occupare il suo posto.
"Non lo permetto né a lui né a lei".

La politica è prosa, non poesia.
La sua lingua è appesantita da infausti presagi.
Bisogna attendere e sperare che niente cambi in peggio.
Il peggio ha da venire con il cambio di stagione.

Bisogna attendere e sperare che qualcosa cambi in peggio,
per credere di aver fatto la cosa giusta.

mercoledì 6 gennaio 2016

Piccola storia di un presuntuoso

Da tempo non ho tropppo tempo per scrivere sul blog. Allora userò il tempo in maniera sintetica: appunto, scrivendo storie brevi ma compiute nel loro messaggio.

Tempo fa mi contattò su Fb un signore. In verità l'hanno fatto in tanti.
Uno di questi, vivente, presumo, era un tempo un noto personaggio. Attualmente vive di ricordi, debbo dedurre dalla sua attività sul sito fb, dove i suoi post sono carichi di amara nostalgia. 
Mi chiama per darmi un consiglio. Gli dico che lo ringrazio. Continua dicendo che non ce l'ha con me ma con chi mi usa. Gli dico che lo ringrazio e lo capisco. Ripete che non ce l'ha con me, ma ribadisce la sua indignazione rivolta verso gli altri. Verso ambienti, mi dice. Lo ringrazio e aggiungo anche la mia stima alla gratitudine. Gli dico che gli farò dono di qualcosa di mio. Mi ringrazia e mi dà il suo indirizzo. Gli spedisco il dono a casa. Cioè, esco di casa, prendo la macchina, cerco un ufficio postale. Prima però devo trovare una cartoleria, per comprare un formato di busta che in Posta non hanno, mi dice l'operatore allo sportello. Siamo alla fine di agosto. Esco, faccio chilometri prima di trovare la cartoleria. Torno in Posta, rifaccio la fila allo sportello. L'operatore è cambiato. Spedisco il pacco.
Dopo qualche mese riscrivo al personaggio un tempo noto per sapere se ha ricevuto tutto e se ha gradito.
Non mi ha mai risposto.
Pur nella mia delusione, che mi attanaglia quando mi succedono cose così, perché in uno scambio di quel genere io mi ci immergo, totalmente, con l'anima, con la mente, col cuore, non rimpiango il mio gesto. Ho pena per il suo. "E' una questione di educazione" mi capita di ripetere tra me e me, il cuore ferito, la mente lucida che guarda le nuvole e il sole che sono anche sulla testa di quel presuntuoso, che vive in questo mondo, naturalmente, che è una persona che non accoglie il bene così come i consigli. E' prodigo di consigli per gli altri, anche se nessuno glie li ha chiesti. Anche se nessuno gli chiederà più niente, perché i consigli di quel presuntuoso sono vecchi e inutili come è inutile la sua presunzione. 
"Io non farei mai un gesto come il suo! Io non offenderei mai chi mi ha cercato, mi è stato vicino, mi ha voluto bene!" ripeto ancora un'ultima volta, prima di abbassare lo sguardo per non subire il riflesso del sole che mi ricorda quel personaggio lontano, che si allontana per sempre dai miei pensieri. Mi piace seguire la mia ombra sull'asfalto che mi accompagna a casa 

domenica 25 ottobre 2015

giovedì 10 settembre 2015

Autoritratto

Non ho tempo da perdere. Voglio prendere l'ultimo biglietto per l'Expo. Non voglio perdere l'occasione.
Voglio esserci. Da qualche parte voglio esserci. Da qualche parte mi porterà. 
Farò migliaia di foto. Prima o poi qualcuna piacerà.
Sì. Mi metto in posa. 
Non mi faccio schifo perché non mi vedo. Quando mi vedo mi addoloro.
A me piacciono i vecchi. Mi sono sempre piaciuti. Hanno quell'aria ridicola che li rende coraggiosi.
Renzi ha vinto. Renzi vince su tutti. 
Hanno perso tutti. Che peccato. Quante anime senza forza. Fanno pena. Quando trovano un po' di volontà per fare qualcosa fanno ancora più pena. Le loro cose sono senza pregio. Sorridono, ma sono sicuro che intimamente piangono per la disperazione che li soffoca e li svuota di ogni pregio.
In Italia si critica tutti. Adesso Selvaggia Lucarelli è la verità della notizia. Ha più seguito di Saviano.
Saviano fa il guru, quasi come Erri De Luca. Peccato quest'altro che ha dovuto cambiare perfino il nome per pensarsi interessante.
Cambierà qualcosa nei prossimi giorni. Il tempo climatico cambierà sicuramente. Cambierà l'aria. Cambieranno le mode. 
Resterà uguale la foto di chi ride in un autoritratto che è follia e penosa sconfitta.

mercoledì 21 gennaio 2015

Buona notte!

Se avessimo fede nell'uomo potremmo perfino capirlo.
Tra bestia e uomo passano molte differenze. La somiglianza è nell'attesa del pasto.
Animale è l'uomo e il cavallo, scrive Aristotele.
Quanto è pesante l'aria invernale, quasi come le donne quando vogliono affermare la loro superiorità proclamata.
Sono i temporali che cambiano l'aria. Cambiano anche l'umore delle donne.
Gli uomini tacciono, mettendo i diritti a sostegno delle famiglie.
Guglielmo III d'Orange visse di passioni.
"Le passioni sono vinte solo da una una passione più forte!"
Quant'è piccolo il mondo.
La vita è davvero breve.
Il terzo posto è sempre un traguardo da non sottovalutare, anche quando sono i primi due ad essere scelti.
Il bene e il male troppo spesso sono pretesti.
Esistono album delle figurine di persone sconosciute. Molti personaggi noti vogliono essere presenti ritenendo di averne diritto. Non basta loro aver monopolizzato le televisioni.
La televisione non la vede nessun italiano, molti preferiscono una buona lettura di un libro ai programmi di intrattenimento. Infatti l'Italia è al primo posto nella vendita di libri.
La cultura è un termine di contrapposizione.
Il sonno e le malattie tengono alte le speranze.
Ci vorrebbe un nuovo umanesimo per ripiombare nell'incredulità.
Santi e sante sono la bellezza terrestre che si fa spirito.
Quante volte alla settimana mangiate a casa vostra le uova?
"Il caffè a me non fa niente, anzi mi fa dormire!" si dice per leggerezza davanti alle macchinette automatiche poste negli angoli di corridoi angusti.
I treni sono sempre più sicuri di un bagno a stomaco pieno.
C'è sempre tanta gente che nasconde un sacco di cose.
Il fumo delle sigarette non viene neanche più nominato in quest'epoca di ex fumatori. Gli ultimi sopravvissuti sono sempre un po' colpevoli prima di essere penosi.
"Buona notte!"
Tutto tace.
"Buona notte! Allora?"
"Ma sì, buona notte..."


venerdì 14 novembre 2014

Instabilità

L'indignazione vera porta al sovvertimento degli equilibri.
Si prova a tentare la sorte con delle definizioni, che sono pura sconfitta.
Tu vivi per te!
"Tu per chi vivi?"
Io vivo per te.
"Non è vero!"
"E' vero, Ma tu non puoi riconoscere una verità tanto umiliante. Ti fa sentire come sei: molto piccolo..."
Un cane vive solo per il padrone.
I lupi in branco.
Gli uomini-lupo vivono come morti di fame.
Non verrà mai la fine del mondo. C'è una stupidità diffusa che non ha modo di coglierne i segnali.
C'è sempre una luce accesa all'ultimo piano della casa di fronte. E' un incubo. E' un richiamo che fa venire le vertigini.
"Non mi stenderò più sotto un albero."
C'è acqua e fango ovunque.
Se conosceste il sapore del declino vi lascereste convincere a non essere invidiosi.
Peccato era una buona occasione per conoscersi. Non ci sarà una prossima volta. Non è sempre prevista un'altra occasione.
Con quel cappello in testa mi sembri uno che ha problemi di capelli.
"E' la testa che non trova più copertura adeguata."
Ci si veste da pagliacci per prendere in giro chi ci guarda.
Anche chi non vede coglie un alone di verità. E' una percezione che porta nel mondo dei conflitti interiori: mentali.
Vestono male guardie giurate e certi cantanti del nord Italia. Alcuni sembrano scampati a tragedie ambientali che portano all'estinzione.
"Le Iene" lo guardano chi non ha rinnovato l'abbonamento a Sky.
"Con quello che costa!"
"Minaccia la disdetta. Ti propongono subito altre condizioni."
"Taci, per favore. Mi sembri un mendicante."
"Ma davvero!" trattiene lo stupore. "C'è da risparmiare un botto di soldi!"
"Ma quanto guadagni, coglione? Piangi per dieci euro in più o in meno?"
"Non ti rispondo."
Il vento non è mai di novità. E' scompiglio.
"Che pulisce l'aria."
In montagna l'aria è pulita.
"Una volta. Adesso è un delirio con le concentrazioni dei gas serra in aumento."
"Non mangerò più pomodori."
Spero che ritorni la bellezza perduta.
Non sarà capita, con lo sfacelo che ha creato il pessimo gusto.
"Non comprerò più cappellini. Mi hanno stufato. da oggi indosso solo giacche e cravatte."
I colori non sono indice di gioia. Sono l'esito della fine.
"Prima poi doveva capitare!"








giovedì 13 novembre 2014

Un'altra volta

Un'altra volta arriverà. Con le mani dietro il maglione. Lo sguardo appena socchiuso.
Metterà in mostra la pelle dei rospi, che sono usciti allo scoperto con tutta questa pioggia.
Non avremo pace finché ci saranno cattivi pensieri.
Solo le paure saranno un segnale di vitalità.
Un allarme toccherà in sorte ad ogn'uno, per avere sveglia la mente.
Scenderanno ancora a litigare per un pezzo di pane quei quattro figli di Eva, prima di lasciare campo libero alle spire di Pitone.
Il diluvio non è minaccia celeste!
E' la sete della terra che si affanna per ritrovare un equilibrio compromesso.
Non fate in modo di essere parte politica.
La politica non coinvolge il corpo. Occupa le mani di pochi.
Il resto del corpo è occupato in lezioni di maldicenza.
Resteremo da soli a guardare il tramonto.
L'alba è tramontata prima di sorgere.

martedì 11 novembre 2014

Non è finita

Le parole sono il frutto di una cattiva digestione. Si fanno gemito e dolore che non passa.
Se anche le parole fossero delicate sarebbe meno faticoso ascoltarle.
Non ci si ascolta più perché non c'è niente di genuino da raccontarsi. Ci raccontiamo le notizie dei telegiornali. Il Fatto Quotidiano e La 7 sono alla portata di mouse.
Se ti chiedessi: che cosa vorresti per Natale come regalo? Conosco già la risposta.
"Mi fai schifo e pena! Basta, davvero! Non avrai niente del genere da me! Scordatelo!"
Poi mi metto l'animo in pace e mi ascolto la partita alla radio. Tu fingi di leggere. Anzi, leggi.
Che stranezza la parola scritta. E' così disinvolta di questi tempi che neanche sembra di avere tra le mani un libro.
"Che cosa sembra?"
Lasciamo stare, va.
I libri avevano degli spunti. Erano scritti da scrittori.
Adesso li scrivono i calciatori e i malati terminali. Sono storie vere, però.
Io cerco storie create da menti brillanti. Le storie si vivono o si contemplano aprendo il cuore alle vite degli altri.
Le storie vere devono essere ideali, se no sono storie vere ma senza senso.
"Io ho una vita incredibile da scrivere!"
Conosco vite incredibili che non sono mai state scritte.
Socrate non ha mai scritto niente.
La trasmissione orale era dominio dei sapienti e dei ciechi.
Ora sapienti e ciechi scrivono storie per disadattati. Sono i nuovi confini della letteratura.
Ah, c'è chi adora qualcuno che gli dà emozione. Odia le storie troppo commoventi. Tiene lontano da sé gli sbirri. Non apre la porta ai Testimoni di Geova. Apre le gambe per prendere aria d'estate. D'inverno le tiene chiuse. Non si fida del freddo e degli sconosciuti.
I libri raccontano storie.
Bisogna saper raccontare.
Qual è il segreto?
"Tappatevi il naso"" Si dice così. "Tappatevi le orecchie!" Si diceva così. "Tappatevi quel che volete," non si dice ma ci si rode dentro.
Un libro di storia racconta la vita di Berlusconi.
Un libro di religione, la vita di Gesù.
Un libro di storia dell'arte, di san Sebastiano e la Sacra Famiglia.
Come rimpiango le città di mare. Le città di montagna mi mettono ansia.
"Ci sono poche città in montagna. I paesini di montagna sono carini."
Viene voglia di scomparire e non incontrare nessuno.
Lo fanno gli ipocriti, i poveri di spirito e i malati di cuore.
Prima bisogna liberarsi dei miti. Poi dei fantasmi, delle credenze stupide e degli uomini che credono di essere furbi.
Le donne sono fuori da ogni giudizio.
Per ora è così.
Anche se non c'è da prendere seriamente teorie che propalano differenze evidenti tra uomini e donne.
Ognuno porta in giro la sua figura.
Certe volte è talmente evidente che non è una figura da emulare.
Poveri gatti che diventano matti col vento. Cambiano una consonante, ma il disagio e profondo.
Mi viene voglia di tornare indietro nel tempo.
Platone era uno che mescolava volontà, desiderio e passione.
E' sempre bello avere un amico, anche per chi non crede nell'amicizia.
Da quanto tempo si combattono guerre.
Non è finita.



giovedì 6 novembre 2014

Novembre 2

Si può leggere anche al contrario, prima il numero e poi il nome. Il numero due del titolo è solo successione, rispetto a un titolo precedente che porta semplicemente il nome "Novembre".
Letto al contrario c'è un'intima verità, di un giorno che mi ha sempre accompagnato in tutta la vita. Me ne sono dimenticato, a volte, ma puntualmente a Novembre è tornato il sussurro di una voce che si è fusa a quella di chi mi manca da tanto e da sempre. Si è fusa ai loro sguardi, che vedo riflessi da sempre nelle cose celesti, nel sole, nel cielo terso, nelle nuvole bianche sospese sul niente, nelle cime dei monti, sulle brezze nervose dell'aria sopra i campi di grano, nel freddo degli inverni senza elettricità. 
Le carezze di mia madre sono state sentimento puro! Non egoismo, speranza di un figlio migliore degli altri. Niente di così sciagurato. Sono state trasporto, gentilezza, bellezza. Amore di un'alba di Dio. Sogni di primavera. Cataplasmi invernali. Affanno. Sussurri per vincere la solitudine, e la paura dei morti.
"I morti non fanno paura! fanno paura i vivi! Certi vivi!" la incoraggiava mio padre, col suo tono gentile da uomo di terra.
"Lo so" sorrideva lei. Sospirava, appena sollevata, ma con il dubbio su quelle paure che teneva per sé, nascoste e segrete.
Il giorno dei morti è il giorno del dolore di chi sopravvive a una tempesta. Il ricordo della bellezza di uno sguardo, di una voce, di un telefono che squilla.
"Come stai, figlio mio?" il sussurro e l'affanno, per una lontananza inaccettabile. "Cosa fai in quel mondo lontano? Eserciti il bene prima di ogni altro egoismo, piacere, desiderio? Il bene degli altri è il tuo sono la stessa cosa. Tu lo sai, te l'ho insegnato io. Te l'ha insegnato tuo padre e tutta quella gente che adesso è dentro i tuoi ricordi. Perché adesso sai cosa hanno significato quelle vite misere che t'hanno accarezzato, sorpreso, cercato, assalito con le loro urla terribili, rivolte al Signore, forti per farti sentire. Uccidono i silenzi, figlio mio! Uccidono i sussurri malvagi, gli sguardi spenti che scrutano di nascosto alimentando sentimenti perversi. Chi urla non uccide, molto spesso è ucciso da chi cerca un pretesto!"
"Va bene," rispondevo a mia madre, con la delicatezza nascosta nei miei vent'anni. "Sto bene, non ripetermi le cose che so!" 
"Non dirmi quello che devo fare io!" sospirava, con le sue paure trattenute, per sé e soprattutto per me che ero in quel mondo infinitamente lontano dal suo, dal nostro. "Continua a rispondermi e basta, fallo nel modo migliore, più onesto e più vero, e togli ogni dubbio, per quanto possa essere concesso alle tue parole e facoltà, alle mie domande e preoccupazioni." Quindi restava in silenzio, aspettando vigile un'altra risposta da me che avrebbe scomposto e ricomposto secondo la sua forma migliore di giudizio.
"Va bene," scuotevo la testa, anche se al telefono non si poteva vedere. "Ti voglio bene! Va bene?"
"No, non va bene!" reagiva, tra sé, apprezzando però quel bene e la sua dimostrazione. "E' il tono che dà senso alle cose! Anche al bene!"
Sapevo che aveva ragione, e voleva dimostrarmelo. Le rispondevo di sì, per negarle ragione e spiegazioni.
Ovviamente continuava e imponeva il suo ordine logico, che io, figlio suo, a volte lasciavo correre e altre volte attaccavo per la confidenza dei discorsi. "Va bene, mamma! Va bene, così! Ti prego, non esasperare la nostra distanza!" 
Era il mondo che ci divideva, noi lo sapevamo. E mia madre non perdeva occasione di ricordarmi di risparmiare le lacrime per il giorno in cui non avrei potuto dirle più niente. Sorrideva, stranamente, quando voleva mettermi in difficoltà. Intimamente la difficoltà era sua, con tutte le paure di sempre che tratteneva.
Quel tempo di piangere è arrivato all'improvviso. E' arrivato un giorno di ottobre. Silenzio e pianto non si risparmiano quando il cuore è in subbuglio. Non è una regola. E' un sentimento. Accade negli animi addolorati. Non tutti gli animi si addolorano.
Mia madre tornava sempre con un gran sospiro a casa, dopo aver fatto visita a qualcuno che aveva avuto un lutto in famiglia. Sospirava e lo sguardo si segnava di una ferita e di uno smarrimento.
A novembre sospirava per i suoi parenti morti. E pregava con un sorriso di dolcezza, gli occhi aperti di benevolenza. Il cimitero del paese è posto sopra un promontorio, e a novembre tira sempre un forte vento. Mia madre si avvolgeva nel suo scialle, e correva giù per la discesa di sassi e cardi. Mi tirava per la mano, quando andavo da piccolo con lei. Sembrava che volesse farmi conoscere i nonni che non avevo conosciuto bene. Mi stringeva forte in un abbraccio e sospirava, piangendo e sorridendo, come per un inizio e un addio.
Il due novembre girano tante macchine sempre intorno a quel cimitero posto sul promontorio. Ed il vento è ancora forte. 
Vorrei essere tanto insieme a lei. Vorrei prenderle la mano, farmi trascinare, sussurrare preghiere e piangere.
"Non piangere," mi diceva, quando si fermava davanti alla lapide dei nonni. "Non piangere".
"Sì, sì," sospiravo, senza capire allora. "Non piango" dicevo, tra me e me, soffiando nel petto di bambino.
Non piango madre mia. Non piango. Anche se non è sempre così facile sopravvivere al dolore. 
Il vento soffia ancora sopra il promontorio. 
Ci sono gli occhi addolorati di una madre che sorridono. Mancano gli occhi del figlio, che trattiene l'affanno in un mondo che non è più né lontano né vicino da te. E' un mondo senza pianti e senza sospiri, perché non riesce ad esprimerli.
Aspettami madre, verrò da te. Fuggendo da questo mondo di cartone e di plastica. Aspettami, madre. Scusa se non ho sempre tempo. Guardami ancora, come sempre. Sì, ti stringo la mano. Tu stringimi a te, e non smettere di guardarmi.

mercoledì 5 novembre 2014

Preghiera di Novembre

Eccoli chiedere di  far cambio con le loro sciagure.
Facce sfigurate, occhi pieni di veleno, senza pace: ti cercano per  dirti che sono buoni: “Non è come sembra. E’ un malessere passeggero. Mi dici qualcosa?”
“No, non ti dico più niente! Anche le parole sono un furto per uno che chiede.”
“Ma che cosa dici? Come ti permetti?” si agita, dando sfogo ai pensieri peggiori, mai trattenuti completamente: neanche nei momenti di stima. La stima serve per mettersi a ballare insieme. 
“Ma mi lasci in pace!? Te ne vai a fanculo!?” segue la reazione non voluta, ma la più opportuna.
L’animo è ferito dalla violenza, perché la finta gentilezza è un reato perseguito dalla legge. La gentilezza è in un cuore senza peccato.
Il peccato è all’origine, al di là delle manifestazioni.
“Sii più semplice ed esplicito!” storce la bocca la cattiveria, che non sa di essere allo scoperto, dopo le tante occasioni ricevute per non sbagliare. L’ultima volta è stata deplorevole: ha pianto, senza saperlo fare.
“Come può versar lacrime chi non ama gli altri? Piange per sé! E’ l’unico male che l’affligge.”
Il male è sempre alla ricerca di bene.
Anche il bene ricerca il bene.
Il male è sempre fuori dalle corse dei peccatori verso la redenzione. Il male cerca di confondersi tra la folla. A volte riesce bene nel travestimento. Poi però si manifesta nelle azioni terribili, nel tremore delle sue mani che faticano a dare un po’ di pane, nella bocca che non respira se un amore è pieno di beltà. L’amore è perverso quando chiede di essere errore. Quando è monotonia è bontà!
Soffia di nascosto la rabbia la cattiveria, che si accorge di non avere chances: quando l’amore l’ha battuta.
“Non ridete, facendo la parodia del potere! Siete  insulto all’umanità anche quando parlate di bene! Il vostro bene è cercare di stare al posto di chi gode da solo di un privilegio!”
Il bene si dimostra, e si realizza quando è povertà: piacere più che condizione primigenia della vita.
“San Francesco mi guidi! I martiri di ogni guerra siano compagni di viaggio verso la povertà e l’umiliazione!”
L’umiliazione è perversione quando è richiamo. E’ una forma di mascheramento della cattiveria, che avvicina a sé il gesto della bontà.
E’ bene allontanare ogni insulto! Siamo nati per vivere, soffrire o godere è indifferente se il risultato è la cura dell’anima. L’anima non vive di piaceri corporali. La carne è lussuriosa e brama piacere. La carne è propria di un uomo piccolo. L’anima è nei santi e nei martiri.
“Ridete! Ridete! Sono dimenticati uomini di potere come Temistocle e Cimone! Pericle è rimasto nel cuore degli studenti giudiziosi! Le lauree rendono ipocriti chi non è compassionevole verso i miseri! I Potenti non esistono se non scelgono. Se decidono per accontentare chi minaccia di lasciarli soli suscitano compassione come i miseri di cui si illudono di essere capi!”
E’ libero colui che vive lontano dai clamori di chi per errore è considerato potente! Potente si crede anche chi ha semplicemente un lavoro di sciacquino al servizio della dimenticanza! Psammetico sapete chi è? E Psammenito? Erodoto è rimasto nelle coscienze dei lettori! I potenti che ha descritto sono fastidio di una memoria che non regge!
Siamo ancora a novembre, anche se l’aria odora di cadaveri putrefatti .
La cattiveria teme per sé, sperando che non succeda nulla alla sua carne, alla sua ricchezza, alla sua casa, alla sua bramosia.
I miseri piangono e accolgono il dolore che trova compiutezza e pace  nelle suppliche e nelle preghiere.

sabato 1 novembre 2014

Il tempo, primo e secondo.

Dov'è finito quell'odore di case abitate da persone di carne e sentimenti? 
Dove sono quegli sguardi che non nascondevano l'esito del superamento della miseria individuale? Sguardi genuini che sapevano di festa e di gioia ma anche di speranze e di fallimenti accettati, di attese e novità sempre uguali, tinte di fumo e di nebbie. 
"Il tempo  passa sui resti di vite immobili."
A novembre faceva caldo nei giorni di semina. Solo la sera l'umidità si sentiva sulla testa e sotto i Loden che erano comparsi al crepuscolo e avevano infestato le vie del paese, senza dare il tempo a nessuno di comprendere l'inutilità di quelle forme colorate di grigio e di verde. Più tardi intervenne il più elegante azzurro, testimoniato dai ricordi dei sopravvissuti e dalle foto sigillate nei cassetti.
Lo spavento arrivò in primavera, per quell'inverno che cancellò le differenze tra generazioni diverse, in cui vecchi e giovani si trovarono insieme ad esibire quel lungo solco nella stoffa che partiva dalle spalle e terminava proprio in mezzo alle gambe, al di sotto delle ginocchia. 
In primavera, quell'inaccettabile conformismo venne rotto dai ragazzi che spaventati presero quelle spalline tese, quelle maniche chiuse da bottoni di lattice marrone e le lanciarono giù per le colline colorate di erba e di margherite. Uscirono di casa coi jeans rotti, strappati, collanine d'osso al collo e camicie di tela indiana riaccendendo le tensioni con i vecchi che non accettarono e non compresero quell'allontanamento e quella contrapposizione. Continuarono a esibire per molto tempo i loro cappotti di lana verde e grigia come forma di protesta contro la spavalderia e l'inganno dei loro figli. D'altra parte erano stati proprio i figli a convincere loro di rinunciare al vecchio pastrano di famiglia per passare a quei colori e quelle forme che li avrebbero resi più eleganti e moderni. 
Adesso li contestavano. Ma loro non erano abituati ai cambiamenti continui. Adesso l'eleganza era diventata una loro necessità. E certamente avrebbero combattuto perché non entrasse nel costume del paese la collana d'osso e la camicia di tela indiana. Un eccesso di quel genere non poteva passare impunito.
Dopo anni di dispute furono i vecchi a cedere a quell'altra novità dei figli mentre questi erano passati a un altro modo di mettersi in mostra. Avevano cominciato a girare coi pantaloni abbassati, le mutande ben in evidenza, le collane erano cresciute sul petto. Sulla bocca nessuna parola che avesse significato. Sputi. Sputi ovunque. Resti di persone che lasciavano tracce dei loro resti di umanità ovunque passassero.
I vecchi rinunciarono a questo punto a qualsiasi confronto, anche perché molti erano caduti, periti, negli anni. La lotta si era fatta impari. I figli avevano anche lasciato il paese. 
Ora vagano in luoghi sconosciuti perdendo pezzi di sé, dopo aver seppellito pezzi di memoria.
"Ma io mi realizzo come voglio!" vanno gridando una ragione che sembra li appaghi, anche se avvertono un disagio interiore come di infelicità. "Ma io mi realizzo come voglio!" continuano a morire nel vuoto che li conquista.
Un vecchio che non indossa uniformi di nessun tipo, che neanche dà significati a collane e pantaloni abbassati tende la mano a qualche ragazzo che lo avvicina. Entrambi nascondono da qualche parte paure che non permettono loro di sentirsi padre e figlio.
"Molti padri hanno sbagliato da allora", si ode come un mormorio. "Molti figli si realizzano come vogliono".
Le cose iniziano e finiscono. A volte finiscono prima di iniziare, quando si è appena accennato a un movimento in un senso. 
Le verità non sono mai assolute.  A volte sono immagini, altre volte sono dolore e silenzio quando non sono leggerezza e insidia. 
Si vive di incertezze che lasciano spazi di amarezza e inquietudine. Non sempre, però. 
Non sempre.
Pare che ci sia una festa da qualche parte. Non ci sono uniformi da indossare. Vince chi sa parlare. Non  c'è neanche un tema da sviluppare. Si parla di sé, se si vuole. Vince chi non fa ridere.
"Non sempre, però!".
Si può anche far ridere, si vince lo stesso. Bisogna esser veri, però. 

sabato 25 ottobre 2014

Wish you were here

Non si vincono premi in questo momento. Il parco giochi ha chiuso. Dovete uscire o pagare il conto.
Avete preso quando vi è stato dato senza discriminarvi, adesso si discrimina. Anzi, siete voi stessi che create le condizioni per farvi discriminare. 
Discriminare ha a che fare con il giudizio e con le differenze. Il giudizio è proprio l'esito della facoltà della ragione che discerne e separa, differisce, colloca nello spazio e nel tempo ombre e dolori. 
Cani e castagne sono l'anima del mondo. I cani sono sempre uguali a se stessi, le castagne sono divenire dal fiore e dalle stagioni, secondo le condizioni di caldo e di freddo.
Voi non fate né caldo e né freddo, non odorate di fiore  e neanche di rose. Non avete bellezza di sguardo di cani, né affetto e gentilezza di cuore di cane.
Siete nemici della ragione e le differenze le create normalmente nella vostra mente priva di immaginazione, dove tutto è separazione e distacco. 
L'amore è mistero che offusca la mente; e la carne si contorce dal dolore. Come vorrei che tu fossi qui: "Wish you were here". Mi sembra che suoni così, che canti così quel desiderio anglosassone di volere qualcuno con sè! 
E' un  desiderio che sale con la musica nel cuore e nell'anima, mentre intorno si fa sera, gelo e tempesta. "Wish you were here!" Piange la terra. "Wish you were here", non ce la faccio a stare senza di te. "Wish you were here" c'è una rabbia che mi tormenta e mi assale, mi uccide e mi lascia per terra. "Wish you were here" è la fine di un incubo, che non viene colta come liberazione ma come disperazione.
Non si può cambiare canzone quando il cuore è prigioniero dell'incubo. La Felicità neanche la sente come canzone chi ha voglia di morire per un amore che non c'è più. Bisogna lasciarsi trafiggere da Dalida, "C'est fini la comedie" o meglio ancora da un tempo lontano "Lontano lontano" del suo amore Luigi Tenco che non ha retto alla banalità del vivere così tanto per vivere.
" How I wish, how I wish you were here./ We're just two lost souls swimming in a fish bowl,/ year after year, / running over the same old ground. What have we found? /  The same old fears, / wish you were here.//.
Non è l'inglese che rende meno grave il desiderio di colei che chiede, consapevole della sconfitta , della negazione e dell'abbandono. 
"Wish you were here" è la consolazione di chi è già sconfitto. "Wish you were here" e la desolazione di chi è già vinto dalla solitudine e dalla frustrazione del rimpianto, che si fa rabbia, pianto e maledizione.
Vedere il cantante vecchio e coi capelli bianchi è l'immagine della fine di un'epoca di speranze e desideri.
Sul palco adesso è salito chi vuol cantare, senza sapere che cantare vuol dire: Oh, quanto vorrei che tu fossi qui con me. Quanto ti vorrei, amore mio. Quanto mi manchi amore di sempre, che avrei voluto con me sempre, a cui avrei voluto stare vicino sempre, per lasciarmi accarezzare teneramente, lasciarmi cullare dal ritmo del suo respiro, per il piacere definitivo di dormirgli sul petto. 
Poi sospira, e accetta malinconicamente quella lontananza, come un'amarezza, come una sconfitta.
Galli e amarene appartengono all'estate. I galli sono sempre uguali a se stessi, ma una volta regnavano sulle aie estive, tra i covoni di grano pronti per la trebbiatura, con il loro canto sonoro tra l'oro delle spighe e l'azzurro di sfondo del cielo pieno di promesse e sogni da realizzare, rinviando a domani le partenze.
"Wish you were here" è il dolore per quelle estati che non verranno più. I galli sono stati ingabbiati dentro "batterie" di capannoni gelidi, senza sole, illuminati solo da una luce artificiale tecnologicamente testata.
How I wish, how I wish you were here./ We're just two lost souls swimming in a fish bowl,/ year after year, / running over the same old ground. What have we found? /  The same old fears, / wish you were here//.
Non piangere, amore mio. Se parto lo faccio solo per il mio bene, è questo che so fare adesso che non ho più piacere che tu ti addormenti sul mio petto. E i miei sospiri non reggono lo sforzo del tuo respiro che si fa caldo e pesante. I don't wish you were here. Con tutto il resto della strofa resa negativa, con tutte le regole assurde di una lingua assurda di un paese assurdo che galleggia in mezzo all'Oceano, di fronte alla Francia. Di cui ci sarebbe da dire tanto, anche di quest'altro paese, adesso che si avvicinano le elezioni. Ma lasciamo perdere: Je ne voudrai pas etre rien que ce-lui que je suis. Con tutte le mie sconfitte e le mie paure che un giorno un angelo verrà a togliermi e mi conforterà con la sua luce di un sole che tornerà a brillare. E troverò un petto su cui potermi addormentare, mani da stringere, labbra da baciare, occhi pieni di bellezza e di gioia da contemplare. 

domenica 7 settembre 2014

I lupi

Una considerazione che atterrisce riguarda un aspetto delle persone che ci vivono intorno ogni giorno, in ogni luogo, appartenenti a ogni ceto. Tra loro hanno in comune un’ignoranza incolmabile, un’incapacità di essere del mondo parte di tutto. Vivono come singoli atomi di una galassia che ruota intorno a se stessi. Hanno un’umanità disposta alla disperante ricerca di soldi, scatenando rabbia, dolore, solitudini disperanti. I soldi sono il loro delirio: li bramano, li desiderano, li sognano. Se si cerca di immaginarli nelle loro intenzioni profonde si rimane raggelati di fronte allo spettacolo di un’intimità fatta di vuoto, di silenzi parossistici, di fremiti di follia, di volontà di imporsi su tutti, con la forza del denaro.
Anche con moglie e figli, che andrebbero tutelati da mostruosità provenienti dall’esterno, impongono la stessa follia, scatenando lotte suicide dell’uno contro tutti. Che famiglie possono creare essere-essenti tanto lontani dalla virtù ideale dell’uomo? Non vale neanche la pena di cercare che si ricordino virtù tanto rare nella loro bellezza, che appartengono a un altro mondo, per questo motivo ideali.
L’ideale va cercato nello Spirito  che anima tutte le cose. Ma attualmente, un’umanità tanto squallida ha fatto in modo che nelle cose del mondo non trovasse ragione lo Spirito di bellezza che testimonia la gloria dell’Uomo. A questo punto c’è chi si scaglia contro gli arabi, i musulmani, contro russi e ucraini, indistintamente. C’è chi aggredisce verbalmente, per ora, la laboriosità dei cinesi. Poi si spara su un ragazzo e lo si uccide. E anche qui c’è chi attacca perché non ha rispettato la legge.
Sono tutte sentenze contro la vita. Sono esperienze di vita di chi ha perso il bisogno dell’uomo di essere parte di un tutto riconoscibile, a cui ci si rivolge con rispetto nei momenti di necessità. Si chiamava preghiera questo rispetto nei popoli antichi, in tutti i popoli
La gente che vive per i soldi, non quel bene necessario alla sopravvivenza, è una minaccia sostanziale di questo mondo. Non c’è riparo per chi mira alle altezze di un essere virtuoso e felice. Virtù e felicità sono gradi dello stesso stato dell’anima. Speranze di un altro mondo, che è pienezza di sguardo.

Che infelicità procura la consapevolezza di vivere in mezzo ai lupi.

venerdì 25 luglio 2014

Le parole silenziose in un giorno di festa: ripensando ai martiri dell'umanità violentata da credenze personali

Nel deserto o sui monti l'effetto è lo stesso: l'isolamento. La spinta a questa ricerca è la lontananza, che equivale alla dimenticanza. La dimenticanza non è necessità di tutti. Un essere mostruoso non dimentica. Un perverso avrebbe bisogno di lontananza.
Chi ha subito il male vero non si vendica con altro male da far subire ad altri. Si vendica chi è vittima delle sue follie: il caso di quell'omicida giovane, folle ed esaltato di Oslo è stato eclatante.
Gelosia e perversione sono la stessa malattia: l'idea che si ha di sé; pretendendo che gli altri siano a loro disposizione, come piace a loro, come, quando e quanto piace a loro.
Questo mondo fa pena e spavento perché è affollato di chi ha bisogno di considerazione. E' una pretesa che crea tensione, quando non crea rabbia e violenza.
Come si fa a spegnere facebook? Si può sapere?
Bisogna prendere le distanze dai violenti. I violenti sono "cose" travestite da persone, che come tutte le cose tremano di fronte all'umanità reale; mentre si esaltano "condividendo" pagine di cose inutili.
I violenti sono in gruppo; infatti la violenza di gruppo è "rivoluzione", una volta, adesso è appena "perversione".
I violenti sono ignoranti, eccezionalmente, per reazione; mentre i colti sono violenti per presunzione.
La cultura oggi non esiste, appena si riesce a dire qualcosa di scontato senza rischiare di essere frainteso. La cultura di oggi è il piacere dell'insulto e dell'offesa che sfocia in delirio: il caso di Oslo è eclatante. Chi crede che gli zingari siano pericolosi, per me, è violentissimo, anche se ha studiato molto nella sua vita. Inutilmente, viste le conclusioni del suo pensiero. Chi crede che i comunisti esistano ancora è violentissimo, per me, anche se ha appena la seconda media. Chi violenta sua moglie è violento, per me, anche se è dirigente delle Poste. Le Poste non c'entrano con la violenza, sono gli uomini che abusano di potere. Andrebbero smascherate le violenze coniugali prima che portino al martirio di innocenti. Chi si assolve in ogni caso è violento, per me, anche se non dice la verità.
Violento non è chi confessa le sue colpe: lo è stato, prima di sentirsi stringere da rimorsi terrificanti.
C'è chi abusa di un piccolo potere con il piacere perverso di far male al prossimo: è uccidere anche questo! Ho visto controllori di aziende di trasporto urbano sorridere mentre facevano la multa a ragazzini in lacrime che, pur avendo il biglietto, non erano riusciti a timbrarlo per il troppo affollamento. Ho visto vigili nascosti per assalire alle spalle macchine lasciate per un attimo in sosta davanti a un ospedale o una farmacia. Ho visto maestri rispondere con dei versi simili ad armenti oziosi a ragazzini che li salutavano con gentilezza ed emozione. Ho visto pregare bambini sotto lo sguardo perverso di qualcuno in ombra. Ho visto donne mettere in croce amanti più giovani. Ho visto amanti giovani ossessionare mogli che hanno ceduto per errore e debolezza a seduzioni che hanno ripudiato appena in tempo per non eccedere nella colpa.
"Ci sono solo due specie di uomini," ricordo la riflessione di Blaise Pascal, "gli uni giusti che si credono peccatori; e gli altri peccatori che si credono giusti".
Le troppe parole condivise fanno male per chi non conosce la distanza e il silenzio. Inutile è anche il ricordo della bellezza se la violenza domina. La legge di Dio e la legge degli uomini, così come la condanna della coscienza è la condanna di sé.
Le colpe del prossimo non assolvono i violenti.